28 febbraio 2017 | 8:43

Il tetto ai compensi della Rai è un tema populista e azzannare l’azienda porta voti e attrae il pubblico dei ‘like’. La presidente Monica Maggioni in un lettera al Corriere: alla Bbc non si sognano di limitare le retribuzioni degli artisti

“Caro Direttore, il dibattito sulla Rai e sul tetto ai compensi degli artisti mi sembra inserirsi perfettamente nell’epoca della post verità. È stato detto di tutto e c’è stato persino qualche ardimentoso che si è spinto a sostenere che il cda ha “scelto” di applicare il suddetto tetto”. Comincia così la lettere che la presidente Rai Monica Maggioni ha scritto al Corriere della Sera, esprimendo il suo punto di vista sulla questione dei tetti ai compensi per le collaborazioni artistiche deliberato la scorsa settimana dal Cda.“La realtà è che invece in tutti questi mesi il Cda ha detto che una applicazione lineare di un tetto, imposto per legge – prosegue -, avrebbe comportato un indubbio danno all’azienda escludendola da qualsiasi dinamica di mercato, intaccandone la centralità rispetto al sistema dei media e proiettandola verso la marginalità”.

“Stiamo assistendo a un dibattito che sconta una evidente deriva populista che rischia di minare il valore del Servizio pubblico – sottolinea la presidente della Rai -. Quando si deve criticare la Rai ci si rifa’ spesso alla Bbc. Ebbene, nel Regno Unito non si e’ mai nemmeno ipotizzato di stabilire un tetto agli stipendi dei talenti artistici”.

Monica Maggioni, presidente Rai (Foto: Olycom)

La presidente della Rai Monica Maggioni ribadisce che “siamo alle battute finali nel percorso verso la Convenzione che portera’ in seguito alla ridiscussione del contratto di servizio”. “Come ci vogliamo arrivare? Sulla scorta delle battute da bar su “quelli che straguadagnano” – si domanda la presidente – e finalmente vengono puniti, o facendo uno sforzo costruttivo per preservare un valore del Paese?”.

“Il facile messaggio ‘li abbiamo puniti’ forse porta qualche manciata di voti (ed e’ tutto da dimostrare), ma lascia solo macerie – osserva -. Piu’ difficile ma sensato e’ invece stabilire le regole del gioco di un Servizio pubblico che non sprechi risorse ma possa stare sul mercato. Eppure la politica migliore deve riprendersi in mano una dimensione progettuale, anche sulla Rai”.