28 febbraio 2017 | 18:30

La presa di posizione della presidente Rai, Maggioni, contro il tetto ai compensi scatena una serie di polemiche. Airola (M5s): si dimetta. Gasparri (Fi): cancelliamo la legge. Lupi (Ap): senza risorse nessuna media company

Se Monica Maggioni “crede di non poter lavorare in un’azienda dove c’è un tetto agli stipendi di 240mila euro si dimetta, nessuno sentirà la sua mancanza, a parte i vari Lotti, Renzi, Romani e Gasparri che hanno deciso di darle quella poltrona”. Così il capogruppo M5S in Commissione di Vigilanza Alberto Airola ha commentato la lettera della presidente Rai pubblicata oggi dal ‘Corriere della Sera’.

”Le parole della presidente della Rai Monica Maggioni dimostrano che non è all’altezza del ruolo che le hanno affidato Pd e Forza Italia, ovvero quello di presiedere l’azienda del servizio pubblico radiotelevisivo”, secondo Alberto Airola. ”Compito del presidente Rai”, infatti, prosegue il capogruppo M5S in Vigilanza, “non è quello di fare le leggi ma di far funzionare l’azienda, senza fantasticare tesi politiche o propagandistiche”.

Alberto Airola (foto Olycom)

Porre un “tetto agli stipendi”, precisa Airola, “è un’opportunità che ha il servizio pubblico” e “va presa come tale. Le retorica politicante di Monica Maggioni fra populismo e post-verità è sinceramente imbarazzante. Evidentemente la presidente ha l’obiettivo di gettarsi nell’agone politico una volta concluso il suo percorso in Rai”, conclude il senatore M5S.

“Se vogliamo aprire una discussione”, dichiara invece Maurizio Gasparri, “allora parliamo di tutto partendo dall’inizio. Primo, c’è una legge che dà tutti i poteri al Dg e che va cancellata perché, stando a numerose sentenze della Corte, è incostituzionale: l’editore di riferimento del servizio pubblico è il Parlamento che deve avere un ruolo preponderante rispetto al governo. Secondo, va garantito il pluralismo che oggi non c’è”. In Rai, infatti, secondo Gasparri, “vige un pensiero unico ‘Pd-Renzi’. Terzo: no alle bugie senza filtri critici. Se parliamo di tutto questo, allora ha senso parlare anche dei compensi agli artisti. Mica si può parlare del cappello, se uno non ha pantaloni e camicia!”.

Maurizio Gasparri (foto Olycom)

Secondo Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Area Popolare, e membro della Commissione di Vigilanza Rai, la presidente Monica Maggioni “con la sua lettera al Corriere della Sera pone un problema reale: sulla televisione pubblica vogliamo continuare a eccitare facile indignazione moralistica o vogliamo porci il problema, molto più serio, del futuro di un’azienda che è la più grande istituzione culturale del Paese? Noi italiani siamo abilissimi nel dividerci in tifoserie opposte – difendi la Rai o la attacchi? – evitando così di affrontare il cuore della questione”.

“Se ha senso, e per me lo ha”, continua Lupi, “che esista in Italia un servizio pubblico che agisca da media company allora è giusto dotarlo delle risorse umane ed economiche che gli permettano di svolgere questo ruolo con dignità e con possibilità di successo”.

“La lettera di Monica Maggioni”, conclude Lupi, ”ci aiuta a rifocalizzare il punto centrale della vicenda Rai: abbiamo un progetto sulla sua funzione per il Paese? All’interno di questo progetto vanno ricondotti e giudicati i palinsesti, la qualità dell’informazione, le spese e anche i compensi degli artisti. Il resto è astratto moralismo che avrà una sola conseguenza: depauperare economicamente e culturalmente la Rai e, conseguentemente, gli italiani”.

Maurizio Lupi (foto Olycom)