01 marzo 2017 | 18:33

Il tetto agli stipendi per gli artisti in Rai è improprio, ma tocca ai vertici aziendali intervenire, dice il sottosegretario Giacomelli al ‘Corriere’. Per frenare populismi tutti facciano la loro parte

“Ritengo sia improprio, oltre che concettualmente sbagliato, estendere alle collaborazioni artistiche la portata della norma che introduce il tetto alle retribuzioni. Su questo punto, tuttavia, capisco che non è sufficiente la mia personale opinione. Credo sia giusto approfondire giuridicamente e, se necessario, sollecitare una norma più chiara da parte del Parlamento”. A sostenerlo il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, che, con una lettera indirizzata al direttore Luciano Fontana, risponde alle riflessioni, riportate ieri sullo stesso quotidiano, della presidente Rai Monica Maggioni, focalizzandosi sul tanto dibattuto tema del tetto agli stipendi per le collaborazioni artistiche nel servizio pubblico.

Chiedendosi se realmente la Rai non abbia mai in qualche modo contribuito a incentivare la deriva populista di cui è vittima parlando di stipendi, Giacomelli mette l’accento sul “voto insolitamente bipartisan del Parlamento su quella norma”. “Durante il dibattito sulla riforma della governance”, ricorda ancora Giacomelli, “il governo e la maggioranza hanno più volte respinto emendamenti di quel tipo. Non lo abbiamo fatto per mantenere lo status quo”, spiega, “ma esplicitando chiaramente il convincimento che toccasse prima di tutto ai vertici aziendali, con i poteri conferiti dalla legge, intervenire in modo organico per razionalizzare e dare sobrietà ad un sistema di retribuzioni e compensi non più sostenibile”.

Antonello Giacomelli (foto Olycom)

“Lo abbiamo fatto ribadendo la tesi che nella gestione Rai dovesse affermarsi una logica aziendale ed industriale, senza impropri o parziali interventi della politica negli elementi di gestione”. “Ho l’impressione e probabilmente l’ha avuta il Parlamento, che siano andate perdute in questo senso molte occasioni”, dice il sottosegretario citando come esempi l’assenza di “un piano organico sulle retribuzioni” che accompagnasse la pubblicazione dei compensi, imposta dalla riforma Rai, “l’assenza di risposta da parte della Rai rispetto alle irregolarità o illegittimità segnalate da Anac nei percorsi di nomina di 21 dirigenti dell’azienda” e ancora “l’attesa di un piano editoriale innovativo”.

“La legge attribuisce chiaramente ai diversi soggetti poteri e responsabilità. Il governo ha fatto e farà la sua parte”, conclude Giacomelli, anticipando che tra pochi giorni il ministro Calenda presenterà in Consiglio dei ministri la proposta per la nuova convenzione con la Rai per la concessione del servizio pubblico. “Ma se si vuole che non prevalgano irrazionalità e populismo occorre che tutti, ciascuno nel proprio ambito, facciano la parte di lavoro che compete loro”.