01 marzo 2017 | 18:15

Polemiche sulla scelta del Governo di assegnare i contratti alle agenzie di stampa con un bando europeo. Brunetta (Fi): competizione impari. La replica Pd: ignoranza strumentale. Santanchè, Nappi e Idv lanciano l’allarme: concorrenza sleale, settore a rischio

“Annunciando un bando di gara europeo per i contratti di servizio con le agenzie di stampa, il Dipartimento Editoria della Presidenza del Consiglio sta agendo con eccessiva leggerezza, non rendendosi conto dei possibili contraccolpi che queste decisioni potrebbero avere nel panorama dell’informazione italiana”. Intervistato da QN, Renato Brunetta è tornato ad affrontare – come già fatto nei giorni scorsi – a commentare le scelte del Governo sulle agenzie di stampa. 

“In altri Paesi, Francia e Spagna su tutti, le agenzie di stampa ricevono contributi governativi di centinaia di milioni di euro. Si tratterebbe di una competizione ad armi impari” evidenzia il presidente dei deputati di Forza Italia, ricordando come le agenzie di stampa italiane siano “tutte aziende private”, e come si misurino “quotidianamente con il mercato”. “Se fossi al governo punterei a salvaguardare le specificità e le professionalità che ci sono in Italia”, ribadisce auspicando che il ministro Lotti e il presidente del Consiglio Gentiloni rivedano la proposta. “Anche perché non c’è alcuna legge che imponga al governo un bando di gara europeo per l’assegnazione dei contratti di servizio con le agenzie di stampa. Pure l’Anac, nel luglio scorso, ha evidenziato in un parere la non obbligatorietà di una procedura di questo tipo per la particolarità del settore del quale stiamo parlando”. “Quella che verrà presa è una decisione tutta politica. Credo che altri Paesi europei si guarderebbero bene dall’aprire la loro platea informativa delle istituzioni politiche a soggetti stranieri. Un po’ di sano sovranismo, in settori così delicati non fa male, anzi”.

Nella foto grande Luca Lotti, ministro dello sport con delega all’editoria. A destra, dall’alto verso il basso: Renato Brunetta, Daniela Santanchè, Severino Nappi, Stefano Esposito e Alessia Morani

A replicare alle dichiarazioni di Renato Brunetta, Alessia Morani, vice-presidente del gruppo Pd alla Camera che, riprendendo quanto affermato anche da altri esponenti del partito come Maria Coscia o Roberto Cociancich, ha definito le sue dichiarazioni “una sorta di sagra dell’ignoranza strumentale”. “E’ sorprendente come Brunetta non sappia, o faccia finta di non sapere, che quella sul bando europeo non sia una scelta discrezionale”, spiega Morani, specificando che “superata una certa soglia il bando diventa obbligatorio dal momento che, come evidenziato anche dall’Anac, non siamo di fronte a un prodotto che ha il carattere dell’esclusività”. A stabilirlo, ricorda la deputata, il nuovo codice dei contratti pubblici, in attuazione delle normative europee, entrato in vigore nell’aprile 2016. Concetti ribaditi anche dal compagno di schieramento Stefano Esposito, che in una nota spiega: “il nuovo codice dei contratti pubblici, in attuazione delle direttive europee, stabilisce che e’ obbligatorio fare una gara per appalti al di sopra di una certo importo. Questo e’ il caso che riguarda le agenzie di stampa. Tra l’altro sul tema si e’ gia’ espressa l’Anac che ha spiegato come, non essendo di fronte a un prodotto che ha il carattere dell’esclusivita’, il bando e’ obbligatorio”.

Il deputato di Forza Italia però non è stato il solo politico ad essere intervenuto nel dibattito, dopo le prime discussioni di inizio settimana. “Il bando europeo indetto dal Dipartimento editoria della presidenza del Consiglio è obbligatorio per l’amministrazione pubblica ecco perché l’azione del governo deve avere come obiettivo, oltre che seguire le indicazioni di legge, preservare il lavoro di tanti professionisti che garantiscono al nostro Paese un’informazione quotidiana e approfondita a partire dai fondi destinati alle agenzie di stampa. Proteggere lavoro e professionalità migliora l’Italia”, dice l’esponente di Ncd Gianni Sammarco.

Più critica invece la posizione di Daniela Santanché che definisce il bando “fuori sincrono”, perchè “apre il mercato ad una concorrenza sleale con le grandi agenzie estere che percepiscono contributi pubblici”, mettendo a rischio “oltre 2300 posti di lavoro”, senza garantire “il livello professionale odierno”. Secondo Santanchè, le scelte politiche “rischiano di mettere in ginocchio il settore della nostra informazione. Il rispetto delle regole è sacrosanto ma va fatto responsabilmente e questo governo ha dimostrato davvero poca attenzione e mi auguro che possa tornare sui suoi passi”. Di “un’iniziativa pericolosa che sacrifica sull’altare della liberalizzazione sfrenata, e in questo caso dannosa, un intero settore e un’eccellenza del nostro Paese che andrebbe difesa con le unghie e con i denti”, parla invece Severino Nappi di FI.

“Sul bando per i contratti di servizio con le agenzie di stampa la presidenza del Consiglio rischia in un colpo solo di minare il pluralismo informativo, esporre le testate italiane alla concorrenza impari di aziende straniere che operano in regime di massiccio finanziamento, mettere a repentaglio il lavoro di tanti giornalisti di cui chi vive nelle istituzioni ben conosce la professionalità”, dice invece il senatore Gaetano Quagliariello, presidente di ‘Idea’. “Evocare le procedure europee in un settore costituzionalmente nevralgico e sensibile come quello dell’informazione, che dunque ben consente l’adozione di soluzioni di altro tipo rispetto a quella prospettata, significa ancora una volta usare l’Europa come foglia di fico dietro la quale coprire operazioni di mero potere interno”.

Di una scelta in contrasto “con la legge 449/97 e successive”, parlano invece i senatori Idv Alessandra Bencini, Francesco Molinari e Maurizio Romani che, segnala Ansa, hanno predisposto un’interrogazione al Governo sul tema. Secondo i senatori Idv la decisione di indire un bando di gara non “tiene conto della mancanza di reciprocità che si verificherebbe negli altri paesi europei dove l’attività di informazione e rilancio della comunicazione istituzionale e governativa è affidata alle Agenzie di Stampa Nazionali (France Press, EFE, Reuter, Associated Press) a tutela degli interessi strategici degli Stati e dei Governi” e definiscono ”gravi le ricadute occupazionali”. “Chiediamo dunque al Governo di escludere in via definitiva i contratti di servizio con le agenzie di stampa dai criteri di procedure di gare internazionali senza diritto di reciprocità per la salvaguardia degli interessi nazionali e la difesa dell’occupazione e della professionalità dei lavoratori giornalisti e poligrafici, della democraticità e del pluralismo dell’informazione sancito dalla Costituzione Italiana e ribadito dal potere legislativo e giudiziario; di verificare se non sia dannoso per il nostro Paese indire una gara europea che potrebbe consegnare a concorrenti internazionali (non comparabili agli attori dell’informazione primaria nazionale per dimensioni societarie e organizzative) la fetta più grande del finanziamento pubblico nel settore strategico dell’informazione primaria, la cui sicurezza dovrebbe essere difesa negli interessi del Paese; di conoscere quali azioni intenda mettere in atto per garantire la sopravvivenza del comparto delle agenzie di stampa nazionali, tutelando in primo luogo i diritti dei lavoratori coinvolti”.