03 marzo 2017 | 8:50

Snapchat debutta a Wall Street col botto. Vale oltre 30 miliardi di dollari anche se finora non ha prodotto nessun utile

È un debutto stellare quello di Snapchat a Wall Street. Ieri, nel primo giorno di contrattazioni alla borsa di New York, le azioni di Snap, la casa madre del popolare social network, hanno esordito a 24 dollari, contro i 17 dollari del prezzo di collocamento del titolo, per poi spiccare un balzo del 45%. In quello che è stato l’esordio in borsa più ricco dai tempi di Alibaba, il portale di e-commerce cinese fondato da Jack Ma, Snap ha venduto 200 milioni di azioni rastrellando 3,4 miliardi di dollari. Solo questi numeri danno a Snap un valore di mercato iniziale di 19,7 miliardi di dollari (che salgono a 24 considerando tutti i diritti di opzione e conversione), superiore ai 17,8 miliardi di dollari stimati dagli analisti nei giorni precedenti l’offerta. Per calcolare la capitalizzazione totale della compagnia, bisognerà attendere i dati sulla vendita delle cosiddette “green shoe”, ovvero azioni aggiuntive messe in vendita nel giorno del collocamento. Snap ne ha offerte 30 milioni agli investitori.

Nella foto il logo di SnapChat e i due fondatori della compagnia Evan Spiegel e Bobby Murphy

I dubbi sul futuro: ancora nessun bilancio in utile
L’entusiasmo del mercato per la nuova stella della Silicon Valley non è condiviso da tutti gli osservatori. Chi investe in Snapchat scommette sulla futura espansione di una società che, come Twitter, non ha mai chiuso un trimestre in utile in sei anni di esistenza, sebbene nel 2015 sia riuscita a generare ricavi. I numeri, nondimeno, sono impressionanti: 158 milioni di utenti giornalieri e 2,5 miliardi di ‘snap’, i messaggi che si autocancellano responsabili dell’enorme successo dell’app tra i giovanissimi, inviati ogni giorno. E la tendenza delle entrate pubblicitarie appare al rialzo: Snap ha chiuso il 2016 con un giro d’affari di 404,5 milioni di dollari. Nondimeno, i costi di gestione del social network restano superiori alle entrate e i bilanci rimangono in perdita. Il futuro di Snapchat non sarà, però, necessariamente social. Snap si definisce prima di tutto una “camera company” e i buoni risultati degli occhiali smart “Spectacles” potrebbe essere un primo piede in quella che potrebbe essere la prossima grande rivoluzione tech: la realtà virtuale e aumentata.

Sul collo di Spiegel il fiato di Zuckerberg
La stessa compagnia si mantiene cauta. Nei documenti depositati presso la Sec, la Consob americana, per il collocamento in borsa, Snap prevede un “aumento della concorrenza”, in particolare a causa di Facebook che, non essendo riuscita ad acquistare la compagnia, sta cercando di copiarne i servizi più amati, dai filtri fotografici alle ‘Stories’, un servizio che consente a chiunque di girare video su eventi in corso e che è stato prontamente plagiato da Instagram, controllata di Menlo Park, con le sue ‘Instagram Stories’. A far disamorare gli investitori rischia però di essere il ferreo controllo che i due fondatori del gruppo, Evan Spiegel e Bobby Murphy, intendono mantenere sulla compagnia. Con una mossa forse senza precedenti, le azioni comuni di classe A offerte durante il collocamento, non consentono diritto di voto, lasciando a Spiegel e Murphy il controllo dell’88% dei diritti di voto nella compagnia. (Agi)