New media, Pubblicità, Televisione

03 marzo 2017 | 16:11

La tv al centro della dieta mediatica dei millennials americani, ma cresce il peso dei device connessi utilizzati. Nielsen: rispetto agli over 35 prestano meno attenzione agli spot, ma non li ritengono fastidiosi (INFOGRAFICHE)

I millennials in America ormai rappresentano il gruppo demografico più folto. E proporzionalmente, andando di pari passo con la loro crescita numerica, è aumentata anche l’attenzione riservata da parte del mercato pubblicitario ai loro interessi e al comportamento adottato verso i media e il modo digitale. A cercare di tracciare un profilo, sintetizzando alcuni elementi tipici dell’atteggiamento dei giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni, ci ha provato Nielsen.

Stando all’analisi, la tv continua a rappresentare la fonte principale di riferimento per il consumo di video, ma parallelamente si assiste alla crescente importanza attribuita agli altri device connessi. A cominciare dalle stesse smart tv, alle quali i millennials dedicano circa il 23% del tempo impiegato per la fruizione di filmati, contro il risicato 6% degli over 35. E sempre rispetto agli over 35, più basso del 27% è il tempo speso davanti al piccolo schermo – che comunque corrisponde al 66% del totale.

Altro atteggiamento che distingue poi i giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni è la tendenza più bassa rispetto ad altre fasce d’età a cambiare canale quando c’è la pubblicità. Meno del 2% degli intervistati tra i millennials fa zapping per ingannare l’attesa, contro il 5,5% di chi ha tra i 35 e i 54 anni e l’8% degli over 55.
Tuttavia, vista l’abitudine ad utilizzare in contemporanea altri device – primo tra tutti lo smartphone, l’attenzione dei millennials e la loro tendenza a ricordare gli spot visti in tv risulta più bassa, attestandosi al 38%, rispetto al 48% registrato in altre fasce d’età.

In ogni caso il dato non è da interpretare come un mancato apprezzamento verso gli spot pubblicitari. Il 79% infatti dichiara di capire la necessità dei brand di utilizzarli per comunicare prodotti e servizi e per molti di loro (il 46%) non sono fastidiosi, soprattutto se il contenuto che stanno guardando è free.