06 marzo 2017 | 12:15

Ecco cosa c’entrano ‘La Verità’, ‘l’Unità’ e l’intervista di Marco Travaglio ad Alfredo Romeo sul ‘Fatto Quotidiano’ con le indagini sull’inchiesta Consip. Gentiloni a Domenica In: fare chiarezza nel più breve tempo possibile

Anche i nomi dei quotidiani ‘l’Unità’ e ‘La Verità’ nella bufera mediatica sull’inchiesta Consip. Mentre torna d’attualità l’intervista che nel 2015 fece Marco Travaglio sul ‘Fatto Quotidiano’ ad Alfredo Romeo, l’imprenditore al centro di un’inchiesta della Procura di Napoli a partire dalla quale è nata l’indagine sugli appalti Consip.

Come riporta il ‘Corriere della Sera’, Romeo – per il quale è stata disposta la custodia in carcere e che oggi di fronte al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Roma si è avvalso della facoltà di non rispondere – ha finanziato ‘La Verità’, il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro con i soldi dati a Magna Carta, la fondazione presieduta dal senatore Gaetano Quaqliariello.

Maurizio Belpietro (foto Olycom)

Come spiega, Quagliariello, raggiunto, telefonicamente dal ‘Corriere’, si tratta di una contribuzione che risale al 2016: “finanziamenti destinati a un progetto editoriale, che sono andati al quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, ‘La Verità’”. Un contributo regolarmente tracciato, aggiunge, che “compare nel nostro bilancio. Ed è messo sul sito della nostra organizzazione, come tanti altri”.

Il nome de ‘l’Unità’, invece, compare in un altro articolo, questa volta pubblicato dal ‘Giornale’, che, citando come fonte l’informativa degli investigatori, fa riferimento ai presunti “traffici” di Romeo per “diventare socio” del quotidiano in crisi.

“Carlo Russo, imprenditore fiorentino amico di famiglia dei Renzi, intercettato dai carabinieri nel settembre 2016″, scrive il ‘Giornale’, “suggeriva” a Romeo “di salvare il giornale” per “ingraziarsi l’allora premier e avere un’occasione di contatto in più con il padre Tiziano, che in passato si è occupato anche di distribuzione ed editoria”.

Nel medesimo articolo viene ricordata l’intervista che Marco Travaglio fece a Romeo per il ‘Fatto Quotidiano’ sul processo di Napoli, secondo il ‘Giornale’, “per evitare beghe giudiziarie che avrebbero portato alla ciusura del suo giornale”, dopo i “diversi attacchi mediatici” a Romeo e la successiva “smentita delle informazioni in possesso del giornalista”.

Marco Travaglio (foto Olycom)

Marco Travaglio (foto Olycom)

‘Il Fatto’ precisa oggi sul numero in edicola: Romeo “si illudeva: dopo avergli dato doverosamente la parola per ricostruire correttamente il suo vecchio processo, il ‘Fatto’ non si occuò più di lui perchè non c’erano notizie fresche. Poi, il 23 dicembre scorso, fu proprio ‘Il Fatto’ a rivelare l’inchiesta Consip su Romeo”.

Rispondendo alle domande di Travaglio, in quella intervista Romeo affronta, tra le altre cose, anche il tema della “responsabilità grave” che a suo avviso “ricade su certa stampa, che per la fretta di informare subito e stupire, condanna precocemente, senz’attendere i tempi lenti della Giustizia, che invece è chiamata ad approfondire ogni elemento per accertare la verità. Così le persone (e le aziende) – prosegue Romeo – vengono massacrate a prescindere. Con l’aggravante che alla fine un’assoluzione non ‘vende copie’ quanto una gogna”.

“Che si faccia chiarezza da parte della magistratura” sull’inchiesta Consip è ciò che sta a cuore al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, che sulla vicenda è intervenuto ospite in tv da Pippo Baudo a Domenica In. “Il meccanismo Consip è servito al Paese in termini di riduzione di spese, serve a concentrare gli appalti per evitare che ogni singola amministrazione si faccia i suoi. Se in questa roba si inserisce la corruzione, come sembra dall’inchiesta, è molto grave e mi auguro che la magistratura lo chiarisca nel modo migliore possibile e più rapido possibile”.

 

Per il momento, i legali di Romeo si sono limitati a ribadire che “il nostro assistito afferma di non aver mai dato soldi a nessuno e di non avere mai incontrato Tiziano Renzi o gente legata all’entourage dell’ex presidente del Consiglio”.

“Mi farebbe piacere che mi lasciaste in pace”, ha chiesto invece il padre di Renzi ai cronisti: “vorrei non subire stalking come state facendo in questo momento”.

Nell’ambito dell’inchiesta Consip, ricorda l’Ansa in una scheda, sarebbero coinvolti anche, secondo i magistrati, l’allora sottosegretario alla presidenza del consiglio e attuale ministro dello Sport, Luca Lotti (con delega all’editoria), il comandante generale dell’Arma dei carabinieri Tullio Del Sette e il comandante dei carabinieri della Regione Toscana, generale Emanuele Saltalamacchia.