Il governo non deve valutare la bontà del progetto industriale nel caso di fusione tra Rai Way ed Ei Towers, dice il sottosegretario Giacomelli: resta la condizione del controllo pubblico. L’arrivo di Iliad? Contano gli investimenti e la tutela del mercato

“La bontà del progetto industriale non deve essere valutato dal Governo”. Il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Antonello Giacomelli, a margine di un convegno sul 5G, ha risposto così a chi gli chiedeva un giudizio sulle voci del nuovo tentativo di nozze tra Rai Way, la costola di Viale Mazzini che possiede l’infrastruttura di trasmissione, ed Ei-Towers, la societá delle torri controllata da Mediaset.

“Nel 2015 abbiamo messo un’unica condizione – che rimane – del controllo pubblico”, ha aggiunto Giacomelli. “Per il resto non tocca a noi dire se il progetto ha una sua utilità o un suo senso industriale, ma tocca ai soggetti protagonisti dell’operazione”. “La Rai”, ha ribadito, “ha una sua autonomia e deve valutare in termini industriali le sue priorità”.

Antonello Giacomelli (foto Olycom)

Sull’arrivo nel mercato mobile italiano della francese Iliad, la società di telecomunicazione fondata da Xavier Niel, che mira a raggiungere una quota di mercato di oltre il 10-15% del servizio mobile a tariffe scontate del 10% rispetto a quelle proposte, alla domanda se possa rappresentare una minaccia o una risorsa, Giacomelli ha detto: “andrebbe chiesto agli altri operatori protagonisti del mercato”. Ricordando quali fossero le priorità dell’Italia in occasione della fusione tra Wind e Hg3, il sottosegretario ha detto: “quando si è trattato di arrivare alle scelte in Europa per approvare la fusione abbiamo detto che le priorità dell’Italia erano legate al tema degli investimenti che i soggetti in campo devono garantire e a evitare di ripetere distorsioni del mercato che il progetto di fusione avrebbe potuto creare”. “Immagino che l’Unione europea abbia valutato in questa direzione”.

Tra i temi affrontati anche la cessione a Cdp della quota che il Tesoro detiene in Poste (pari a circa il 30%), da avviare in alternativa a una nuova tranche di privatizzazione. “E’ una delle ipotesi”, ha spiegato Giacomelli. “Io sono favorevole a ogni ipotesi che scongiuri un’ulteriore privatizzazione, quale sia non tocca a me dirlo”. Il sottosegretario, che nelle scorse settimane si era più volte dichiarato contrario alla ulteriore privatizzazione della società di spedizioni, ha poi aggiunto: “Sono sicuro che i colleghi del Mef sapranno trovare la strada migliore”.

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

Maurizio Carlotti lascia Atresmedia. Dopo quarant’anni di lavoro nel mondo audiovisivo ha deciso di godersi la vita

Maurizio Carlotti lascia Atresmedia. Dopo quarant’anni di lavoro nel mondo audiovisivo ha deciso di godersi la vita

La potente manager cinese Jie Sun (Ctrip) firma accordi con Aeroporti di Roma, Trenitalia e Musei Ferrari

La potente manager cinese Jie Sun (Ctrip) firma accordi con Aeroporti di Roma, Trenitalia e Musei Ferrari

Stati Generali Editoria, Crimi: obiettivo riforma strutturale importante e necessaria per un comparto cruciale

Stati Generali Editoria, Crimi: obiettivo riforma strutturale importante e necessaria per un comparto cruciale