09 marzo 2017 | 15:00

Il governo non deve valutare la bontà del progetto industriale nel caso di fusione tra Rai Way ed Ei Towers, dice il sottosegretario Giacomelli: resta la condizione del controllo pubblico. L’arrivo di Iliad? Contano gli investimenti e la tutela del mercato

“La bontà del progetto industriale non deve essere valutato dal Governo”. Il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Antonello Giacomelli, a margine di un convegno sul 5G, ha risposto così a chi gli chiedeva un giudizio sulle voci del nuovo tentativo di nozze tra Rai Way, la costola di Viale Mazzini che possiede l’infrastruttura di trasmissione, ed Ei-Towers, la societá delle torri controllata da Mediaset.

“Nel 2015 abbiamo messo un’unica condizione – che rimane – del controllo pubblico”, ha aggiunto Giacomelli. “Per il resto non tocca a noi dire se il progetto ha una sua utilità o un suo senso industriale, ma tocca ai soggetti protagonisti dell’operazione”. “La Rai”, ha ribadito, “ha una sua autonomia e deve valutare in termini industriali le sue priorità”.

Antonello Giacomelli (foto Olycom)

Sull’arrivo nel mercato mobile italiano della francese Iliad, la società di telecomunicazione fondata da Xavier Niel, che mira a raggiungere una quota di mercato di oltre il 10-15% del servizio mobile a tariffe scontate del 10% rispetto a quelle proposte, alla domanda se possa rappresentare una minaccia o una risorsa, Giacomelli ha detto: “andrebbe chiesto agli altri operatori protagonisti del mercato”. Ricordando quali fossero le priorità dell’Italia in occasione della fusione tra Wind e Hg3, il sottosegretario ha detto: “quando si è trattato di arrivare alle scelte in Europa per approvare la fusione abbiamo detto che le priorità dell’Italia erano legate al tema degli investimenti che i soggetti in campo devono garantire e a evitare di ripetere distorsioni del mercato che il progetto di fusione avrebbe potuto creare”. “Immagino che l’Unione europea abbia valutato in questa direzione”.

Tra i temi affrontati anche la cessione a Cdp della quota che il Tesoro detiene in Poste (pari a circa il 30%), da avviare in alternativa a una nuova tranche di privatizzazione. “E’ una delle ipotesi”, ha spiegato Giacomelli. “Io sono favorevole a ogni ipotesi che scongiuri un’ulteriore privatizzazione, quale sia non tocca a me dirlo”. Il sottosegretario, che nelle scorse settimane si era più volte dichiarato contrario alla ulteriore privatizzazione della società di spedizioni, ha poi aggiunto: “Sono sicuro che i colleghi del Mef sapranno trovare la strada migliore”.