09 marzo 2017 | 16:55

Un breve questionario per verificare che un articolo sia stato letto e capito. L’idea del sito norvegese NRK per gestire le conversazioni e i commenti sulle sue pagine

Nella notte tra domenica e lunedì, tra le 10 di sera e le 3 di mattina ognuno di noi può trasformarsi in un potenziale troll. A rivelarlo una ricerca delle due università americane Stanford e Cornell. Analizzando 16 milioni di commenti raccolti dal sito della Cnn, i due istituti – racconta il Wall Street Journal – hanno sottolineato come la tendenza a scrivere commenti molesti o con attacchi violenti dipenda innanzitutto dal nostro umore, e aumenti con il passate delle ore nel corso della giornata, raggiungendo i picchi più alti a inizio settimana. Per non parlare poi della reazione quando siamo a nostra volta attaccati. In quel caso, scrivono i ricercatori, chi è “trollato” ha più possibilità di trasformarsi a sua volta in un troll.

Nel web, social esclusi, gli spazi in cui maggiormente si corre il rischio di imbattersi in situazioni di questo tipo sono le aree che i siti di informazione dedicano ai commenti dei loro utenti. E infatti non è un caso che molti portali si stiano interrogando su come gestirli, con alcuni di questi che hanno optato per la soluzione più drastica, chiudendo le sezioni. Anche i giganti del web nelle ultime settimane sono scesi in campo per aiutare i siti a filtrare gli interventi dei lettori. Ma non sempre un algoritmo può riuscire a cogliere le sfumature del linguaggio.

Tra i vari tentativi, spicca la soluzione adottata dal sito NRKbeta, sezione del portale della televisione pubblica norvegese, che con la sua trovata è riuscita non solo a limitare i commenti spesso fuori luogo, ma anche a incanalarli in uno scambio di osservazioni equilibrato e – dicono dal sito – anche costruttivo. Come? Permettendo agli utenti di commentare, ma solo dopo aver risposto correttamente a una serie di domande.

Il test, pochi quesiti che cambiano di volta in volta, serve a dimostrare che l’utente che si accinge a esprimere la sua opinione abbia realmente letto integralmente l’articolo e soprattutto ne abbia compreso il contenuto. L’idea dalla quale si parte è che solo chi sa davvero di cosa si sta parlando possa esprimere il suo pensiero a riguardo e magari, dovendo pensarci qualche minuto in più, possa anche riflettete sui toni dell’intervento.

“Cerchiamo di stabilire una base comune per il dibattito”, ha spiegato l’editor Marius Arnesen a NiemanLab. “Se discuti qualcosa, è importante sapere cosa c’è e cosa non c’è nell’articolo”. “Altrimenti la gente inveisce solo”.

Per ora limitata solo ad alcuni pezzi, l’iniziativa coinvolge direttamente i giornalisti che scrivono anche le domande per i lettori. Ma in caso di esito positivo, non è da escludere che il form venga allargato ad altre sezioni del sito.