10 marzo 2017 | 10:51

Contro le fake news non servono tribunali della verità o leggi parziali, ma giornalisti che guardino ai fatti e verifichino le notizie. Alle istituzioni il compito di creare un agone di gioco corretto, anche per i player globali. Il convegno Fnsi sul futuro dei media

Nel combattere contro le fake news “il sistema dell’informazione deve fare un passo avanti per entrare nella dimensione digitale e confrontarsi con la vita della gente”. Lo ha detto Antonello Soro, presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, in chiusura del convegno ‘C’è un passato nel nostro futuro? Informazione fra Libertà/Regole/Post verità e Menzogne‘, organizzato a Roma dall’Associazione Osservatorio TuttiMedia, e dalla rivista ‘Media Duemila’, in collaborazione con la Fnsi.

Presenti anche il presidente della Rai Monica Maggioni, Gina Nieri di Mediaset, direttori di testate come Luciano Fontana (‘Corriere della Sera’), Marco Tarquinio (‘Avvenire’), Riccardo Luna (Agi), insieme a Marco Bardazzi (Eni), Paolo Butturini (Fnsi), Fabrizio Carotti (direttore generale Fieg), Giovanna Maggioni (Upa), Roberto Cotroneo (Scuola di giornalismo della Luiss) e il sociologo della comunicazione Derrick de Kerckhove, che hanno offerto riflessioni sul tema.

“L’informazione è l’aria che respira la democrazia. Ed è sempre più inquinata”. Questa la metafora con cui Paolo Butturini, della segreteria della Fnsi, ha aperto i lavori.

 

Come ha ricordato Luciano Fontana, “i giornalisti sono spesso considerati il nemico” o che ritiene indipendente “una notizia che viene dalla rete senza nessuna verifica”, “mentre i media tradizionali sono considerati voce del potere”.

“Per essere credibili”, ha spiegato Fontana, “i giornalisti devono saper essere imparziali quando guardano ai fatti”. Mentre Marco Bardazzi ha sottolineato l’esigenza di “abitare i social network pensandoli come luoghi veri, benché virtuali”. Perché, ha osservato Riccardo Luna, “oggi la vera echo chamber è quella in cui vivono i giornalisti che si parlano addosso”. In definitiva, secondo l’Fnsi, serve giornalismo di qualità.

Antonello Soro non giudica positivamente “l’idea di creare un’authority o tavoli ministeriali per agire contro le fake news”. Pensare di “inventare una nuova gerarchia delle sanzioni penali dedicata alle false notizie è un’aberrazione generata da chi non ha conoscenza del tema. Spero che il legislatore lasci da parte quel progetto di legge”. E’ importante invece che “la verifica delle notizie riguadagni spazio rispetto alla quantità e alla ricerca dell’audience”. Il Garante per la Privacy ritiene che rispetto al condizionamento delle fake news sia “più pericoloso quello della profilazione, che ci rende tutti consumatori, dai beni alla politica”.

Per il presidente della Rai Monica Maggioni nel combattere le fake news “il servizio pubblico, avendo risorse che vengono dalla collettività, ha una responsabilità aumentata che va verificata di continuo. Tra i credibili deve essere il più credibile, tra i responsabili il più responsabile e tra gli urlatori quello che urla meno”.

Gina Nieri, direttore divisione affari istituzionali Mediaset, punta l’attenzione su quanto sia sbilanciata “la competizione fra tv e operatori globali, che non devono rispondere ai nostri stessi obblighi. Alla televisione negli ultimi quattro anni mancano 4 miliardi di investimenti pubblicitari per questo motivo”. Serve “un agone di gioco corretto – spiega – Noi continueremo a fare informazione mettendoci la faccia e garantendo certi principi, ma non si può permettere si vada avanti così”. Contro le fake news “non voglio tribunali della verità o leggi parziali, il minimo comun denominatore può essere solo l’Europa”.

D’accordo sulla necessità di regole comuni “condivise e rispettate” anche Fabrizio Carotti (Fieg): “senza risorse adeguate non si può produrre informazione di qualità. Gli operatori sul web raccolgono ogni anno due miliardi di euro di pubblicità, più del doppio di tutta la carta stampata italiana”, che “negli ultimi dieci anni ha visto ridurre la pubblicità del 60%”.