15 marzo 2017 | 18:07

Con la convenzione la Rai ha tutti gli elementi per la svolta, dice il sottosegretario Giacomelli. Ai vertici il compito di razionalizzare canali e testate, garantendo efficientamento di costi e valorizzazione delle risorse interne

“Le istituzioni hanno fatto passi avanti significativi verso il cambiamento, dando tutti gli strumenti necessari agli amministratori per la modernizzazione della tv pubblica. Se ciò non è accaduto finora, per molti motivi che non possiamo qui elencare, noi confidiamo che in questa convenzione ci sia il mandato a Rai per una razionalizzazione complessiva”. A dirlo il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli, in Commissione di Vigilanza Rai, dove è intervenuto al posto del ministro Calenda, la cui audizione, inizialmente prevista per oggi, è stata annullata.

“Questo avviene non in relazione a un cambiamento transitorio”, ha spiegato il sottosegretario, “ma in una visione decennale”. “La convenzione crea tutte le condizioni perché siano chiare le linee di indirizzo e gli obblighi”.

Antonello Giacomelli (foto Olycom)

Antonello Giacomelli (foto Olycom)

“Questo atto”, ha proseguito Giacomelli riferendosi allo schema di concessione approvato in consiglio dei ministri, “giunge alla fine di un percorso iniziato due anni fa, quando nel marzo 2015 il governo Renzi fissò la strategia sulla Rai in tre punti: riforma della governance, canone in bolletta e rinnovo della concessione. Siamo alla fine del percorso, già nel marzo 2015 il governo approvò le linee guida in cui già si parlava dei temi compresi della concessione. Ora è necessario che quei concetti passino dal livello di documento politico a un testo che li trasformi in precisi obblighi per la concessionaria. L’auspicio è che il passaggio di oggi acceleri il rilancio del servizio pubblico“.

“La convenzione prevede l’obbligo che la concessionaria predisponga un piano editoriale e preveda rimodulazione dei canali non generalisti, l’efficientamento dei costi e la valorizzazione delle risorse interne”, ha sottolineato ancora il sottosegretario. “La scelta del governo è di predisporre l’obiettivo e lasciare agli amministratori la loro concreta realizzazione. Io avrei qualche timore a coinvolgere la politica nella discussione su quante reti e canali la Rai debba avere e su quale tipo di mission spetti all’una o all’altra. Il nostro compito è fissare gli obiettivi, poi tocca a chi ha la responsabilità predisporre uno strumento editoriale e industriale per realizzarli”.

Giacomelli ha ricordato che “il testo sollecita una riforma dell’informazione che ridefinisca il numero delle testate giornalistiche. Di questo tema si parla da molto tempo, il testo invita a trarre le conclusioni di questo percorso e a addivenire a una razionalizzazione del numero delle testate e a un uso più efficiente delle risorse. Questo deve essere garantito dalla società concessionaria”.

Giacomelli ha sottolineato che per “un errore materiale è saltato nello schema del rinnovo della convenzione il riferimento alla lingua friulana tra le altre”. “Le minoranze – ha spiegato – sono identificate sulla base di normative esistenti”. Il sottosegretario ha quindi elencato i vari punti della concessione, ricordando che “la Rai deve sostenere l’industria nazionale dell’audiovisivo”. “C’è il rischio che anche questo settore, a causa della mancata industrializzazione, finisca nelle mani di investitori stranieri. L’Italia, lo dico con un eufemismo, non è ai vertici per la produzione di format. E’ incredibile che non riusciamo a trovare il modo di valorizzare creatività e talento anche in questo settore”.

“Sul tema delle risorse vi sono punti specifici”, ha proseguito ancora Giacomelli. La raccolta pubblicitaria, ad esempio, deve ispirarsi a leale concorrenza, trasparenza e non discriminazione. Sostanzialmente significa: no dumping. La pubblicità è una risorsa accessoria per la Rai, ma è ossigeno per tutte le altre aziende. Quindi la concessionaria è chiamata a non usare quella risorse in modo da danneggiare l’industria italiana. Questo è un concetto di leale concorrenza”.

Nel suo intervento Giacomelli ha toccato anche il tema del tetto agli stipendi degli artisti. “E’ una norma del parlamento ed è difficile chiedere un’opinione al governo”, ha spiegato. “Va prima definita la reale portata giuridica della norma e non può essere il governo a farlo. Non è il Mise titolare dell’interpretazione giuridica delle legge, ma la mia opinione personale è che è impropria l’estensione che è stata fatta con la scelta del cda. L’ho già detto in più occasioni, considero l’estensione impropria e sbagliata”.

“Nel momento in cui obblighiamo una azienda a tenere una contabilità separata, abbiamo sì il dovere di regolare il servizio pubblico, ma trovo assurdo che immaginiamo di regolare anche l’attività sottoposta a regole di mercato. Al di là di queste opinioni personali, che ho già espresso anche in parlamento, quella norma è stata votata con una maggioranza larghissima: non solo non se ne può prescindere, ma è sorretta da una forza politica su cui l’azienda dovrebbe interrogarsi e che richiede rispetto”.

“La valutazione del governo è che non vi siano le condizioni per ipotizzare una gara per il servizio pubblico, né per immaginare uno suo snaturamento, superandone l’esclusività. Ritengo che il servizio pubblico non sia frazionabile“, ha aggiunto ancora il sottosegretario, parlando ancora dello schema di rinnovo della convenzione. “Chiunque immagina di leggere questo testo come una questione relativa ai rapporti con gli attuali vertici, vedendo simpatie o preavvisi di burrasche, ne fa una lettura riduttiva”. “A nostro avviso non è possibile negare che molti contenuti erano già presenti nelle linee guida del 2015 e il fatto di ripeterli come obblighi vincolanti dà conto del fatto che non si sono realizzati: il piano dell’informazione è un testo al di là da venire, la nostra preoccupazione è sollecitare una svolta, un rilancio, un’accelerazione, nella trasformazione di Rai che vediamo stentare”.

Giacomelli, rispondendo alle domande, ha aggiunto che “il ragionamento sulle fake news è presente nello schema, non perché immaginiamo di dare alla Rai il ruolo di ministero della Verità. Il servizio pubblico è chiamato non a risolvere ma a svolgere un ruolo attivo“.

“Su questa convenzione il governo poteva avere maggiore coraggio, alcune cose sono rimaste invariate. Trovo che sia un provvedimento con poca forza”, ha commentato il presidente della Commissione di Vigilanza, Roberto Fico. “Anche la certezza delle risorse che si chiedeva non è stata elaborata bene fino in fondo, è come se si lasciasse in una zona grigia la certezza di risorse per la Rai. Spero quindi che possa essere recepito il lavoro della Commissione sul provvedimento”. “Sulla certezza di risorse si fa un passo avanti nella convenzione, insieme alla certezza di un percorso di razionalizzazione dei costi”, ha replicato Giacomelli. “Accolgo comunque il suggerimento al confronto sul poco coraggio: noi abbiamo approvato una schema di massima, se il confronto individua equilibri più avanzati non c’è nessuna chiusura”.