La rete produce profitti ma non ha editori, scrive Michele Serra su ‘Repubblica’. Ecco perché la difesa di Beppe Grillo, che non si ritiene responsabile del suo blog, è in linea coi tempi. Ma lo status di cittadino, così importante per M5S, ne esce a pezzi

Nella sua ‘Amaca’ del 16 marzo su ‘Repubblica’ Michele Serra riflette su quanto affermato dai legali di Beppe Grillo secondo i quali il leader M5S – in merito alla querela per diffamazione presentata dal Pd – “non è responsabile, né gestore, né moderatore, né direttore, né provider, né titolare del dominio, del Blog di Beppe Grillo”.

Beppe Grillo circondato da giornalisti (foto Olycom)

Beppe Grillo circondato da giornalisti (foto Olycom)

“La linea di difesa di Grillo – scrive Serra – è in linea con i tempi. Li riassume bene, come è giusto che sia per un leader così di tendenza. Grillo «non è responsabile» perché nessuno degli oneri del vecchio mondo politico-mediatico è riproponibile: la rete, così come la modellano i suoi più disinvolti e forse più autentici interpreti, produce profitti ma non ha editori, convoglia miliardi di parole e opere ma misconosce il diritto d’autore, pullula di pubblicità occulta ma senza il filtro di alcuna authority, solleva tremende tempeste verbali ma ricusa i vincoli legali ed etici fin qui noti (la calunnia, il falso, la violazione della privacy)”.

“Onori senza oneri”, insomma, prosegue Serra, e “libertà senza responsabilità: una vera pacchia per i più forti”. Perché “attribuire un’accusa di corruzione, scritta da una singola mano ma diluita in una specie di voce collettiva, alla «libera circolazione di notizie», è un artificio politico molto classico e molto ‘partitico’: non prendetevela con me, è l’Idea che parla”, conclude Serra. “Peccato che lo status di ‘cittadino’, così fondante nella vicenda grillina, ne esca a pezzi: il cittadino ha un nome e un cognome, è il solo autentico depositario dei diritti e dei doveri. Senza deleghe. Mettendoci la faccia. Magari se ci mettesse anche la firma, come facciamo da sempre noi pennivendoli della casta…”.

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