16 marzo 2017 | 12:11

La Casagit non è un servizio alla “casta dei giornalisti”. Così il Consiglio nazionale dell’Ordine esprime solidarietà alla Cassa dopo gli attacchi in merito alla chiusura della ‘Voce di Romagna’

Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, riunito a Roma, ha espresso solidarietà ai vertici della Casagit, oggetto di quello che definisce “un ingiustificato attacco” da parte di ex collaboratori del quotidiano ‘La Voce di Romagna’.

La testata, ricorda una nota sul sito dell’Odg, ha cessato le pubblicazioni, a inizio marzo, a seguito del fallimento dell’editore Edizioni delle Romagne Srl, che aveva preso in carico il quotidiano nel 2015 dopo l’analoga conclusione della precedente società La Voce Srl.

“Situazioni – precisa l’Odg – determinatesi dopo continue violazioni delle regole contrattuali, con giornalisti e fotografi lasciati senza stipendio e contributi per mesi, pur avendo l’editore beneficiato per lungo tempo di generosi contributi pubblici”.

Le accuse mosse sulla rete dagli ex collaboratori sono rivolte al “Sindacato dell’Ordine dei Giornalisti nella figura della Casagit”, ricorda l’Odg, riprendendo un’espressione contenuta in un articolo comparso sul sito riminiduepuntozero.it. Una definizione che, secondo l’Odg, “denota quanto meno uno stato di confusione e ignoranza nei confronti degli organi di categoria da parte degli autori del comunicato”.

Per questi ex ‘Voce’, la Casagit avrebbe determinato il fallimento della società editoriale con “la pretesa – legale quanto irrisoria a fronte delle pretese economiche del corpo redazionale residuo – di 30.550,08 euro”, richiesta che avrebbe “mandato a gambe all’aria le speranze dei giornalisti e l’uscita giornaliera de ‘La Voce di Romagna’”.

“Queste affermazioni – conclude il Consiglio dell’Odg – non tengono conto di quanto dovuto all’Inpgi (per la mancata corresponsione dei contributi), al Fondo complementare e dei mancati versamenti all’Erario, oltre ai debiti nei confronti di agenzie di stampa, fotografi e collaboratori, tipografie, fornitori di carta, compagnie telefoniche e banche. Voci che, sommate, ammontano a diversi milioni di euro (solo nel precedente fallimento il buco nei confronti dell’Erario era pari a 3 milioni di euro, quello verso l’Inpgi 1,6 milioni di euro)”.

Il Consiglio nazionale dell’Ordine, che già nel gennaio 2016 con un proprio documento aveva espresso solidarietà ai giornalisti della ‘Voce’ (vittime di una allucinante trafila di inganni e intimidazioni e di licenziamenti antisindacali) ritiene “inaccettabili le espressioni usate nei confronti della Casagit, definita indecorosamente da alcuni ex ‘Voce’ un servizio alla “casta dei giornalisti”".