16 marzo 2017 | 15:13

Chi salta il confronto con i giornalisti lo fa per non rispondere a domande scomode, dice Calabresi a Roma. Italia il paese con il numero più alto di reporter minacciati

Il giornalismo italiano “ha molti difetti ma secondo me non è asservito”. Ad affermarlo Mario Calabresi incontrando gli studenti all’Auditorium Parco della Musica di Roma nella prima giornata di ‘Libri Come – Festa del Libro e della Lettura’ in corso dal 16 al 19 marzo. Parlando del ruolo del giornalista nel nostro Paese e degli attacchi oggi rivolti alla professione, il direttore di ‘Repubblica’ ha sottolineato come ormai in Italia ci sia “uno sport” per cui tutti quelli, soprattutto i politici, che vengono toccati da qualche articolo devono dire che c’è una costruzione dietro e nei commenti si viene subito attaccati con l’accusa di essere asserviti”.

Per fare bene il mestiere di giornalista, secondo Calabresi bisogna dunque “scrivere su tutto e tutti non avendo padroni”. “Diffidate quando i politici vi dicono che il giornalismo è morto e che loro vogliono rivolgersi direttamente a voi”, ha aggiunto, secondo quanto riporta Ansa. “In realtà non stanno parlando a voi – con un video o con un blog – ma non hanno voglia di gente che faccia domande scomode”.

Mario Calabresi

Saltare il confronto con i giornalisti rivolgendosi direttamente alle persone “non l’hanno iniziata Trump, Grillo o Renzi ma Obama, faceva così perché il giornalista è un rompiscatole”, ha aggiunto poi, facendo altri esempi legati alla realtà italiana. “Quando Renzi faceva i facebook live dicendo di voler parlare direttamente con le persone diceva che voi gli mandavate magari tremila domande e lui sceglieva le dieci che gli facevano comodo. Oh, avete mai visto Grillo che fa una conferenza stampa? Berlusconi ieri ha detto che non l’ha mai fatto lavorare nelle sue reti perché voleva essere pagato in nero. Ve lo immaginate rispondere ad una domanda così? Oppure c’è la Raggi, che parla con dei video in modo da non rispondere a domande su buche o spazzatura”.

Calabresi ha ribadito inoltre che è “una bufala”, quando vi dicono che l’Italia è al 77esimo posto o giù di lì per libertà di stampa perché “i giornalisti italiani sono poco liberi o asserviti al potere, non è vero. L’Italia è in quella posizione invece perché è il paese con il più alto numero di giornalisti minacciati dalle mafie o dalla criminalità e che sono sotto pressione perché fanno bene il loro mestiere di inchiesta”.

Venendo poi a come saper scrivere, il giornalista ha detto: “imparerete a scrivere se avrete la pazienza di leggere. Si ha l’impressione oggi che tutto quello che succede sia nei nostri smartphone. Il problema è che quando siamo lì dentro non ti accorgi di ciò che accade intorno a te”. Per lui “la differenza nella vita non la faranno la velocità dei vostri pollici nel rispondere ad un messaggio ma la capacità di avere la chiave di lettura del mondo, fatta di informazione, curiosità e saper coltivare il dubbio. Per me l’essenza del giornalismo è proprio questa: coltivare dubbi e curiosità”.