21 marzo 2017 | 10:53

Il canone non può essere usato così, dice la presidente Rai Maggioni tornando sulla chiusura di ‘Parliamone sabato’. Dobbiamo capire cosa non ha funzionato. L’azienda sta cambiando, serve riflettere su chi siano le persone con cui noi costruiamo la televisione pubblica

“Come azienda cercheremo di capire come sia nata una pagina di questo tipo. In questo caso è saltata la catena di controllo, tra autori e capostruttura. È arrivato il momento di guardarci in faccia per capire come sia potuto succedere e cosa non abbia funzionato nella rete”. La presidente della Rai Monica Maggioni, intervistata da Repubblica torna a parlare della puntata di ‘Parliamone Sabato’ costata la chiusura della trasmissione condotta da Paola Perego, e assicura che andrà fino in fondo.

“Il problema”, dice a proposito della slide con i presunti ‘pregi’ delle donne dell’Est proposto dallo show in daytime, “non è una battuta inconsapevole, ma la costruzione di una pagina su un tema del genere. È un’idea di donna che non può coesistere con il servizio pubblico”, parlando anche di una “rappresentazione surreale dell’Italia nel 2017″, di “un errore folle, inaccettabile”. “Non posso pensare che trenta minuti su una questione del genere siano stati pagati col canone”, ha detto poi.

Monica Maggioni, presidente Rai (Foto:Olycom)

Tutti concetti che la presidente Rai ha ribadito anche in un colloquio con ‘Il Messaggero’,rimarcando le distanze tra lo show e un servizio pubblico “in cammino costante da anni”. “Questa è una Rai che si pone il problema di dare una visione del mondo in cui le donne sono parte delle lotte sociali e della costruzione di senso del Paese, una Rai che cerca di non andare in automatico nel pensare che l’esperto sia per forza un maschio”, un’azienda “in cui sempre più donne hanno ruoli apicali”.

Citando poi un tweet con cui Lucio Presta, agente di diversi personaggi tv e marito di Paola Perego, aveva commentato la chiusura del programma citando i politici che si erano espressi sull’argomento, ha rifiutato l’idea che la scelta di Viale Mazzini possa essere una “risposta al can can politico”. “E’ venuto il momento di riflettere a più ampio spettro su chi siano le persone con cui noi costruiamo la televisione pubblica”. “A questo mondo nessuno è intoccabile e nessuno è da criminalizzare a priori. Ma ognuno è responsabile di quello che fa, dice o produce”, ha concluso.