21 marzo 2017 | 17:16

Contro il bando europeo l’agenzia LaPresse lancia una diffida formale al Dipartimento dell’Editoria. Procedura inadatta ad assicurare il pluralismo informativo

Giampaolo Roidi – La decisione del governo di indire una gara aperta per l’assegnazione dei contratti di fornitura per i notiziari informativi lede, secondo l’agenzia LaPresse, i diritti acquisiti degli editori che hanno sin qui venduto questi servizi allo Stato ottemperando alle indicazioni e alle richieste formulate dallo stesso governo nel giugno del 2015. Oggi l’avvocato Enrico Adriano Raffaelli, legale della LaPresse ha inviato una diffida formale al Dipartimento per l’editoria e l’informazione, che nelle ultime settimane aveva informato gli editori sulle intenzioni del governo. La missiva, spedita per conoscenza anche al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei ministri e al ministro dello Sport (con delega all’editoria), è una azione di autotutela.

Il presidente Marco Durante e i legali dello studio Ruccelai & Raffaelli invitano il governo a ripensarci. La gara europea con pubblicazione del bando danneggia – questa la tesi – tutte le agenzie coinvolte dalla decisione di Palazzo Chigi. I richiami di legge e di diritto menzionati dall’avvocato Raffaelli sono diversi. Si va dalla legge del ’54 e poi quella del ’97 che ancora disciplinano la materia e l’affidamento alle agenzie di questi servizi, leggi che prevedono espressamente la procedura negoziata. Un passaggio, questo, la cui ratio è la tutela del pluralismo delle fonti e la delicata attività che le agenzie svolgono, per le quali non si possono, applicare meccanismi di valutazione meramente economici e di efficienza. Si rammenta al governo quanto previsto sul punto dal decreto legislativo numero 163/2006, all’articolo 63, e poi anche il d.lgs 50/20016.

Nella foto Luca Lotti e Marco Durante

“Oltrechè sul piano della legittimità – si legge nella diffida – il ricorso ad una procedura di gara aperta, quale quella prefigurata nell’avviso di pre-informazione, in oggetto alla presente, e come tale inidonea ad assicurare il pluralismo informativo quale valore prevalente agli interessi commerciali delle imprese concorrenti, si ritiene inopportuno tanto in relazione agli interessi dello Stato quanto in relazione al pluralismo informativo della sua pubblica opinione, se solo si consideri che ad una tale procedura sarebbero ammesse a partecipare, senza limitazione alcuna, anche le agenzie di stampa estere che si pongono in posizione potenzialmente conflittuale e che godono di situazione fortemente privilegiate, in quanto assegnatarie di servizi similari dai rispettivi governi, tramite affidamento diretto”. Nella lettera, l’avvocato Raffaelli menziona espressamente il caso dell’Afp (Agence France Presse) agenzia sostenuta direttamente dal governo di Parigi, in parte con contributi per il servizio pubblico realizzato, in parte per la fornitura servizi.

La LaPresse invita il governo a riconsiderare la scelta della gara aperta anche in assenza di meccanismi di reciprocità negli stati europei. “Mi chiedo se davvero il governo Gentiloni vuole rischiare di acquistare notiziari in lingua italiana per la copertura nazionale da agenzie straniere”, dichiara Marco Durante, “quando altri governi non fanno lo stesso. Il danno per le aziende italiane, già provate da anni di crisi, suonerebbe come una beffa per chi, come noi, ha fatto investimenti e assunto personale eseguendo alla lettera ciò che lo stesso governo ci chiedeva due anni fa”. LaPresse è una agenzia di stampa che ha aderito alla direttiva Lotti, bocciata dal Tar a gennaio su ricorso dell’agenzia Il Velino, assumendo giornalisti (circa 30) per rientrare nei parametri di ammissibilità decisi dal governo per stipulare i contratti. Ma proprio il Tar del Lazio, a gennaio, ha annullato la direttiva, colpevole, secondo i giudici amministrativi, di non tutelare il principio del pluralismo delle fonti con l’obiettivo di contenere i costi e la spesa per l’acquisto di questi servizi.

Secondo i legali di Durante, insomma, il Dipartimento dell’editoria e lo stesso ministro Lotti farebbero bene a ripensarci, procedendo invece che con una gara aperta, con una procedura negoziata che tuteli meglio gli interessi dei fornitori italiani in assenza di reciprocità con i governi stranieri. In caso contrario, appare evidente, il contenzioso economico diverrebbe inevitabile.

Proprio questa mattina il presidente dell’Autorità anti-corruzione, Raffaele Cantone, intervistato in diretta streaming dal direttore dell’Agi Riccardo Luna, ha confermato l’opportunità di indire una gara aperta per regolamentare le forniture di agenzie, richiamandosi al codice degli appalti. Lo stesso Cantone ha tuttavia ammesso che esistono situazioni previste dallo stesso codice in cui una pubblica amministrazione può derogare al meccanismo della gara e dichiarando che a suo dire il modo migliore per intervenire sarebbe stata una nuova legge. “Cercheremo di garantire il maggior pluralismo possibile, è un fatto positivo che oggi in Italia ci siano tante agenzie”, ha detto in chiusura Cantone all’Agi.