22 marzo 2017 | 17:50

Sulle richieste di risarcimento per diffamazione tra Mediaset e Vivendi bisogna passare prima dalla mediazione. A ottobre prossima udienza

Il giudice di Milano, Vincenzo Perozziello, davanti al quale si sta celebrando la causa civile Mediaset-Fininvest e Vivendi, ha sciolto il nodo sulla procedibilità delle richieste risarcitorie per diffamazione avanzata sia dal gruppo francese sia dalla società di Cologno Monzese e ha stabilito – riferisce l’Ansa – che è necessario, come prevede la legge, il tentativo di mediazione. Pertanto ha dato i termini per consentire alle parti di cercare una conciliazione e ha fissato la prossima udienza in ottobre.

Nel corso della prima udienza civile che si è celebrata ieri per il mancato acquisto di Premium, i legali di Mediaset hanno depositato una richiesta per il risarcimento dei danni di immagine e di reputazione, per una serie di dichiarazioni apparse sulla stampa, tra cui l’intervista rilasciata nei giorni scorsi dall’ad Arnaud de Puyfontaine al ‘Financial Times’.

La richiesta danni presentata dagli avvocati di Mediaset – riferisce l’Ansa – è ‘in risposta’ alla medesima istanza presentata il primo marzo da Vivendi, che da parte sua ricorda la domanda di danni anche sull’immagine avanzata in agosto da Fininvest, la holding con cui la famiglia Berlusconi controlla il gruppo tv.

Il giudice Vincenzo Perozziello ha intanto, come previsto, unificato i due procedimenti avviati da Fininvest e Mediaset nei confronti di Vivendi. Tutto infatti è nato da due denunce: la prima – precisa Ansa – è quella intentata da Mediaset per richiedere “l’esecuzione coattiva” del contratto per l’acquisto della pay tv e il risarcimento dei danni subiti “pari a 50 milioni per ogni mese di ritardo nell’adempimento”, con un danno complessivo “non inferiore a un miliardo e mezzo”.

Fininvest invece ha chiesto al gruppo controllato da Bollorè “il risarcimento dei gravi danni” che “ammontano a una cifra non inferiore a 570 milioni”. Fininvest ieri ha anche eccepito la violazione del patto parasociale legato al contratto firmato in aprile, che avrebbe impedito ai francesi di salire oltre il 5% di Mediaset per tre anni. Patto che secondo Vivendi non ha valore in quanto il contratto non è stato eseguito, mentre il Biscione sottolinea che l’intesa parasociale era stata firmata insieme al contratto per entrare in vigore al ‘closing’, cancellato solo per il dietrofront dei francesi.

Ora le parti hanno tre mesi di tempo per trovare una conciliazione sulle richieste di ‘diffamazione’, una finestra comunque prorogabile, e la fissazione della prima udienza in ottobre conferma tempi molto lunghi per la causa civile.

Confermata, intanto, per domani l’audizione dell’amministratore delegato di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, con i consiglieri dell’Agenzia per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) sulla questione del contemporaneo controllo da parte del gruppo francese di Telecom Italia e della quota di quasi il 30% detenuta in Mediaset.

La settimana prossima, a quanto apprende l’Ansa, verranno ascoltati anche i vertici del Biscione. L’audizione è stata chiesta da Vivendi per continuare a spiegare le proprie ragioni nella vicenda e, per equilibrio tra le parti, sono stati convocati anche i vertici di Mediaset. Il pronunciamento dell’Agcom, che farà giurisprudenza in materia e che darà anche le basi ai contendenti per poter trovare un eventuale accordo, è atteso attorno alla metà di aprile.