23 marzo 2017 | 18:15

Mediaset rilancia sul core business free e pensa a produzioni originali 5 sere su sette. Siglato un accordo biennale con Paolo Bonolis: oltre all’intrattenimento tradizionale, al conduttore romano il compito di sviluppare anche show sperimentali

Emanuele Bruno – Presentazione in grande stile allo studio 10 di Cologno. C’era Paolo Bonolis, attorniato sulla tribunetta dei protagonisti da Alessandro Salem, direttore generale contenuti Mediaset e da Giancarlo Scheri, direttore di Canale 5. C’era sua moglie, Sonia Bruganelli, in prima fila tra il vice presidente di Mediaset Piersilvio Berlusconi (che poi si è trasferito sul palco accanto a Bonolis) ed il manager dell’artista, Lucio Presta, nel vortice della cronaca per la querelle con Viale Mazzini della moglie, Paola Perego, appena ‘cancellata’ dal pomeriggio del sabato di Rai1. C’era Carlo Restelli, che cura le risorse artistiche del Biscione, ma anche il direttore di Italia1, Laura Casarotto, che disporrà anche lei delle prestazioni del conduttore romano e poi tanti altri manager di Cologno.

Nella foto, da sinistra: Pier Silvio Berlusconi, paolo Bonolis, Giancarlo Schieri e Alessandro Salem

E quindi, oltre a quelli dello spettacolo, c’erano i giornalisti finanziari, a cercare di stimolare Piersilvio sulla vicenda Vivendi, il destino di Premium, ma anche quello del Milan. Il succo dell’incontro l’ha estratto Salem in apertura: “Abbiamo appena siglato un accordo biennale con Paolo – ha detto il manager – che lavorerà per noi su due linee di prodotto d’intrattenimento differenti. Da un lato titoli popolari come ‘Chi ha incastrato Peter Pan’, ‘Ciao Darwin’, ‘Scherzi a parte’, ‘Avanti un altro’. E poi però anche cose più sperimentali che sono comunque nelle sue corde. Tornerà lo show ‘Music’, proporremo un’evoluzione de ‘Il Senso della vita’ destinata alla prima serata di Italia1″.

L’impegno preso con Bonolis, strappato alla Rai, è il segnale di un cambio di vento e di atteggiamento. “La nostra azienda – ha spiegato Salem – ha attraversato un periodo difficile. La crisi e il calo della pubblicità ci hanno costretto a focalizzarci sul recupero dell’efficienza. Ora però quella fase è finita e investiremo con forza e convinzione in contenuti originali. Tanti gruppi stranieri investono nella tv del nostro paese, e noi siamo convinti che ci distingueremo grazie alla scelta di puntare su trasmissioni pensate e realizzate in Italia, per il gusto degli spettatori italiani. L’accordo con Bonolis è un elemento chiave di questa strategia”.

Pier SIlvio Berlusconi e Paolo Bonolis

L’artista romano ha spiegato di avere visto in questi mesi anche il dg della Rai Antonio Campo Dall’orto, ma di avere confermato l’accordo con Cologno perché “era la scelta più collimante con la mie esigenze di vita”. Ma anche per una questione di affinità e consuetudine. “Lavoro qui da tanti anni ed ho stretto con Mediaset, Piersilvio, Restelli, Salem un rapporto che è oramai consolidato e quasi amicale” ha sottolineato. Fa la differenza e da più garanzie, per Bonolis, fare le trattative con gli stessi interlocutori dell’accordo precedente, “persone che ti vengono incontro anche se vuoi fare progetti diversi da quelli più consolidati”. Giancarlo Scheri, ha sciorinato numeri e tabelle ricordando le buone prestazioni portate a casa da Bonolis nel corso delle ultime stagioni tv.

Bonolis avrà gli stessi margini di movimento di Maria De Filippi. Potrà, se vorrà – lo ha assicurato Piersilvio – fare Sanremo sulla Rai. Ma l’artista romano non è parso attratto da questa prospettiva. “Mi eccita di più l’idea di lavorare ancora su un programma come ‘Music’. Anche perché è difficile inventarsi qualcosa di nuovo sul Festival – ha commentato sul tema – avendo come vincolo lo spazio fisico dell’Ariston”.

Berlusconi ha spiegato che Bonolis è solo un elemento della nuova politica editoriale di Mediaset, che cercherà di avere per cinque sere la settimana produzioni originali in prima serata. Il vicepresidente di Mediaset è convinto che il modello di tv free sia, in questo momento storico, meno sotto attacco, di quello pay. “Il nostro core business è la tv gratuita”. Il “prodotto locale ‘caldo” è, quindi, secondo lui, l’alternativa più forte e sensata per posizionarsi nell’era di Netflix.

L’ad di Mediaset ha toccato anche il tema della fiction di produzione made in Cologno, che ha avuto risultati deficitari. “L’intrattenimento, è senza dubbio, più nel dna di Mediaset. Ma c’è anche da dire che la fiction di produzione è un contenuto obiettivamente complicato per un’emittente come Canale 5. Per noi è molto più difficile che per la Rai convincere i nostri target a fidelizzarsi sui titoli. In questi anni abbiamo fatto prodotti degnissimi, ma non è stato sufficiente. Così abbiamo deciso di cambiare strada e stiamo lavorando a una nuova strategia editoriale”.

Sull’andamento della pubblicità, il manager ha confermato che il gruppo conta di chiudere il primo semestre in saldo positivo, con un tasso di crescita migliore della media del mercato. Tra pochi mesi, inoltre, sarà pronta una nuova piattaforma di distribuzione dei contenuti video, con un ruolo assimilabile a quello che per Rai fa Raiplay.it, ma “molto evoluta ed in grado di distribuire sia contenuti on demand gratuiti che a pagamento, in stretta connessione relazione sia con l’offerta di Mediaset e Premium che con quella di Infinity”.