Servizio di copertina

25 marzo 2017 | 10:17

La crisi peggiore

Le star della Rai stanno organizzando una grande fuga per non sottostare al tetto di 240mila euro alle loro remunerazioni. Una scelta aziendale frutto della paura di cui raccontiamo gli effetti drammatici, se, a evitare la catastrofe, non interverranno l’avvocatura di Stato e il ministro Padoan

‘La tempesta perfetta’, oltre a essere il titolo di un celebre film di Wolfang Petersen tratto da una storia reale, si adatta perfettamente alla situazione della Rai di queste settimane. Il 1° aprile, infatti, a meno che non accada un miracolo che solo il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni può essere in grado di fare e che potrebbe avverarsi, verrà comunicato a più di trenta artisti di punta della Rai che, dal 1° gennaio di quest’anno e dunque con validità retroattiva, i loro compensi non potranno superare i 240mila euro.
Quel che si dice non proprio una buona notizia per Carlo Conti (2 milioni di contratto), Fabio Fazio (2 milioni), Antonella Clerici (1,5 milioni), Flavio Insinna (1,5 milioni), Bruno Vespa (1,5 milioni), Fabrizio Frizzi (1 milione), Amadeus (1 milione), Luciana Littizzetto (800mila), Michele Guardì (500mila), Giancarlo Magalli (400mila), Milly Carlucci (400mila), Salvo Sottile (400mila), Alberto Angela (400mila), oltre a una miriade di altri volti noti tra cui Cristina Parodi, Marco Liorni, Caterina Balivo e Lucia Annunziata (che, unica, ha già annunciato di aderire al taglio). Anni di lavoro, di defatiganti scalate dell’audience, sgomitate, baci di pantofole ai direttori generali e di rete, andati in fumo.

Nella foto, Monica Maggioni e Antonio Campo Dall’Orto (foto Olycom)

Non ci vuole la palla di vetro per prevedere gli effetti devastanti che provocherà l’onda anomala che si sta dirigendo ad altissima velocità verso il palazzo della Rai: il probabile abbandono dei principali protagonisti di intrattenimento e trasmissioni giornalistiche, il conseguente calo degli ascolti e dei ricavi pubblicitari, il ridimensionamento dei centri di produzione, la perdita della leadership di ascolto Rai e i contraccolpi sui produttori italiani indipendenti. Vale forse la pena di ricostruire la ‘tempesta perfetta’ partendo da laddove ha avuto origine.

Una data è certa: è il 4 ottobre 2016, giorno in cui la Camera dei deputati approva in via definitiva il disegno di legge n. 2271 sull’editoria che, con l’articolo 9 dal titolo ‘Procedura per l’affidamento in concessione del servizio pubblico radiofonico, televisivo, multimediale’, introduce il limite massimo retributivo (appunto 240mila euro) per amministratori, dipendenti, collaboratori e consulenti della Rai. Fortissimamente voluto da alcuni partiti dell’opposizione capitanati dal Movimento 5 Stelle, l’articolo viene fatto proprio dal governo e accompagnato dalle dichiarazioni soddisfatte del sottosegretario del ministero dello Sviluppo economico Antonello Giacomelli, che ha in mano la delega sulle comunicazioni e sulla televisione.

L’articolo è sul mensile Prima Comunicazione n. 481 – Marzo 2017

Abbonati al mensile ‘Prima’ edizione cartacea (+ Uomini Comunicazione), alla versione digitale per tablet e smartphone o a quella combinata carta-digitale: Prima + Uomini + edizione per tablet e smartphone