Protagonisti del mese

25 marzo 2017 | 10:14

Sostiene Fiorenza

“Finire cosa? Ma non ti rendi conto che, con questa grande piaga, noi siamo addirittura nati e dovremo continuare a convivere per chissà quanto tempo ancora?”. Fiorenza Sarzanini, cronista giudiziaria del Corriere della Sera, racconta come, a 25 anni dall’inizio dell’inchiesta Mani Pulite, continua a seminare il terrore tra inquirenti, inquisiti e loro amici e parenti, seguendo le sempre nuove Tangentopoli che affliggono l’Italia.

“Viviamo in un Paese dove le tangenti hanno purtroppo messo profonde radici”, dice Fiorenza Sarzanini. “Io, che faccio la cronista di giudiziaria da molti anni, non ho mai pensato che, dopo la prima Tangentopoli, non ce ne potessero essere anche altre. E così è stato. La verità è che noi viviamo, direi da sempre, dentro una grande Tangentopoli, e chi pensa il contrario è solo un illuso. Come è un’illusione pensare che le istituzioni, i magistrati e le forze dell’ordine possano veramente riuscire a stroncare un fenomeno di questa portata. Questa è purtroppo una piaga italiana con la quale, mi spiace dirlo, saremo costretti a convivere a lungo”.

Fiorenza Sarzanini (Foto: Olycom)

Sarzanini affronta, tra l’altro, il rapporto tra politici e magistrati. “È sicuramente un problema, ma non tocca certo ai giornalisti spiegare quale sia lo stato di questi rapporti”, dichiara. “Anzi, è bene che i giornalisti si limitino ad assistere a quanto accade, proprio perché si tratta di una questione che viene tirata fuori a fini politici e secondo le proprie convenienze. Una cosa, però, penso di poterla dire: non credo che, in questo Paese, il conflitto tra politici e magistrati possa avere mai fine”.

Inoltre, a proposito della degenerazione della lotta politica, la giornalista del ‘Corriere’ afferma: “Il problema è anche legato all’uso che oggi si fa dei social network, spesso utilizzati come un randello perché tanto, per chi li usa in questo modo, non sono previste sanzioni. Io, attraverso Twitter e Facebook, ho subìto pesanti aggressioni da parte dei grillini, anche se poi la maggior parte di chi mi attaccava era solito nascondersi dietro falsi profili. Come appunto facevano un tempo i picchiatori e gli squadristi. Un brutto segnale soprattutto per chi, come me, è abituato invece a fare mille verifiche prima di pubblicare una notizia o dare risalto a un dettaglio di un’indagine in corso. Ma sì, mi pare proprio che tiri una brutta aria”.

L’articolo è sul mensile Prima Comunicazione n. 481 – Marzo 2017

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