Protagonisti del mese

25 marzo 2017 | 10:16

Basta non prendersi troppo sul serio

Dicono sia il candidato numero uno per La7 o per Sky Tg24. Ma lui a domanda non risponde. Figlio di (con conflitti giovanili inclusi), una lunga carriera in Rai tra sedi importanti e direzioni, amato da tutti, Antonio Di Bella di sé dice: “Sono curioso, vado dove mi mandano. E scrivo sempre canzoni”

Via Masotto, periferia est di Milano, anni Cinquanta. Dopo gli ultimi casermoni si stende una campagna fatta di sterpaglie. Quartiere di immigrati: povero e brumoso. La famiglia Di Bella viene dalla Campania. Numerosa, rispettata. Antonio Di Bella, guardia regia, al Nord è diventato poliziotto con i gradi di brigadiere. Sua moglie Teresa, amalfitana, inonda la casa del profumo di salsicce e friarielli. Suo fratello è guardia di finanza. Antonio e Teresa hanno tre figli: Assuntinella, Mariella e Franco. Quest’ultimo a sua volta è sposato con Loredana Giachetti, veneta (‘la straniera’ per gli abitanti della zona), non indossa nessuna divisa, ha scelto il mestiere di giornalista. Fa il cronista di nera nella redazione milanese del Tempo di Roma. Giovane, rampante. Sul comò della camera da letto fa bella mostra una foto che lo ritrae in piedi assieme a due colleghi in una piccola stanza della Questura milanese con le pareti macchiate dall’umidità: davanti a loro Rina Fort, rea confessa di un quadruplo omicidio, seduta con le mani in grembo e gli occhi bassi, interrogata dal commissario Serafini e dal capo della Mobile, Nardone. (Certo, allora fare il cronista era più facile e divertente).

Antonio Di Bella

Franco aveva un figlio, battezzato con il nome del nonno, come si usava nel Meridione: Antonio. L’unico bambino della grande famiglia, per tutti Totonno. Coccolato, ma sempre con un alone di severità. Guai a sconfinare dal cortile nella campagna o all’Idroscalo dove l’occhio si perde nella nebbia. Guai a non sedere a tavola con tutti gli altri. E quasi mai c’è posto per lui nel gran viavai fra Milano e Napoli di genitori e parentame. E neanche al Circolo dei napoletani di Milano, dove i Di Bella – rappresentanti delle forze dell’ordine e del giornalismo – hanno un ruolo privilegiato.

L’articolo è sul mensile Prima Comunicazione n. 481 – Marzo 2017

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