Protagonisti del mese

25 marzo 2017 | 10:16

Dai micetti alle news

Non solo liste e pets: il sito americano che conta più di 200 milioni di utenti unici al mese punta su un giornalismo serio e accessibile. “Il nostro punto di forza? Siamo nati online e non mescoliamo informazione e intrattenimento”, dice Alberto Nardelli

“Credo che BuzzFeed, al contrario di molte altre testate, veda il futuro del giornalismo”. Alberto Nardelli, italiano, Europe editor del sito americano, ha aspetto timido e modi gentili, ma le sue risposte sono nette, radicali. Ex data editor del Guardian, ha lasciato uno dei quotidiani più prestigiosi al mondo per un sito noto ai più per gif di gattini, liste, quiz e categorie come omg e lol.

Non è l’unico: sempre dal Guardian sono arrivati la neo direttrice Uk Janine Gibson e lo special correspondent James Ball. Incontro Nardelli in un caffè di Soho, vicino alla redazione londinese, per cercare di capire le ragioni di un successo eccezionale in un’industria tanto in affanno: fondato nel 2006 a New York da Jonah Peretti e John Johnson come ‘social news and entertainment company’, oggi il sito ha più di 200 milioni di utenti unici al mese, di cui circa il 50% fra i 18 e i 34 anni, per un totale medio mensile di 7 miliardi di contenuti visualizzati, l’80% da mobile e quasi la metà da social (dati Quant­cast).

Solo liste e gattini? No, se la sezione di news attira tanti giornalisti di talento e ha una unit investigativa fra le più grandi al mondo. È qui che hanno scoperto la ‘fabbrica’ macedone di notizie false che ha innescato il dibattito sulle fake news e pubblicato il controverso report sui rapporti russi di Donald Trump.

Alberto Nardelli

“Uno dei punti di forza di Buzz­Feed è il fatto di essere nato online”, spiega Nardelli. “La carta stampata rimane una grossa fetta delle entrate delle testate tradizionali, e questo limita la inevitabile transizione al digital. Con un giornale c’è una questione di formati: molti dei pezzi sono lunghi quanto serve per funzionare in edizione cartacea (per esempio 800 parole). E c’è anche la spinta a coprire tutto per dare al giornale un senso di prodotto completo. A BuzzFeed al contrario possiamo scrivere titoli anche molto lunghi, se funzionano meglio, o decidere con maggiore libertà in quale formato trattare un contenuto o cosa coprire”.

L’articolo è sul mensile Prima Comunicazione n. 481 – Marzo 2017

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