27 marzo 2017 | 11:25

Milioni di investimenti pubblicitari bruciati per Google dopo l’inchiesta del ‘Times’ sull’adv online. Il problema, secondo il ‘Guardian’, è l’algoritmo

Si è chiusa con milioni di dollari persi in investimenti pubblicitari e tante domande ancora aperte la settimana nera di Google. Diversi inserzionisti, infatti – aziende del calibro di AT&T, Verizon, Pepsi, Walmart e Johnson & Johnson – hanno deciso di cancellare le pianificazioni, specialmente quelle su YouTube, dopo che i loro messaggi pubblicitari venivano associati automaticamente dall’algoritmo di Google a video e contenuti, talvolta offensivi, e comunque non in linea con la loro brand identity. Per esempio, video inneggianti all’Isis o ispirati a contenuti d’odio e di violenza.

A far esplodere il caso è stata un’inchiesta del ‘Times’ che ha messo in luce il fatto che diversi videomessaggi pubblicitari di importanti aziende globali apparissero anche all’interno di video su YouTube connotati da contenuti negativi, d’odio, connessi all’uso di droghe oppure anche allusivi a sfondo sessuale.

L’articolo del ‘Times’

Secondo il ‘Guardian’, che ha intervistato esperti e portavoce di alcune delle aziende coinvolte, l’intera vicenda assumme un peso ancora maggiore alla luce del fatto che il 90% dei nuovi investimenti pubblicitari in video adv nel 2016 appartengono a Facebook e Google.

Sempre sul ‘Guardian’, un giornalista esperto di marketing online ricorda anche che “il programmatic advertising è stato in gran parte fraudolento sin dal suo inizio, e ci sono aziende che hanno fatto enormi profitti marciando sull’ingenuità degli inserzionisti”.

Che fare? Google ha provato a correre ai ripari, ma per ora non è bastato. E per il ‘Guardian’ il problema è connesso proprio all’algoritmo che esclude l’elemento umano dalle pianificazioni di campagne pubblicitarie.