27 marzo 2017 | 11:43

Al via oggi a Istanbul il processo contro 29 giornalisti turchi accusati di essere legati all’organizzazione terroristica di Gulen. Rischio ergastolo per uno di loro

Si apre oggi, 27 marzo, a Istanbul il processo per 29 giornalisti turchi molti dei quali incarcerati in detenzione preventiva da 8 mesi. I reporter sono accusati di essere membri dell’organizzazione terroristica ‘Feto’ legata a Gulen, l’imam in esilio negli stati uniti, prima alleato del presidente Erdogan, e ora considerato dal governo turco il  suo nemico numero 1, oltre che l’artefice del fallito colpo di stato dello scorso luglio.

Stando a quanto segnala Stockholm Center for Freedom, associazione che monitora le violazioni alla libertà di stampa, 28 imputati starebbero rischiando pene a 10 anni di carcere mentre uno di loro, il giornalista Said Sefa, potrebbe essere condannato all’ergastolo.

Recep Tayyip Erdoğan (Foto Olycom)

Molti dei giornalisti sotto accusa hanno lavorato per Zaman, il gruppo media messo in amministrazione controllata da marzo 2016 e poi chiuso dopo il colpo di stato. Le accuse, spiega ancora l’associazione, riguardano principalmente articoli, notizie e tweet ritenuti critici contro il governo. Ma in molti casi, per il giudice, aver lavorato per media non allineati è di per sé prova di essere affiliati a un’organizzazione terroristica.

Il trend degli arresti nel mondo dei media turco

Non sorprende quindi che il Paese, stando ai numeri raccolti dall’organizzazione, il primo marzo scorso abbia stabilito il record di 200 giornalisti e lavoratori legati al mondo dei media incarcerati, molti dei quali detenuti senza condanna e processo. Un primato che va ad aggiungersi ai numeri registrati alla fine del 2016, quando – espandendo il proprio raggio di azione e controllo – il governo di Ankara aveva chiuso il meno di 5 mesi 178 organizzazioni media, aumentando sempre più la sua censura anche sul web.