29 marzo 2017 | 16:43

L’incontro tra Cdr ed editore dell’Unità si conclude con le dimissioni del condirettore Andrea Romano. Sergio Staino: situazione molto problematica, sarà difficile per il Pd mantenere i livelli occupazionali sia nel partito che all’interno del giornale. Necessari tagli

Si è tenuto oggi a Roma l’incontro tra i vertici della Piesse, la società editoriale che controlla la maggioranza di Unità Srl, e il comitato di redazione del giornale con la presenza anche del direttore Sergio Staino.

Sergio Staino (foto Olycom)

Sergio Staino (foto Olycom)

L’incontro – informa una nota dell’editore – “è stato particolarmente impegnativo ma improntato ad uno spirito costruttivo e realista sulla situazione del quotidiano e sugli strumenti da mettere in campo per garantire un futuro solido al giornale”.

“Pur avendo il Cdr sottolineato gli errori editoriali commessi in questi mesi – prosegue la nota -, l’incontro ha sancito l’inizio della collaborazione tra le parti, che si svilupperà nei prossimi 30 giorni, in vista della totale ristrutturazione del giornale che inizierà a partire dai prossimi mesi”.

Guido Stefanelli, ad Pessina Costruzioni e Unità

Guido Stefanelli, ad Pessina Costruzioni e Unità

L’Assemblea dei redattori e delle redattrici de l’Unita’ ha consegnato un “pacchetto di cinque giorni di sciopero” al Cdr: “la rappresentanza sindacale de l’Unita’ – si legge in un comunicato dell’assemblea di redazione – ha incontrato oggi i vertici della Piesse, azionista di maggioranza della societa’ che edita il quotidiano. L’azienda ha prospettato un piano di tagli pesantissimi che andrebbero ad incidere per oltre il 60% sul corpo redazionale e sui lavoratori. Come gia’ spiegato all’amministratore delegato Guido Stefanelli e al dottor Massimo Pessina, il comitato di redazione ritiene irricevibile un progetto che rischia di produrre una vera e propria macelleria sociale e che metterebbe a serio rischio il futuro de l’Unita’ facendone di fatto un prodotto residuale che non avrebbe alcuna prospettiva non solo di rilancio ma addirittura di sopravvivenza sul mercato editoriale”. Anche per questo motivo l’assemblea dei redattori ritiene “grave” che “il direttore Sergio Staino abbia dato la propria disponibilita’ a continuare a firmare il giornale pur con l’ipotesi del taglio di un numero inaccettabile di giornalisti. Non e’ su questi presupposti e progetti che nello scorso settembre la redazione gli ha votato un gradimento quasi unanime”.

L’”unico modo” perche’ il confronto fra l’azienda e la rappresentanza “possa essere davvero costruttivo”, scrive l’assemblea dei redattori, “e’ che si riparta da numeri totalmente diversi e che il prossimo appuntamento si apra con la definizione di un nuovo piano di ristrutturazione e rilancio che tenga conto della necessita’ di tutelare da un lato i livelli occupazionali e dall’altro il prodotto”. Il Cdr, “consapevole delle difficolta’ e della situazione economica del giornale”, ha ribadito all’azienda la “propria disponibilita’ ad aprire un tavolo di trattativa purche’ ci sia una reale volonta’ di confronto al fine di arrivare ad un accordo”.

L’augurio in questa “delicata fase”, e’ che “anche il Partito Democratico, ancora azionista al 20% dell’Unita’ Srl, non si chiami fuori da questo snodo cruciale e che mantenga gli impegni pubblicamente assunti per garantire al giornale un futuro solido e degno della propria storia. Per questo – conclude la nota – chiediamo ai candidati alla segreteria del Pd di esprimersi pubblicamente su quanto sta succedendo e di spiegare quali siano i loro progetti per il giornale di cui il Pd e’ ancora socio di minoranza”.

Andrea Romano, esponente renziano del Pd, lascia la condirezione. Al timone resta il direttore Sergio Staino, che, dopo l’incontro tra azienda e cdr in vista della ristrutturazione, sottolinea la situazione difficile della testata. “Siamo in una situazione molto problematica” – dice all’Ansa. “Sarà difficile per il Pd mantenere i livelli occupazionali sia nel partito che all’interno del giornale. Sono necessari tagli”.

In merito alla possibilità che la Pessina aumenti la propria partecipazione societaria e la fondazione Eyu del Pd la riduca, il direttore spiega che “non ci sono ancora gli atti formali e quindi c’è ancora incertezza sulla situazione societaria”.