31 marzo 2017 | 10:35

Con la nuova concessione Stato Rai si parla “di servizio pubblico tout court”, dice Nino Rizzo Nervo. Basta ipotesi di separazione societaria per dividere le risorse da canone da quelle commerciali per la Rai

Anna Rotili – “Ho seguito con attenzione le audizioni in Commissione parlamentare di Vigilanza e da cronista mi è sembrato di capire che alla fine l’atto di concessione varato dal Consiglio dei ministri nonostante le critiche sia stato accolto sostanzialmente da un giudizio positivo”, ha detto Nino Rizzo Nervo, vice segretario generale della presidenza del consiglio, intervenendo al convegno di Articolo 21 sulla concessione Stato-Rai che si è tenuto ieri mattina alla Casa del cinema a Roma. Un convegno importante perché è arrivato mentre lo schema di concessione è all’esame della commissione di Vigilanza chiamata ad esprimere entro il 10 aprile un parere necessario ma non vincolante per poi tornare in testa al governo che lo licenzierà in via definitiva il 29 aprile.

Il convegno ha dato la parola a tutti i protagonisti della partita. Oltre a Rizzo Nervo, longa manus del premier Paolo Gentiloni sui temi dei media, sono intervenuti il sottosegretario alle comunicazioni Antonello Giacomelli, Vinicio Peluffo, relatore di maggioranza della commissione di Vigilanza, Alberto Airola commissario pentastellato, il direttore generale della Rai Antonio Campo Dall’Orto, il segretario nazionale del SLC-CGIL Massimo Cestaro, il commissario Agcom Antonio Nicita, Giuseppe Giulietti presidente Fnsi, Roberto Zaccaria, giurista ed ex presidente della Rai, Vittorio Di Trapani,segretario Usigrai, e poi studiosi, operatori e dirigenti Rai.

Nino Rizzo Nervo (foto Olycom)

Nino Rizzo Nervo (foto Olycom)

Molto atteso ovviamente l’intervento di Rizzo Nervo che è stato utile per capire l’idea che il governo ha del servizio pubblico. Tra le prime cose l’ex consigliere di amministrazione della Rai ha sottolineato l’effetto positivo del governo Gentiloni sull’iter della concessione. “Dopo l’ennesima proroga non ce n’è stata un’altra”, ha puntualizzato “e la concessione è stata fatta nei tempi del Milleproroghe stabilito dal nuovo governo” sottolineando che la cornice che ha governato la Rai negli ultimi ventritrè anni è stata “una concessione datata 15 marzo 1994 firmata da Claudio Demattè (allora presidente) e neanche dal ministro ma da un direttore generale delle Poste”. Altro aspetto che, secondo Rizzo Nervo, non deve sfuggire è che “con questa concessione non si parla più di servizio pubblico radiotelevisivo ma di servizio pubblico tout court”. “ Per anni abbiamo dibattuto se vi fosse uno spazio di servizio pubblico nei nuovi media” ha rimarcato “ e ora la convenzione per la prima volta dice che c’è una missione di servizio pubblico multimediale. Mentre ancora continuiamo a ragionare col vetero criterio del servizio pubblico radiotelevisivo. Questa non è un differenza irrilevante”

Entrando più nel merito dei temi della concessione e del servizio pubblico Rizzo Nervo, nel voler “prevenire alcune tentazioni che sono state alimentate dal dibattito che è nato”, ha preso nettamente le distanze da qualsiasi ipotesi di separazione societaria utile a separare le risorse da canone da quelle commerciali, ma anche dalla riproposizione sotto altre spoglie dell’immaginifico bollino blu che secondo l’ex viceministro alle Comunicazioni Antonio Catricalà doveva distinguere i programmi spesati dal canone. “Stiamo molto attenti quando parliamo di separazione societaria che non ci viene richiesta né dalla normative europea né dalla normativa nazionale ed è il grimaldello per la privatizzazione di una parte della Rai, ma anche a voler fare micro-analisi di dove vengono destinati i finanziamenti del canone. Mi sembra un dibattito sterile”. Perché, al contrario, ha messo ben in chiaro Rizzo Nervo “è la missione complessiva del servizio pubblico che deve essere indirizzata ed avere degli obblighi, indipendentemente dalle fonti di finanziamento e del fatto che un singolo minuto di messa in onda debba essere considerato parte del servizio pubblico o imputata alle risorse commerciale. Quale è il criterio per decidere se ‘Montalbano’ debba essere finanziato dal canone o dalla pubblicità? “

Rizzo Nervo si è poi molto dilungato sul finanziamento del servizio pubblico anche sollecitando il Parlamento a cambiare la norma. Ed ha cominciato lanciando un affondo. “Molti autorevoli personaggi hanno considerato un errore che la concessione non preveda un finanziamento pluriennale del servizio pubblico. E’ sicuramente vero ma non è un errore ” ha detto Rizzo Nervo. ”Semplicemente non lo si poteva fare perché né l’ultima riforma sulla Rai né nessun altra legge che nel frattempo intervenuta, ha abrogato il comma 3 dell’art.47 del Testo Unico radiotelevisivo, che è quello che fissa l’annualità della determinazione del canone”.
“Fino a quando questo non avverrà purtroppo – e dico purtroppo perché è vero le risorse determinano il tasso di indipendenza della concessionaria pubblica – è inutile pensare di trovare in una qualsiasi concessione il finanziamento pluriennale e certo del servizio pubblico. Lo dico con franchezza ai presidenti dell’Agcom e dell’Antitrust, al viceministro dell’Economia e a tutti quei parlamentari che lo hanno chiesto. Cambino prima la legge e forse nella prossima concessione/convenzione ci sarà”.

Considerando poi che non c’è solo il Testo unico ma che il canone deve essere sottratto alle leggi di stabilità dove ormai viene incardinato alla fine dell’anno, Rizzo Nervo ha invitato il parlamento a legiferare per intervenire su pochi temi mirati. “Premesso che penso sia stato un peccato non aver esercitato la delega del riordino ( prevista dalla legge di riforma della governance della Rai consentiva al governo di fare modifiche e integrazioni al Tusmar entro la fine del 2016, ndr ) che poteva essere l’ occasione per affrontare con più razionalizzazione alcuni problemi del servizio pubblico. Ma ora però che si è imbroccata una strada quanto meno di chiarezza – c’è una concessione e scommetto che ci sarà il contratto di servizio anche perché per la prima volta la concessione definisce un termine temporale sulla la firma del provvedimento – credo che sia venuto il momento per mettersi intorno ad un tavolo e definire poche cose mirate: la certezza delle risorse è la questione più importante, ma è necessario anche fare un riordino della materia perché ormai le norme sulla Rai sono sparpagliate dappertutto”.

Tra le questioni non risolte anche quella se la Rai debba rientrare nel paniere delle amministrazioni pubbliche stabilito dall’Istat, questione importantissima che come è noto è sospesa fino al 2018.