03 aprile 2017 | 13:17

Dalla politica una “micidiale morsa padronale” sulla Rai, scrive oggi Michele Serra su ‘Repubblica’. La commissione di Vigilanza un ente inutile: andrebbe dismessa in nome dell’indipendenza del quarto potere

Botta e risposta tra il deputato Pd Mihele Anzaldi e il giornalista di Repubblica Michele Serra. Al centro del contendere la Commissione di Vigilanza Rai e la sua effettiva utilità per il servizio pubblico. Ad accendere la miccia è stata l’opinione che il giornalista ha espresso nella sua ‘Amaca’ dello scorso 1° aprile, nella quale ha definito la stessa Commissione “un ente inutile”, creato negli anni ’70 quando la Rai era monopolio, alla quale è rimasto come unico margine di utilità quello di essere “megafono e arma di potere” per chi ne fa parte.
Nello specifico Serra cita proprio il caso dell’onorevole Anzaldi, segretario in Commissione, sottolineando il suo attivismo nel criticare la Rai. “Distribuisce pagelle, sgrida conduttori, smanaccia palinsesti, soppesa contratti”, dice di lui il giornalista, definendo ironicamente un “fake” la sua posizione filo renziana visto e considerato che più volte l’ex premier aveva parlato della necesità che i partiti smettessero di impicciarsi della Rai.

Alle parole di Serra ha risposto Anzaldi, accusando il giornalista di essere “in conflitto di interesse” e di essere intervenuto solo a causa dei recenti attacchi mossi sul tema dei super stipendi degli artisti Rai, a cominciare da quello di Fazio, per cui lo stesso Serra è stato autore fino a poco tempo fa.

Michele Serra (foto Olycom)

La controreplica del giornalista, oggi sulle pagine di ‘Repubblica’, è diventata occasione per riflettere ad ampio raggio sul controllo esercitato dalla politica sul servizio pubblico. Ribadendo il suo disinteresse per la questione stipendi – ricordando pure di non essere più da tre anni autore per le trasmissioni di Fabio Fazio – Serra riporta al centro il tema del suo articolo e cioè la “micidiale e perdurante morsa padronale che i partiti politici esercitano sul servizio pubblico televisivo, con continue e pesanti intromissioni su nomine, palinsesti, assunzioni, contratti licenziamenti, programmi, addirittura scelta degli ospiti”, sottolineando poi come i molti interventi del segretario Anzaldi vadano a sommarsi alle “esternazioni di esponenti politici” che negli anni hanno “sputato sentenze sulla Rai e sulle persone della Rai, quasi a sproposito, senza sapere niente della televisione”.

“Ho definito ‘ente inutile’ la Commissione di vigilanza perché affidare a uomini di partito, per quanto competenti e bene intenzionati, il compito di difendere l’autonomia della Rai, è come affidare alla volpe la custodia del pollaio”, dice Serra che – ricordando come nella sua esperienza di autore si sia sempre trovato in qualche modo a fare i conti con “il vaglio della politica” – ribadisce poi: “quella Commissione andrebbe dismessa nel nome dell’indipendenza (almeno formale!) del quarto potere. Esistono leggi, authority, governance e gerarchie interne che bastano e avanzano a guidare il servizio pubblico senza che una apposita Commissione parlamentare convochi al suo cospetto uomini della Rai per audizioni vagamente inquisitorie; e senza che dal Palazzo qualcuno twitti le sue sentenze, o telefoni ai direttori di rete per dirgli come si dirige una rete e a un direttore di tigì come si dirige un tigì”.

“Non è un conflitto di interessi, ma una perfetta coincidenza di interessi ad avermi spinto, negli anni, a scrivere sulla Rai, da autore Rai, sempre la stessa cosa, fino alla noia: viva l’autonomia della Rai, abbasso le intromissioni e le manomissioni della politica”, dice ancora.
“Ho un rispetto profondo dell’autonomia della politica, che è un difficile e meritorio mestiere. Ma pretendo uguale rispetto per chi fa un altro mestiere”, conclude: “Quando la politica parla della Rai sta parlando di persone, del loro lavoro, delle loro competenze. Non di pedine da strapazzare o indorare a seconda di come conviene, di come tira l’aria, di come il dito clicca nella demente rincorsa a chi è più veloce a dire la sua”.