04 aprile 2017 | 18:35

Il decreto sul Cnog ci preoccupa, dice il vice presidente Franchina. Presenti criticità insanabili e varie ipotesi di inapplicabilità. Spadari (Odg Lazio): necessario adeguare l’Ordine alle nuove esigenze

“Il decreto in esame, così come è stato presentato, ci preoccupa molto, perché presenta alcune criticità insanabili e diverse ipotesi di inapplicabilità”. Lo ha detto Santino Franchina, vicepresidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, e presidente facente funzioni dopo le dimissioni di Enzo Iacopino, nell’audizione alla Camera in commissione Cultura,nell’ambito dell’esame dello schema di decreto legislativo sulla revisione della composizione e delle competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti.

“Serve un sistema elettorale più proporzionale e equilibrato che dia ai giornalisti italiani la possibilità di andare a votare con regole chiare e imparziali e possibilmente condivise con l’istituzione interessata dal provvedimento”, ha spiegato.

Santino Franchina (Foto Olycom)

Tra i punti da chiarire, c’è la formazione. “Non si comprende se il Cnog non potrà più proporre eventi formativi”, ha precisato. “Ci preoccupa, perché organizziamo corsi di aggiornamento online, che sono molto seguiti e richiesti”. Altri aspetti su cui bisognerebbe intervenire, secondo Franchina, riguardano “l’esigenza di prevedere la riduzione dei componenti degli organismi interni”, e la possibilità di “prevedere l’integrazione del voto online come già avviene per Inpgi e Casagit”.

Durante l’audizione è intervenuta anche il presidente dell’Odg del Lazio Paola Spadari. La legge Gonella (1963) che ha costituito l’Ordine dei Giornalisti “dispone alcune regole che non sono più attuabili. Dobbiamo adeguarle alla professione che è cambiata”, ha spiegato. “L’editoria è alle prese dal 2008 con una crisi senza precedenti e tagli nelle redazioni di migliaia di colleghi”. Motivo per il quale “abbiamo seguito con favore l’iter questa legge. Il decreto legislativo è un primo passo per adeguare l’organismo alle nostre esigenze professionali”.

Paola Spadari

Paola Spadari

Per questo “rinnoviamo al Parlamento l’appello per far sì che l’iter si completi velocemente. Il testo ha comunque alcune criticità, come la parte che riguarda le minoranze linguistiche, e chiediamo che ci sia una ripartizione più equa del quorum. Così come è strutturato, fanno la parte del leone il Lazio e Lombardia che insieme, con 50 mila iscritti totali, rappresentano la metà dei giornalisti italiani”.

Paola Spadari ha anche ricordato “che in Italia sono 110 mila i giornalisti iscritti ai vari ordini professionali, di cui solo la metà è iscritto al nostro istituto di previdenza”. Il rapporto dell’Agcom a cui l’Ordine ha collaborato, presentato recentemente al Senato, “fotografa la situazione dell’informazione oggi. Sono solo 35619 giornalisti attivi, il 4% in meno rispetto al 2014. C’è un progressivo scivolamento verso la precarizzazione e ci sono barriere d’ingresso molto alte per i giovani. Si tratta di una crisi drammatica e i rimedi non sono più rinviabili, ma si deve partire dall’adeguamento dei nostri organismi di rappresentanza e da una rimodulazione della normativa sulla professione. Siamo qui per questo”.