12 aprile 2017 | 17:15

Caltagirone Editore chiude il 2016 con ricavi da stampa in calo del 5,9%. Il presidente del gruppo: abbiamo agito sui costi. Dal mercato nessun segnale di miglioramento: l’editoria non è un affare

Caltagirone Editore ha chiuso il 2016 con ricavi derivanti dalla stampa in calo del 5,9% rispetto al 2015, risultato comunque migliore del settore in flessione del 6,7%. La parte Internet segna invece un +4,9%.  A riferirlo è il presidente Francesco Gaetano Caltagirone nel corso dell’assemblea degli azionisti che ha dato il via libera al bilancio relativo alle attività dell’anno appena concluso e che ha approvato la proposta di ridurre da 10 a 9 i membri del cda nel quale entra Antonio Catricalà come consigliere indipendente, in carica fino all’approvazione del bilancio 2017.

“La situazione è migliore del mercato, ma c’è poco da esser contenti con questo mercato”, ha sottolineato il presidente, spiegando come il gruppo editoriale abbia fatto “un grandissimo sforzo innovativo per razionalizzare e ridurre i costi notevolissimamente”, e ricordando che con un “esperimento unico in Italia” sono state scorporate le varie attività del gruppo, dalla stampa, alla pubblicità, ai servizi.

Francesco Gaetano Caltagirone (foto Olycom)

Lo scorporo “ci ha portato a poter ottenere e sperare in economie nei prossimi esercizi” , ha aggiunto il presidente sottolineando che “non riuscendo ad intervenire sui ricavi dovevamo lavorare sui costi”. Anche perché, a suo dire, “perdere il 7-8% dei ricavi porta a uno squilibrio grave se non si tagliano i costi nella stessa percentuale. E questo è quello che abbiamo fatto”. Ad oggi dunque “abbiamo fatto il possibile sui costi e sui ricavi, ci difendiamo per fare meglio del mercato, ma il mercato è quello che è. Quello che potevamo fare lo abbiamo fatto”.

Azzurra Caltagirone, amministratore delegato di Caltagirone Editore ha ricordato invece che in quanto a pubblicità “abbiamo performato meglio del mercato: con un calo del 4,6% rispetto al -6,7% del mercato” e “continuiamo ad essere il secondo gruppo editoriale italiano”.

Parlando di ricavi, il presidente ha ricordato che a differenza degli altri grandi competitor, il giornale viene venduto a 1,20 euro invece di 1,50. “E’ una scelta che abbiamo fatto per il momento, anche se sicuramente non si può fare all’infinito di non aumentare il prezzo”. Secondo Caltagirone, comunque, “bisognerà farlo gradualmente, è un problema che trattiamo con prudenza per paura di perdere lettori”. Parlando infine un po’ più in generale, il presidente si è detto convinto che nonostante ci si debba adattare al cambiamento dei tempi e il calo dell’editoria, “il paese non può fare a meno dei giornali, però dovunque si è difesa meglio la stampa locale di quella nazionale”.

Caltagirone sono si è mostrato molto ottimista sulle prospettive del settore. “L’editoria non è un affare e non sarà un affare nei prossimi anni”. “La pubblicità continua a declinare in modo meno accelerato, con segni di volersi attestare su livelli bassi, ma ad oggi il declino non si è fermato”. In sostanza, ha ribadito, “per la pubblicità tendiamo alla stabilizzazione che è però un obiettivo, non un recupero”. E al tempo stesso il numero delle copie dei quotidiani in Italia “continua a scendere in maniera costante e non ci sono segnali di fermata”. Il presidente del colosso editoriale si è mostrato cauto anche sulle prospettive della congiuntura italiana: “nel paese ci sono segnali di ripresa, se poi la ripresa ci sarà lo vedremo” ha osservato infatti.

L’assemblea ha inoltre approvato la proposta di ridurre da 10 a 9 i membri del cda nel quale entra Antonio Catricalà come consigliere indipendente, in carica fino all’approvazione del bilancio 2017.