13 aprile 2017 | 16:58

I sindacati contro l’idea di una collaborazione della Rai con le emittenti private per l’informazione locale: gravi le indicazioni della Commissione di Vigilanza sulle sedi regionali

Slc Cgil, Uilcom Uil, Ugl Informazione, Snater e Libersind-ConfSal ritengono “grave quanto predisposto, in merito alle Sedi Regionali della Rai, nel testo di parere della Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai sul rinnovo della Concessione di Servizio Pubblico radiotelevisivo e multimediale.” Lo annunciano i sindacati di categoria in una nota unitaria.

“La modifica apportata – spiegano i sindacati – invece di andare nella direzione di una valorizzazione delle realtà locali, immaginando una implementazione tecnologica e di organico, mantiene la negativa dicitura di ‘presidi redazionali’ ed apre a una ‘collaborazione’ con le emittenti private ‘virtuose’ per l’informazione locale. Non è neanche chiaro se questo stesso modello lo si voglia utilizzare anche per i Centri di Produzione decentrati, ‘sedi regionali’ in cui l’attività produttiva è ampliata per rappresentare le istanze delle comunità e identità linguistiche presenti, condizione che produrrebbe un pesantissimo danno gestionale, produttivo e di personale”.

Roberto Fico, presidente della Commissione di Vigilanza Rai (Foto: Olycom)

“Evidentemente – osservano i sindacati – tale impostazione della Commissione di Vigilanza contraddice quanto da noi richiesto: ridefinizione e valorizzazione delle sedi regionali e superamento del concetto, introdotto dalla legge 89 del 2014, con cui il governo definì anche il prelievo forzoso di 150 milioni di euro del canone Rai, di semplice presidio redazionale”.

“La proposta della Commissione – rilevano i sindacati – aprirebbe l’ideazione e la realizzazione delle attività di Servizio Pubblico, ed in particolare dell’informazione locale, a soggetti non pubblici e non concessionari di servizio pubblico, quindi esenti dagli obblighi predisposti in convenzione nei confronti della Rai (trasparenza e indipendenza, solo per citarne due, e relative penali che possono essere predisposte da ministero dello Sviluppo Economico e AgCom in caso di mancata attuazione)”.

“Inoltre, surrettiziamente – fanno notare – si avvierebbe un ennesimo utilizzo del canone difforme dalla propria finalità istituzionale. Ed infine, inutile dire che gli effetti primi di tale progetto sarebbe il blocco del turnover, con il progressivo svuotamento delle sedi Rai a detrimento della qualità del prodotto”.

Le organizzazioni sindacali “respingono con forza tale proposta” e, nei prossimi giorni, “promuoveranno in tutte le sedi regionali presidi davanti ai siti o presso le Istituzioni locali, chiedendo la cancellazione di tale parere a salvaguardia della Rai, del Servizio
Pubblico radiotelevisivo e multimediale e dei livelli occupazionali.