14 aprile 2017 | 17:08

Roberto Razzini, managing director di Warner Chapperll Music Italiana, su editoria musicale, diritto d’autore e Siae. “I talent tivù aiutano la musica ma non esauriscono l’offerta creativa”

Riceviamo e pubblichiamo una lunga riflessione di Roberto Razzini, managing director  di Warner Chapperll Music Italiana, su temi come l’ editoria musicale, diritto d’autore e Siae, cominciando da una definizione del ruolo dell’editore musicale.L’Editore Musicale, nella filiera produttiva del Music Business, è quel soggetto che opera a stretto contatto con gli Autori e i Compositori. È quindi partner nella ricerca, gestione e sviluppo delle Composizioni Musicali, siano esse inedite o appartenenti a repertori esistenti di catalogo. Opera tutelando e incassando, direttamente o per il tramite delle Società di Gestione Collettiva (in Italia attività svolta da S.I.A.E.), i proventi generati dalle diverse utilizzazioni che si verificano sul mercato, in Italia come all’estero. In aggiunta a ciò, l’Editore Musicale, si occupa di tutelare le Opere Musicali, rispetto a tutte quelle utilizzazioni che potrebbero verificarsi, senza le necessarie e appropriate condizioni di licenza; assicurando così, anche in nome e per conto degli Autori, un’attività di corretta applicazione di tutte le norme relative al Diritto d’Autore.

Roberto Razzini

Roberto Razzini

Perché è utile per un Autore avere una collaborazione con un Editore Musicale?
L’Autore che scrive e compone le canzoni ha necessità di avere al proprio fianco un Editore Musicale, per dare corpo e consistenza alla propria attività. Il suo ruolo creativo, si compie nel momento in cui la canzone é composta. Subito dopo c’è la necessità di svolgere una serie di adempimenti formali e gestionali, per i quali è coerente e profittevole per l’Autore dare mandato all’Editore Musicale. L’Editore Musicale, come visto prima, si adopera per dare quindi tutela, gestione economica e marginalità al lavoro svolto dall’Autore, per la scrittura delle Composizioni Musicali.
È utile precisare e sottolineare come Autori ed Editori siano retribuiti, per le proprie prestazioni professionali, solo dai proventi generati dalle diverse utilizzazioni delle Composizioni Musicali e quindi vivano esclusivamente di Diritto d’Autore.

Come investe le proprie risorse Warner Chappell sul territorio?
L’attività di Warner Chappell è molto ampia e in tutte le sue diverse declinazioni, ha il primario obiettivo di tutelare le Composizioni Musicali facenti parte dei propri cataloghi.
La gestione dei repertori esistenti è sicuramente un elemento essenziale della nostra quotidianità, ma pari impegno viene riservato alla ricerca e allo sviluppo di nuovi repertori, nuovi Autori, nuovi talenti.
Abbiamo in essere collaborazioni con Autori e Compositori – con contratti di esclusiva editoriale; con etichette indipendenti con le quali collaboriamo nelle attività di scouting; con Artisti consolidati, per mantenere una importante presenza sul mercato.

Quali sono le aree nelle quali Warner Chappell si muove per promuovere i propri repertori?
Siamo sempre alla ricerca di nuove formule di applicazione e sviluppo della nostra musica, sia essa di Catalogo, inedita o composta appositamente: nella comunicazione, nel cinema, nei Media in genere. Comunque in tutte quelle aree dove la musica può avere una sua presenza, di primo piano o di “contorno”.
Il grande vantaggio che abbiamo nel trattare il “Prodotto Musica” è che questa risorsa ha una versatilità di utilizzo e di fruizione tale, soprattutto grazie anche alle nuove tecnologie, che la rende adatta e utilizzabile in tantissime aree della comunicazione e del marketing.
In estrema sintesi possiamo dire che il limite delle utilizzazioni è solo dettato dalla nostra fantasia.

  Negli ultimi anni si parla tanto dei talent show. Questi contenitori televisivi, aiutano la musica?
La risposta, a mio avviso, più corretta è sicuramente “si, i talent aiutano la musica”. Credo però che per essere sufficientemente esaustiva la risposta avrebbe bisogno di un maggior approfondimento. I talent sono dei contenitori televisivi, che offrono per l’appunto l’opportunità a nuovi talenti, prevalentemente interpreti, di accedere attraverso una sorta di “corsia preferenziale”, al mercato. Bisogna tenere quindi presente le due caratteristiche primarie dei talent: sono contenitori televisivi e offrono questa opportunità prevalentemente ad artisti interpreti. Queste due condizioni fanno si che i talent possano rappresentare una risorsa artistica, ma non possano esaurire interamente l’offerta creativa musicale in un mercato, ampio e variegato, come il nostro.Per qualche anno, abbiamo assistito a uno squilibrio di offerta proveniente dai talent. Ora credo che si sia in una situazione di maggior livellamento, dove i talent hanno il loro spazio, ma la scena alternativa e più tradizionale, riesce a far emergere Artisti e Gruppi di sicuro livello, che accedono al mercato con modalità più “tradizionali”: molto live e un passaparola che consolida piano piano il prodotto. Una cosa però è certa: i Talent hanno offerto e continuano ad offrire agli Autori una concreta e compiuta opportunità creativa. Un’offerta così importante di interpreti, soprattutto negli anni passati più recenti, necessita costantemente di nuovo repertorio e di nuovi canzoni.

Musica d’Autore vs Mainstream – Catalogo vs Novità – Interpreti vs Cantautori: tendenze contrapposte o complementari?
Sicuramente queste tendenze o più semplicemente, queste diverse declinazioni della musica sul mercato sono tutte importanti e tra loro complementari. L’unica discriminante e la percentuale di incidenza, che è determinata dalle mode e dai diversi momenti storici. Non dimentichiamo che la Musica è una forma d’Arte e di espressione popolare e, come tale, rispecchia tantissimo la società in cui viviamo e alimenta la creatività soprattutto di chi la musica la scrive e la interpreta.

Diritto d’Autore – mercato liberalizzato vs mercato esclusivo: qual è la soluzione migliore?
La soluzione migliore non passa attraverso una “definizione”, ma da ciò che offre oggettivamente le migliori garanzie per i titolari dei Diritti, che sono gli Autori e gli Editori.
La questione è complessa ma cerco di esporla al meglio: la musica, come tutte le opere dell’ingegno, non è equiparabile a un qualsiasi altro prodotto di largo consumo o paragonabile ad un’offerta di servizi. Quindi la “liberalizzazione” del mercato del Diritto d’Autore finirebbe per deprimerne il valore, con grave danno per tutta la filiera produttiva.
Questo perché il Diritto d’Autore, che è l’unica fonte di remunerazione che gli Autori e gli Editori hanno per il proprio lavoro, deve essere correttamente tutelato e preservato.
La miglior garanzia, che gli Autori e gli Editori hanno per gestire i propri diritti, è la gestione collettiva. Questo sistema, in uso in tutti i paesi europei, garantisce pari trattamento e dignità a tutti gli Autori (famosi e meno famosi) e consente, attraverso la possibilità di una massa critica importante, di avere il corretto peso negoziale con gli utilizzatori.
Per contro, gli utilizzatori, attraverso un unico intermediario che agisce in nome e per conto di tutti gli Aventi Diritto, hanno la possibilità di ottenere licenze eque.
Il mercato dell’intermediazione del Diritto d’Autore è per consuetudine “esclusivo” in tutti i Paesi dove questo ha una corretta dignità, ed è gestito da Società di Gestione Collettiva, governate direttamente dagli Aventi Diritto e che non sono società con scopo di lucro. Una Società di Intermediazione, che fa della propria attività una sua fonte di guadagno, inevitabilmente va a deprimere la remunerazione di spettanza di Autori ed Editori, dovendo trovare la propria marginalità sulle tariffe applicate. Non dimentichiamoci che la Musica è Cultura, soprattutto in un Paese con tradizioni così radicate come il nostro e che un non corretto modello di gestione del Diritto d’Autore, potrebbe determinare gravissimi danni per tutto il comparto culturale italiano.