14 aprile 2017 | 9:52

Il Cda Rai mostra i muscoli: affievolita la fiducia al dg; piani di produzione delle reti ritirati; ok al bilancio 2016 ma con due membri contrari; no alla deroga all’applicazione del tetto agli artisti; Milano nominato direttore Rai Ragazzi

Anna Rotili –  Clima teso ieri pomeriggio in Cda come avviene da un po’ di tempo a questa parte. Di sicuro si è affievolito il rapporto di fiducia con Campo Dall’Orto e le sue proposte vengono vagliate ai raggi x ma, sottolineano dall’area della maggioranza che “non c’è nessun complotto contro il direttore generale tanto meno per via per i fatti di Report a cui non si è neanche accennato”. C’è stata soltanto una battuta di Guelfi che senza citare Report ha sostanzialmente detto che questa Rai va bene ma c’è un problema editoriale sull’area talk.

Antonio Campo Dall’Orto (Foto: Olycom)

I piani di produzione delle reti sono stati ritirati. E’ stato il fatto più eclatante, segnale chiaro che la luna di miele è finita. Se il bilancio 2016 con qualche sofferenza è passato una brutta musata il dg Antonio Campo Dall’Orto l’ha presa sui piani di produzioni delle reti generaliste e dei canali tematici che vedono tagli molto forti alle produzioni e soprattutto alle produzioni interne. Piani che hanno sollevato forti critiche da parte di tutti i consiglieri che hanno chiesto di rivederli a fondo.
Campo Dall’Orto alla fine ha preferito ritirarli a fronte della certezza che se fossero stati messi ai voti sarebbero stato bocciati. Morale: li dovrà rimodulare.

Il bilancio Rai 2016. Il bilancio è passato con il voto contrario dei consiglieri di opposizione Mazzucca e Diaconale. Via libera da parte di Carlo Freccero di area M5S (oggi grandi supporter del direttore generale) e hanno votato sì i consiglieri di maggioranza Borioni Sddi e Guelfo non senza però osservazioni con l’astensione di Paolo Messa. Messa si è astenuto criticando il forte aggravio dei costi. Ecco alcuni numeri.
Le risorse aumentano. Rai Spa registra nel 2016 un sensibile aumento dei ricavi passati da 2.353.300.000 a 2.627.700.000 con incremento pari +292.400.000. Un risultato frutto del maggior flusso di ricavi derivati dal canone in bolletta pari a +272.200.000.
Schizzano in alto i costi. Peccato che ai maggior ricavi sia corrisposta un’escalation dei costi cosi che nel 2016, complessivamente Rai Spa, a perimetro invariato rispetto al 2015 (escludendo quindi i grandi eventi sportivi), ha registrato un surplus di costi pari a 217.300.000.
Aumentano i costi esterni per beni e servizi per 18.900.000 La cifra non include il costo dei grandi eventi sportivi (Olimpiadi e Mondiali) che è stato pari a 139.600.000 a fronte di maggiori ricavi di pubblicità tabellare pari a +19.100.000 e di sponsorizzazioni-promozioni per +11.600.000.
Cresce il costo del personale per 39.900.000. Pur essendo diminuito di oltre 4 milioni circa il peso delle incentivazioni all’esodo è aumentato il costo dell’organico salito a 908.000.000 contro 885.500.000 del 2015. I dipendenti Rai sono aumentati di 249 unità con l’assunzione di 460 persone.
Mai tanti contratti di lavoro a tempo determinato. Ma a parte queste cifre relative alle assunzioni a tempo indeterminato la cosa che ha scandalizzato i consiglieri di maggioranza sono state le cosiddette ‘prime utilizzazioni’ ovvero i contratti di lavoro autonomo che decide direttamente il direttore generale: nel 2016 sono state 244, un numero superiore alla somma delle prime utilizzazioni registrate negli ultimi tre anni (2013-2014-2015).
Ha pesato per 24 milioni il potenziamento dell’area digital. Cifra che si scompone in 990.000 per l’applicazione Rai Play, 2milioni e mezzo di consulenze e collaborazioni e 14.100.000 di complessivi costi esterni per beni e servizi. A fronte di questo l’impatto del web sulla racconta pubblicitaria è stato di +800mila pari a 5milioni e 800mila contro i 5milioni del 2015.

Passando poi al capitolo nomine, via libera alla nomina di Luca Milano attuale vicedirettore di Raifiction a direttore di Rai Ragazzi con la raccomandazione da parte di diversi consiglieri di affiancargli nel governo della nuova struttura la dirigente Maria Mussi Bollini di grande esperienza sui programmi kid.
TivùSat: riconfermati Picardi e Balestrieri. Sul fronte delle consociate a TivùSat la società delle parabole che la Rai condivide con Mediaset e Telecom sono stati riconfermati Alessandro Picardi alla presidenza e Luca Balestrieri consigliere delegato aggiunto.
RaiCom e Raicinema: nomine rinviate. Con una certa sorpresa non è stato neanche affrontato il capitolo Rai Cinema che il dg ha voluto rinviare.
Si sono fermate anche le nomine a Raicom. Come è noto il dg vorrebbe nominare Gianpaolo Tagliavia, già direttore del Digital, come amministratore delegato della società delle vendite di cui è presidente. I consiglieri non vedono favorevolmente l’eccesso di responsabilità in carico ad una sola persona ma c’è anche dell’altro. Sul tema delle consociate si è aperto una accesa divergenza di vedute tra Siddi e Campo Dall’ Orto.
Siddi, supportato anche Messa, ritiene che il Cda avendo compiti strategici sia chiamato a esprimersi sulle consociate con un voto e non semplicemente a ratificare delle decisioni. Cdo è invece convinto che anche queste nomine rientrino nelle sue prerogative esclusive.

Dulcis in fundo: no del Cda alla deroga all’applicazione del tetto agli artisti. La questione è ancora in alto mare. Ieri mattina è arrivata a viale Mazzini la lettere del ministero dell’economia che invita la Rai a fare approfondimenti con la stessa avvocatura e il Mise. Lettera firmata da un direttore del dipartimento che è stata letta come uno smarcamento del Mef.
Il Cda ha chiesto di muoversi subito per avviare questa interlocuzione ma non ha accettato la proposta di Campo Dall’Orto di una deroga alla data di applicazione del tetto alle star al 30 aprile. “Ma nessuno si illuda – avverte Siddi – i compensi milionari, finiti i contratti in essere, devono cessare anche se il tetto fosse tolto da una norma o da una delibera del governo. Il mercato è cambiato. La Rai deve poter avere libertà di movimento sulle migliori star ma deve dotarsi di una adeguata politica remunerativa che tenga conto del valore del servizio pubblico delle prestazioni, dei risultati e del fatto che i compensi milionari devono essere giustificati”.