18 aprile 2017 | 17:31

Ancora nessuna data per il rimpatrio del giornalista italiano Del Grande, bloccato dalle autorità turche al confine con la Siria. Il reporter: documenti in regola, in stato di fermo per i contenuti del mio lavoro

Non si sblocca la vicenda del fermo in Turchia di Gabriele Del Grande, il documentarista e giornalista italiano fermato dalla polizia agli inizi della scorsa settimana al confine con la Siria, “in una zona del Paese in cui non è consentito l’accesso”. 

La situazione del reporter sarebbe seguita dalle autorità italiane in contatto con quelle locali, ma al momento non c’è ancora una data certa per il suo rimpatrio, che dovrebbe avvenire con un provvedimento di espulsione,dopo il completamento delle relative procedure giudiziarie.

Gabriele Del Grande

“Abbiamo attivato tutti i nostri canali, sia in loco sia qui. Abbiamo ricevuto delle rassicurazioni, informato la famiglia e chiesto che tutto si concluda nel più breve tempo possibile”, ha ribadito a riguardo il ministro degli Esteri Alfano al ‘Corriere della Sera’, dopo che ieri il padre del giornalista in un’intervista con il Tgr Rai della Toscana aveva detto: “Diamo tutta la fiducia, ma non sapere niente ci fa stare molto in ansia”.

Nel pomeriggio di oggi, secondo quanto segnalato dall’agenzia Ansa, Del Grande è riuscito a contattare per la prima volta l’Italia dal telefono del Centro dove è detenuto. “Sto bene, non mi è stato torto un capello ma non posso telefonare, hanno sequestrato il mio cellulare e le mie cose, sebbene non mi venga contestato nessun reato”, ha spiegato, raccontando di essere al telefono circondato da quattro poliziotti e annunciando la sua intenzione di iniziare da stasera uno sciopero della fame. “Invito tutti a mobilitarsi per chiedere che vengano rispettati i miei diritti”, ha detto ancora Del Grande. “I miei documenti sono in regola, ma non mi è permesso di nominare un avvocato, né mi è dato sapere quando finirà questo fermo. La ragione del fermo è legata al contenuto del mio lavoro. Ho subito interrogatori al riguardo. Ho potuto telefonare solo dopo giorni di protesta”.

“Non mi è stato detto che le autorità italiane volevano mettersi in contatto con me”, ha proseguito Del Grande. “Mi hanno fermato al confine, e dopo avermi tenuto nel centro di identificazione e di espulsione di Hatay, sono stato trasferito a Mugla, sempre in un centro di identificazione ed espulsione, in isolamento”.

“Quello che sta emergendo dal contatto telefonico che Gabriele Del Grande ha avuto dopo otto giorni è un quadro molto grave che non è per niente tranquillizzante, come ci faceva pensare la valutazione della Farnesina”, il commento rilasciato all’Ansa dal portavoce di Amnesty Italia Riccardo Noury. “Mi pare di capire che qui non si tratta di ultimare le procedure per l’espulsione quanto piuttosto di tentare, da parte delle autorità turche, di estorcere a Gabriele delle informazioni riguardo la sua legittima attività di giornalista”. “Ci preoccupa moltissimo che abbia iniziato uno sciopero della fame. La Farnesina deve fare molto di più di quello che ha fatto in questi otto giorni”, ha concluso.