18 aprile 2017 | 17:35

Roberto Benigni e la moglie Nicoletta Braschi querelano ‘Repot’: nella puntata notizie false e diffamatorie. La replica del conduttore Sigfrido Ranucci: mai detto che l’attore abbia preso soldi pubblici

Si apre un nuovo fronte contro Report. Dopo l’inchiesta sui finanziamenti allo spettacolo, mandata in onda il 17 aprile, Roberto Benigni e la moglie Nicoletta Braschi hanno deciso di querelare il programma di Rai 3. Nella nota in cui l’avvocato Michele Gentiloni Silveri ha comunicato “di aver ricevuto mandato di sporgere querela presso la Procura della Repubblica di Roma nei confronti dei dott.ri Giorgio Mottola e Sigfrido Ranucci, nonché di chiunque altro abbia con loro concorso o cooperato”, si parla di “notizie false e gravemente diffamatorie diffuse nel corso della puntata”.

Roberto Benigni e Nicoletta Braschi (foto Olycom)

 Nell’inchiesta in questione Report ha raccontato la vicenda degli studi di Papigno, in Umbria, dove Benigni ha girato ‘La vita è bella’ e ‘Pinocchio’. Un polo cinematografico che, secondo il programma, avrebbe goduto di 16 milioni di euro di finanziamenti pubblici.

“Quello che contestiamo è che l’operazione imprenditoriale si sia basata su fondi pubblici e che Benigni sia poi ‘scappato’ per non sopportarne i costi”, hanno spiegato i legali. “In realtà non è vero che l’operazione ha goduto di finanziamenti pubblici, perché la ristrutturazione è stata fatta a spese di Benigni. E non è vero che il nostro cliente è scappato di fronte al mancato rilancio di Papigno, quando poi gli studi sono stati rilevati da Cinecittà Studios, società di Luigi Abete, Aurelio De Laurentiis e Andrea Della Valle. La ristrutturazione è costata 7,4 milioni a carico di Benigni; Cinecittà Studios ha ‘comprato’ 5 milioni di credito; Benigni deve ancora riscuotere 1,1 milioni. Dunque ci ha rimesso. Lo stesso Benigni ha detto ai microfoni di Report ‘Non si sa quanti soldi ci ho perso’”.

Nella foto un passaggio di ‘Report’ con Sigfrido Ranucci

A stretto giro la replica del conduttore Ranucci ripresa dall’agenzia Ansa. “Non abbiamo mai detto che Benigni ha usufruito di finanziamenti pubblici per ristrutturare gli studi di Papigno”, ha precisato il giornalista. “I 10 milioni di fondi pubblici, citati dal sindaco di Terni, sono serviti per bonificare e sistemare il contesto intorno all’operazione”. Il programma, ha spiegato ancora, “ha dato conto del fatto che Cinecittà Studios ha di fatto ‘rilevato’ i 5 milioni investiti da Benigni nella società, pur pagandone solo 3,9 milioni, come ha precisato una nota del legale di Benigni che abbiamo letto”. “Abbiamo poi sostenuto che quel debito rischiamo di pagarlo noi, se dovesse andare in porto la trattativa per riportare Cinecittà sotto l’egida dello Stato”.