19 aprile 2017 | 16:00

Verificare fonti e notizie senza smettere di investire risorse nell’informazione di qualità. La ricetta di Social Media Marketing Day per combattere le fake news. Gli interventi di Luigi Contu (Ansa), Paolo Liguori (Tgcom), Lorenzo Ottolenghi (Rainews) e Matteo Marani (Sky Sport)

di Matteo Rigamonti – Verificare la veridicità delle notizie, anche di quelle provenienti dai social network, dubitare di ciò di cui non si può essere sicuri, e affidarsi a fonti autorevoli laddove ciò sia possibile. Ma soprattutto non smettere di investire risorse nell’informazione di qualità. Sono alcuni degli ingredienti della ricetta contro le fake news emersi questa mattina in occasione dell’incontro ‘Social media e fake news’ organizzato da Web marketing manager.

Andrea Albanese, Paolo Liguori, Lorenzo Ottolenghi e Matteo Marani (Foto: Primaonline.it)

A discuterne sono intervenuti: Luigi Contu, direttore dell’Ansa, Paolo Liguori, direttore Tgcom e Tgcom24-Mediaset, Lorenzo Ottolenghi, vicedirettore di Rainews24, Rainews.it e Televideo, nonché responsabile del portale informativo Rai, e Matteo Marani, vicedirettore di Sky Sport, in una tavola moderata da Andrea Albanese, social media marketing e digital communication advisor.

“Una notizia è un fatto vero, rilevante e che interessa la collettività”, ha esordito Luigi Contu, mentre “una fake news è una notizia volutamente falsa”. “Per contrastare il fenomeno delle false notizie”, ha spiegato il direttore dell’Ansa, “dobbiamo investire sull’alfabetizzazione digitale. Perché anche sui social, le fonti certe ci sono”.

 

“Fare informazione corretta – ha aggiunto – ha un costo. E il fattore economico è del tutto rilevante in questo settore”. Quanto al propagarsi delle bufale in rete, grazie anche agli algoritmi del web, il direttore dell’Ansa ha detto: “Facebook ha costruito un genio che non riesce a rimettere dentro la lampada”. Scorretto anche “pubblicare notizie sexy per catturare click”, ha ricordato Contu.

Dopo il direttore dell’Ansa – che ha confidato come sul sito dell’agenzia sempre più traffico provenga da chi sui motori digita la parola “Ansa” – è toccato al direttore di Tgcom24. “Il digitale ci ha scompaginato”, ha confermato Paolo Liguori, convinto che “al cuore delle fake news ci sia il meccanismo della pubblicità automatica online”.

“L’informazione – ha aggiunto – è come il palo della giostra: tutti ci giriamo intorno. Se si inclina, la giostra si ferma”. Motivo per cui, secondo Liguori, a chi lavora nell’editoria e nei media e vuole combattere le fake news, non resta che “rimboccarsi le maniche” e “buttarsi sui social per smentire ogni falsità”.

I social network, infatti, secondo Liguori, sono al tempo stesso il “più grande diffusore di notizie false e il più veloce canale per smentirle”. Del resto, ha ironizzato, “io sono cresciuto con la televisione, pensate che abbia fatto meno danni dei social?”.

“Preservare la cultura del dubbio, fare domande – spiega Lorenzo Ottolenghi di Rainews – è fondamentale per non credere a qualsiasi cosa venga pubblicata. Il servizio pubblico – sottolinea – ha un plus di responsabilità. In più – prosegue – sempre più spesso ci rendiamo conto che i lettori, gli spettatori, hanno voglia di assistere agli eventi senza mediazioni e di grande impatto”.

Più dubbioso sul ruolo dei social è Matteo Marani di Sky Sport: “l’alternativa alle bufale è pagare i professionisti, fondamentale diventa sempre di più il ruolo delle agenzie di stampa”.