19 aprile 2017 | 18:39

Dal caso Report al tetto agli stipendi in Rai. Ecco i temi toccati dai consiglieri di Viale Mazzini in Commissione di Vigilanza

Dalle polemiche sull’ultima puntata di Report alla spinosa questione del tetto ai compensi, passando per le risposte all’Autorità Anticorruzione in merito ad alcune assunzioni di esterni. Sono questi i temi sui quali si sono concentrati principalmente gli interventi dei memebri del Cda Rai intervenuti oggi, insieme alla presidente Monica Maggioni, in commissione di Vigilanza.

Paolo Messa (foto: Linkedin)

“Vorrei fare un appello a concentrarsi sul merito della gestione dell’azienda. L’impegno di tutti noi è svolgere nel migliore dei modi la funzione che ci è stata assegnata. Ho voluto produrre una memoria che ho consegnato in segreteria e inviato nelle caselle di posta di tutti voi, perché la vicenda Anac richiede un’attenzione e una consapevolezza particolari”, ha esordito Paolo Messa. “Ho voluto precisare le iniziative intraprese in consiglio. Devo dire che la tensione su questa materia è stata unanime. Non ho voluto tirare in ballo i colleghi, ma mi sento di dire che in consiglio tutti lavorano seriamente sul merito delle questioni”.

Nella memoria Messa ha voluto sintetizzare i principali passaggi che lo hanno interessato, in quanto Consigliere d’amministrazione Rai, “con l’obiettivo di poter assicurare il pieno rispetto degli obblighi relativi alla trasparenza e alle misure anticorruzione”. Messa parla dei suoi interventi in Cda in particolare sul rispetto delle norme anticorruzione, a partire dall’invito del 24 settembre 2015 a realizzare un incontro del Cda “con il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione” per un confronto. Ma nel lungo documento il consigliere Messa dice anche di “cogliere altresì l’occasione di segnalare una più generale visione critica dell’attuale governance aziendale anche al fine di offrire al vostro importante lavoro ulteriori spunti di riflessione”. In particolare, in riferimento alla seduta del 26 maggio del 2016 riporta le affermazioni del direttore generale sul fatto che “il dibattito consiliare tende a riguardare con una certa ricorrenza la valutazione dell’ambito gestionale e le relative dinamiche, che a suo avviso esula dalla sfera di competenza propria dell’organo di amministrazione”. “Questo passaggio – scrive Messa – rende particolarmente esplicita l’idea del dg per cui l’azione del Cda sarebbe una sorta di ‘interferenza’”.

In particolare nella seduta del 7 febbraio 2017 il consigliere Messa “fa richiesta di poter avere tutta la documentazione utile a tracciare il processo di selezione ed assunzione di personale esterno da ottobre 2016 ad oggi, sia in Rai Spa che nelle partecipate, e in particolare in Rai Way dove giungono notizie di una recente assunzione i cui contorni apparirebbero meritevoli di doveroso approfondimento”. Ma, sottolinea Messa, per una risposta “bisognerà attendere il mese di aprile”. In data 18 aprile 2017 “la presidente del Cda risponde alla richiesta informativa” sulle nuove assunzioni esterne avanzata il 23 febbraio, poi sollecitata con una lettera inviata alla stessa presidente il 6 aprile.

Si parla in particolare dell’assunzione di Milena Gabanelli – come vicedirettore per l’offerta informativa, con l’incarico di responsabile dello sviluppo digitale dell’informazione Rai, dal 30 gennaio 2017 al 29 gennaio 2020 – caso che per Messa, “per le indubitabili qualità della professionista in questione, merita di essere contestualizzato nella cornice di una relazione fra dg e Cda non sempre orientata alla trasparenza”.

Tra i primi ad aprire il caso Report Guelfo Guelfi. “Non voglio sopprimere niente, ma neppure tenere in vita per forza. Voglio capire quali sono gli obiettivi che ci poniamo e se vengono centrati, io penso che se ne debba parlare”. Guelfi ha anche citato in modo critico, paragonandoli alla “trasmissione sui borghi”, gli ascolti del programma condotto da Sigfrido Ranucci e di Cartabianca.

Guelfo Guelfi (foto Olycom)

“Apprendo positivamente che ‘Report’ non chiude. Mi dispiace che lo stesso trattamento non sia stato riservato alla trasmissione della Perego”, ha detto invece Giancarlo Mazzuca, che poi sulla vicenda Anac ha aggiunto: “occorre risolvere il problema in tempi rapidi”. Sul tetto ai compensi, “se permettete – ha ironizzato Mazzuca – ci sono consiglieri che non prendono una lira mentre per gli artisti che prendono cifre molto alte sembra che sia la fine della Rai. Noi aspettiamo lumi dal Mef e dal Mise, ma vorrei anche sentire il parere della Vigilanza”.

Giancarlo Mazzuca, direttore del Giorno (foto Olycom)

Giancarlo Mazzuca (foto Olycom)

“La vicenda di ‘Report’ è emblematica di una gestione difficile all’interno della Rai”, ha invece affermato Arturo Diaconale. “Io mi chiedo perché  dentro la Rai non siano responsabili i giornalisti come avviene nei giornali? Nei programmi non c’è un direttore responsabile e in questi casi chi risponde? Il capostruttura? Non è un giornalista. Il  direttore di rete? E perchè? Se si trasferisse la responsabilità che c’è nella testate della carta stampata, allora si troverebbe un responsabile”.

Arturo Diaconale (foto Olycom)

Arturo Diaconale (foto Olycom)

“Credo che il giornalismo di inchiesta sia sacrosanto”, ha aggiunto Diaconale, “ma va applicato il principio responsabilità, altrimenti  l’informazione diventa condanna della stessa informazione”.

Nel suo intervento ha toccato poi il tema del tetto agli stipendi degli artisti. “I tetti sono frutto di un’interpretazione della legge che siamo tenuti ad applicare. Se  non ci saranno modifiche saremo costretti a tenerli, con la consapevolezza che potrebbero provocare qualche fuga ma anche effetti benefici come un calmiere del mercato generale e l’individuazione di nuovi protagonisti”, ha spiegato Diaconale, che poi ha dedicato spazio anche ai rapporti tra il dg e i membri del Cda. “Ci sono due normative che si scontrano: quella che ha fatto eleggere il Cda dal Parlamento e la riforma della governance che ha dato al direttore generale un potere superiore. Il Consiglio è quindi depotenziato rispetto al dg e i momenti di frizione nascono da questo contrasto. Trovo che sia naturale, anzi, obbligatorio sottoporre la gestione monocratica al massimo del  controllo, ma il contrasto tra le due normative sta arrivando al pettine”.

“Noi abbiamo cercato di esercitare questo controllo al di là delle questioni politiche, tanto che tra consiglieri d’amministrazione di  differenti estrazioni politiche ci siamo spesso trovati d’accordo su  posizioni che in altri ambiti sarebbero state diverse. Il Cda non può  permettersi di non esercitare il controllo”, ha concluso Diaconale.

“Io rispetto il volere del Parlamento, ma il tetto ai compensi delle star distrugge l’azienda perché porta via le entrate pubblicitarie. Almeno fatelo per gradi”, ha detto invece Carlo Freccero, invitando il Parlamento a fare chiarezza. “Siamo in aprile, occorre consegnare i palinsesti autunnali e senza questa certezza sui tetti ai compensi delle star non si puo’ approvare il piano di produzione 2017-2018. Ve lo chiedo in ginocchio, perche’ so come si fanno i palinsesti e i programmi”.

Carlo Freccero (foto Olycom)

“I tetti ai compensi artistici sono un problema per la Rai? Forse sì, perché non si potrà contare sui grandi nomi e si potrebbe avvantaggiare la concorrenza. Ma potrà anche voler  dire che si dovrà fare tanta sperimentazione e nel servizio pubblico  quando si sperimenta, inevitabilmente si sbaglia. Penso però che  questa potrà essere un’occasione, forse pericolosa e difficile, ma un’occasione”, ha affermato invece Rita Borioni, nel corso del suo intervento.

Borioni ha anche sottolineato che mentre “sui tetti ai compensi come Cda abbiamo rispettato la legge e siamo stati parte attiva, sui  rilievi dell’Anac e sul piano dell’informazione siamo parte ricettiva in quanto esercitiamo solo funzioni di controllo e non di indirizzo”.

Rita Borioni (foto LinkedIn.com)

“Non è stato mai portato in cda un piano di riforma dell’informazione da votare. Se la Vigilanza considera piano una bozza ritirata ne prendo atto e ubbidisco. Una bozza ritirata tale rimane”, ha detto invece Franco Siddi, sostenendo che difficilmente in questa consigliatura si arriverà a un risultato definitivo in materia di riforma del sistema informativo del servizio pubblico. “Le slide del dg per un nuovo piano dell’informazione necessitano di sviluppo in direzione per la rimodulazione di testate, innovazione web e coordinamento editoriale”, ha proseguito Siddi, parlando di “due grandi aree con informazione di flusso da un lato e generalista dell’altro”. Siddi ha inoltre precisato che “la legge della governance Rai non cambia le responsabilità civilistiche degli amministratori”. “Da consiglieri – ha detto – prendiamo atto delle difficoltà su una serie di punti nell’esercizio dei compiti degli amministratori. Non surroghiamo altre funzioni”.

Franco Siddi

Franco Siddi, consigliere Rai e presidente di Confindustria Radio Televisioni (CRTV)