20 aprile 2017 | 14:51

Per i diritti tv del Giro d’Italia rifiutate offerte anche più alte della Rai, ma è positivo siano andati al servizio pubblico, dice Urbano Cairo: la corsa va valorizzata nel modo migliore

“Un giro a tappe di questa portata e qualità non poteva non andare al servizio pubblico, anche se abbiamo avuto molte altre manifestazioni di interesse – anche più alte di quelle della Rai – da parte di molti altri broadcaster. Abbiamo tuttavia preferito non accettarle e continuare con la Rai”. E’ quanto ha dichiarato l’amministratore delegato di Rcs, Urbano Cairo, nel corso di una conferenza stampa a Milano legata al prossimo Giro d’Italia che partirà il 5 maggio per concludersi tre settimane più tardi proprio nel capoluogo lombardo con una tappa a cronometro di 29 chilometri.

“La Rai ce l’ha fatta ad aggiudicarselo e c’è riuscita con molta abilità. È una cosa molto positiva e importante”, ha detto ancora l’editore, definendo la corsa “un evento nazionalpopolare; una manifestazione che ha unito l’Italia più di quanto abbiano fatto molte altre cose” e ribandendo: “La Rai ha la possibilità di coprire il Giro in modo eccellente”.

Urbano Cairo (foto Olycom)

Cairo non ha ribattuto direttamente a Michele Anzaldi, il deputato Pd che ieri ha presentato un’interrogazione in commissione di Vigilanza per chiedere ai vertici della Rai se sia vero che i costi dei diritti per la trasmissione del Giro sarebbero saliti di sette milioni di euro rispetto alla precedente edizione, ma prendendo a riferimento il Tour de France ha detto: “a chi si stupisce dei valori importanti del Giro vorrei dire, non dimentichiamo che il Tour de France prende dalla tv francese qualcosa come 35 milioni di euro all’anno e ha un fatturato globale di circa 100 milioni: un valore infinitamente maggiore al Giro”. La competizione, ha ribadito Cairo, “va valorizzata nella maniera migliore a livello di televisione pubblica, diremo domani quanto dura il contratto”.

Attraverso la Gazzetta dello Sport, Rcs è lo storico partner della manifestazione, giunta quest’anno alla sua 100esima edizione, e una delle indicazioni emerse dal nuovo Piano industriale elaborato da Cairo e dai suoi manager alla fine dello scorso anno per il gruppo editoriale punta proprio a incrementare il fatturato della manifestazione e portarlo a livelli ritenuti più consoni.

Cairo ha anche parlato della situazione in Lega Calcio, dove a suo dire “servono manager giovani, bravi, che vadano in giro per il mondo a rappresentare il calcio italiano e siano capaci di sviluppare i diritti esteri che, per il momento, sono troppo bassi rispetto a campionati come quello spagnolo, i cui valori sono quasi quattro volte superiori a quello italiano”.

A chi gli faceva notare che il profilo tratteggiato per il nuovo Presidente di Lega non sembrasse calzante all’ex a.d. del Milan, Adriano Galliani, considerato tra i nomi più papabili per la carica, Cairo ha detto dell’ex ad rossonero: “lo stimo e lo conosco da molti anni, ma non è un problema di nomi, bensì di organizzazione della lega. Non è che Galliani da solo possa fare tutto il lavoro che va fatto”.