21 aprile 2017 | 10:49

Siddi a ‘Repubblica’: Non c’è un genio e tutti gli altri imbecilli

Giorgio Greco – Cedere tutti un pò di autoreferenzialità e non far passare l’dea che “c’è un genio incompreso e gli altri sono degli imbecilli”. E’ l’invito-appello del consigliere di amministrazione della Rai, Franco Siddi, che, in un’intervista a La Repubblica, torna sulla vicenda del piano editoriale. “Non voglio polemizzare con Verdelli, non è una controparte. Fra l’altro lo rispetto profondamente, vorrei però ricevere lo stesso rispetto”, spiega Siddi. “Mi ha dato del bugiardo: capisco l’ansia e l’amarezza, ma non posso consentire che venga messa in dubbio la mia onestà». E ribadisce che quello presentato è, come dice la dicitura, una “proposta a cura di”.

Franco Siddi (foto Studio Franceschin)

Franco Siddi (foto Studio Franceschin)

“Non è stato portato un vero piano al voto, come abbiamo spiegato assieme agli altri consiglieri, sottolinea, “Non siamo arrivati a quel punto. In quel testo c’erano anche cose buone, sfidanti, nessuno lo nega: però era irrealizzabile. Non era efficace. E un piano deve esserlo, altrimenti è letteratura o saggistica. La Corte dei conti, tra l’altro, ci invitò a fare attenzione anche ai costi. Poi è arrivata la riunione in cui Campo Dall’Orto ha ritirato quel testo, impegnandosi a rimodularlo. Si butta tutto sulle spalle di questo povero cda, ma chissà se quella volta invece è mancata comunicazione tra Verdelli e il dg. Fatto sta che il piano non c’è». Per Siddi si può ripartire “ma non può passare l’idea che non c’è un piano perché è stata lesa la ma1està di un dirigente temporaneo della Rai. Viale Mazzini non si ferma per Verdelli”.
L’ex segretario della FNSI aggiunge che un piano deve contenere gli obiettivi e l’organizzazione complessiva, prevedere le risorse e la sostenibilità economica: “di tutto questo c’era poco. Però c’era il Tg2 a Milano: avete visto cosa è successo quando Sky ha annunciato che sposterà lì il Tg? Si può fare tutto, ma bisogna capire come, a partire dai costi. La verità è che la Rai non ha bisogno di personalismi». E alla domanda se ci sia un un deficit grave di comunicazione col Dg, risponde “avevo previsto difficoltà, sono frutto di una nuova legge che disegna la figura del direttore generale che è anche ad, ma che diventerà realmente tale nel 2018. Adesso ha compiti importantissimi, ma deve rapportarsi con il consiglio. Altra cosa sarebbe se un dg pensasse che la Rai è di uno solo”.