21 aprile 2017 | 14:00

Serve un fronte comune per arginare le fake news, dice Laura Boldrini all’incontro #BastaBufale. La disinformazione un pericolo, ai media tradizionali richiesto uno sforzo aggiuntivo per non perdere la loro credibilità

“Se faremo un fronte comune creeremo un argine a questa deriva, che altrimenti ci travolgerà”. A dirlo Laura Boldrini, in occasione di #BastaBufale, l’evento organizzato a Montecitorio, per discutere sul tema delle fake news in quattro tavoli di lavoro dedicate a scuola, digitale e piattaforme social, imprese, e media tradizionali. “Essere informati correttamente è un diritto, essere disinformati è un pericolo. Questa giornata è frutto di un percorso iniziato alla Camera dei deputati tempo fa”, ha detto la presidente della Camera, ricordando che verrà avviata “un’indagine conoscitiva sulle fake news nel nostro Paese”.

“Chi droga il discorso pubblico vuole alterare l’assetto democratico. Stiamo parlando di qualcosa di dirimente. Chi immette fatti falsi vuole creare caos, confusione, una società senza riferimenti, vuole condizionare l’opinione pubblica. Dobbiamo prendere molto seriamente” questa situazione, ha detto ancora sottolineando che “in primis le istituzioni devono fare da traino” nel contrasto alle notizie false.


Secondo Boldrini “i media tradizionali sono oggi chiamati a uno sforzo aggiuntivo, perché c’è in gioco la loro stessa credibilità”. “Perché il rischio è che nessuno sia più credibile e questo minerebbe la libertà di stampa, uno dei fondamenti di ogni democrazia compiuta”. “Le redazioni – ha continuato, dovrebbero dotarsi di personale addetto al fact checking e al debunker, per evitare la pubblicazione di bufale e smontare quelle che vengono pubblicate da siti non attendibili”.

Nel suo intervento Boldrini ha fatto poi riferimento anche alle ‘bufale’ che l’hanno riguardata in prima persona. “Ho voluto rendere pubblica più di una bufala riguardo mia sorella scomparsa anni fa e che non si e’ mai occupata di cooperative di immigrati”. “Perche’ l’ho fatto? Perchè io ho la facoltà di denunciare, di rendere noto. Molte persone nella stessa identica condizione non hanno questa facoltà, mi sembra doveroso anche se fa male, per attirare attenzione su un fenomeno brutale” dove c’e’ “chi si arricchisce”.

“Non dobbiamo lasciare sole le persone che credono che tutto ciò che leggono sul web sia vero, come già accaduto con la televisione nei decenni passati”, ha osservato. “Anche le imprese dovrebbero essere più responsabili e rifiutarsi di pubblicare inserzioni pubblicitarie sui siti che vivono di disinformazione”, ha osservato poi.

“La formazione è il motore primo per creare gli anticorpi alla disinformazione. Un’università americana ha redatto uno studio dove si spiega che gli adolescenti fanno fatica a distinguere tra una notizia e un’informazione pubblicitaria. La disinformazione trova terreno fertile dove il livello culturale è basso, dove chi legge non ha maturato uno spirito critico che gli consente di capire cosa è vero e cosa è falso per questo bisogna lavorare nelle scuole e nelle università”, ha spiegato ancora Boldrini.

“Il 2 maggio, vigilia della giornata mondiale per la libertà di stampa, noi faremo un evento qui alla Camera”, nel corso del quale sarà presentato un documento che, mi auguro, “sia pieno di misure concrete”, ha detto in conclusione. “Un evento al quel parteciperanno, tra gli altri, la ministra dell’Istruzione, il presidente di Confindustria, il presidente della Fieg, la presidente della Rai e la vice presidente di Facebook”.