24 aprile 2017 | 11:16

Gli Stati generali dell’informazione in Lombardia accendono i riflettori sulla riforma dell’editoria e le nuove sfide della professione. Dal digitale, all’accesso all’albo, passando per i nodi della retribuzione e della previdenza

di Matteo Rigamonti – Due giorni e cinque tavoli tecnici per fotografare lo stato dell’informazione in Lombardia, dove operano circa un quarto dei giornalisti italiani (fonte: Osservatorio Agcom), tra note difficoltà e sempre nuove sfide. Si sono conclusi gli Stati generali dell’informazione in Lombardia, organizzati dall’Assessorato alle Culture, Identità e Autonomie della Regione in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti regionale. Presenti al palazzo delle Stelline, tra i numerosi e autorevoli relatori dal mondo dell’accademia e della professione, la presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, gli assessori regionali Cristina Cappellini (Culture, Identità e Autonomie) e Massimo Garavaglia (Economia, Crescita e Semplificazione), tre presidenti di Ordini dei giornalisti regionali Gabriele Dossena (Lombardia), Paola Spadari (Lazio) e Alberto Sinigaglia (Piemonte) e il direttore di ’7′ Beppe Severgnini a coordinare e concludere il tavolo sulla riforma dell’editoria.

Gli Stati generali dell’informazione in Lombardia sono un’importante occasione, ha spiegato il presidente dell’Odg della Lombardia, Gabriele Dossena, per approfondire i contenuti della riforma dell’editoria in vista della data del 15 maggio per la quale è atteso il varo dei decreti attuativi e che “potrebbe essere una svolta per chi fa il nostro mestiere”, ha detto. Ma anche un’occasione per riportare all’ordine del giorno l’altrettanto atteso rinnovo del contratto di lavoro giornalistico. Due giorni dai quali sono emerse altresì diverse proposte sulle nuove sfide legate al digitale che sempre più pressantemente rappresentano un pungolo tanto all’aggiornamento professionale quanto all’organizzazione del lavoro all’interno (e all’esterno) delle redazioni.

Cristina Cappellini (Foto: Primaonline.it)

L’assessore Cristina Cappellini ha espresso “l’auspicio che gli Stati generali dell’informazione in Lombardia diventino appuntamento fisso nei prossimi mesi, nei prossimi anni”. Perché “fare cultura non significa solo occuparsi di mostre e musei” ma anche di un tema come questo che é “molto sentito da chi come noi vive un intreccio costante con il mondo del giornalismo”. “Tentiamo di presentare qualcosa di nuovo”, ha aggiunto l’assessore Massimo Garavaglia.

Massimo Garavaglia e Gabriele Dossena (Foto: Primaonline.it)

Che la professione stia cambiando è sotto gli occhi di tutti. Come ha ricordato, Marina Macelloni, presidente dell’Inpgi, infatti, il reddito medio dei giornalisti dipendenti è ancora di 60mila euro l’anno (67mila euro in Lombardia), mentre quello dei freelance è pari a 15mila euro e i co.co.co guadagnano in media 8mila euro l’anno. In Lombardia, gli iscritti alla gestione principale dell’Inpgi sono 9.346 (di cui il 55% uomini) sui quasi 35mila, ma solo 4.500 gode di un rapporto di lavoro. L’altra metà non lavora o non versa contributi. All’Inpgi 2 in Lombardia sono iscritti 9.436 giornalisti ma solo 5.500 versano contributi.

Marina Macelloni (Foto: Primaonline.it)

“Sui bilanci dell’Inpgi pesa ancora moltissimo la crisi dell’editoria”, ha aggiunto Macelloni, “solo nel 2016 sono stati persi 800 posti di lavoro. Siamo intervenuti con una riforma importante ma non basta: ci vuole un impegno di tutti per far ripartire l’occupazione nel settore ferma da un decennio. Noi siamo disponibili a discutere con tutti perché si trovino delle soluzioni serie”.

Beppe Severgnini (Foto: Primaonline.it)

“O si cambia o si muore”, ha concluso Beppe Severgnini ipotizzando addirittura il praticantato per i giovani che lanciano un proprio prodotto editoriale o che fanno i research assistent di giornalisti affermati.

Sul sito dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia il documento di sintesi con le proposte emerse in occasione degli Stati Generali dell’Informazione: proposte alcune delle quali potranno trovare nella Regione e nell’Ordine regionale interlocutori adeguati, altre da rivolgere al governo e ai più alti organi di rappresentanza della categoria. Qualche esempio? Convenzioni con l’Ordine dei commercialisti e con quello degli avvocati per agevolare la vita ai freelance, regole certe per i blogger e pagamenti smart via app per le fatture dei liberi professionisti. E liberare dalle briglie burocratiche i tirocini per i giovani che vogliono cominciare la professione.