26 aprile 2017 | 18:30

In Cda cerchiamo di capire come fare una sintesi sul tetto ai compensi delle star, c’è la volontà di mantenere l’azienda in vita all’interno del mercato audiovisivo del Paese, dice la presidente Rai, Maggioni: per un piano informazione profondo serve tempo; il piano Verdelli non aveva sostenibilità industriale

Individuare il percorso giusto sul tema del tetto ai compensi artistici è “molto complesso. Non ho la certezza della soluzione ma ho la certezza che il Cda Rai cercherà di tenere insieme gli elementi contenuti nel parere dell’Avvocatura dello Stato, le intenzioni del legislatore e la volontà di mantenere l’Azienda in vita all’interno del mercato audiovisivo del paese”. La presidente della Rai Monica Maggioni, durante l’audizione in commissione di Vigilanza Rai, si esprime così sulla questione della soglia fissata in 240mila euro annui dalla legge 198 del 2016 e, più specificamente, sulla necessità o meno di applicare la stessa soglia (già entrata in vigore per gli stipendi Rai) anche ai compensi artistici di chi ha contratti con la Rai.

Monica Maggioni, presidente Rai (Foto:Olycom)

“Ci riuniremo in Cda tra poco”, ha spiegato, come riportano le agenzie, “per cercare di capire come fare sintesi, tenendo conto della lettera arrivata dal Mise in recepimento del parere dell’Avvocatura dello Stato (il riferimento è alla missiva firmata dal sottosegretario Antonello Giacomelli e rivolta a lei e al Dg) e della necessità di costruire un criterio serio e rigoroso che recepisca il principio della legge (198 del 2016, ndr) che punta a ridiscutere cose cristallizzate da tempo con l’intenzione di mantenere valore all’Azienda”.

Maggioni è poi tornata sul tema delle precisazioni richieste dall’Atorità Anticorruzione sulle nomine di dirigenti esterni. “L’Anac ha chiesto ulteriori precisazioni su alcune posizioni, le lettere di chiarimento della Rai sono partite nei giorni scorsi e credo che ci sarà un incontro a breve”. Maggioni ha inoltre ricordato che l’Anac “ci ha fatto osservazioni su alcune assunzioni esterne, abbiamo richiesto delucidazioni al Mef su due figure e non ci ha dato risposte”. In merito al responsabile della sicurezza, la presidente ha spiegato che la decisione “non è prerogativa del cda, ma al consiglio è stato fatto rilevare il timore che agire nel senso di ritrattare l’assunzione avrebbe potuto comportare un danno all’azienda e bisognava capire cosa era meglio”.

“Questo cda – ha ricordato inoltre Maggioni – in gennaio ha deciso che per 55 posizioni aziendali si potesse prescindere dal job posting interno. Nel piano approvato l’anno prima erano qualche centinaio e fino a all’anno prima non esisteva nemmeno un piano per la lotta alla corruzione. Per assurdo tutte le 13 mila posizioni Rai potevano essere scelte dal vertice aziendale senza job posting. Questo è il percorso svolto dal cda”. ”Il cda si è mosso nella delimitazione dei perimetri, limitando a 55 le posizioni aziendali sulle quali interviene la nomina diretta che prescinde da job posting. Forse sono ancora tante e le restringeremo”, ha aggiunto successivamente.

“Se c’è una persona che non ha bisogno di sentirsi ripetere l’urgenza sul piano dell’informazione sono io. Ma non può essere un pannicello caldo, per quello basta un quarto d’ora, ma se è una cosa profonda allora serve tempo”. Ha detto poi Maggioni. Secondo la presidente nel piano di Verdelli “non c’era la sostenibilità industriale. Le premesse editoriali erano corrette, ma lo sviluppo non arrivava a una vera ristrutturazione e per questo si è messo in discussione”. Maggioni ha spiegato, quindi, che “andare verso accorpamenti significativi dal punto di vista produttivo e strutturale, ma dentro i quali resta una enorme differenziazione editoriale, sarà probabilmente la soluzione”. “Anche quando si arrivasse a una definizione vera di una riforma dell’informazione – ha poi precisato -, sarà estremamente complicato tenere insieme quello che oggi esiste, e in cui ognuno in qualche modo si accomoda, e quello che bisognerebbe fare davvero”.