28 aprile 2017 | 18:20

‘Prima Comunicazione’ è in edicola e disponibile in edizione digitale per smartphone e tablet

Il nuovo numero di ‘Prima Comunicazione’ è in edicola e disponibile in edizione digitale per smartphone e tablet.

Tra i protagonisti del mese anche Giulio Malegori, Beppe Severgnini, Adam Smith, Malcom Pagani e Vittorio Meloni.
Guarda il sommario e alcuni estratti.

SERVIZIO DI COPERTINA – Moto perenne

“Con gli over the top la battaglia per la pubblicità è inutile, la nostra partita si gioca sui contenuti di qualità per i consumatori e gli investitori”, dice Fedele Usai, direttore generale di Condé Nast Italia

Dal lancio del nuovo Vanityfair.it al peso crescente del native advertising, Condé Nast continua a sperimentare nuovi modi di produrre e distribuire contenuti di qualità per non erodere fatturato e margine. Con quali strategie, lo racconta il direttore generale, Fedele Usai a Prima Comunicazione.

“Non voglio fare polemiche, né ho qualcosa contro Google e Facebook e gli altri over the top”, assicura Usai. “Anzi, penso che nel loro ambito siano imparabili. Quella degli editori è una battaglia persa, perché loro vanno sul microtarget e in quel campo si sono saputi vendere benissimo. Il tentativo degli editori di fargli concorrenza va tutto a detrimento dei prezzi, cioè del costo contatto, con il risultato che chi produce contenuti finisce per svendere il suo prodotto digitale”.
L’alternativa secondo Usai è “fare quello che sappiamo fare meglio di tutti: creare un dialogo con il nostro consumatore sulla base di contenuti di qualità, capaci di ingaggiarli”, spiega dice il direttore generale di Condé Nast. “Stiamo vivendo un’epoca in cui l’attendibilità e l’autorevolezza della fonte vengono messe sempre più in discussione, ma brand editoriali come i nostri rappresentano ancora sia sulla carta sia nel digitale degli spazi di dialogo autorevole, certificato, controllato, di grande qualità. È questa la nostra partita, e per questo non vogliamo combattere con Google e Facebook e tantomeno vogliamo le loro briciole”.

In questa strategia hanno sempre più peso i contenuti digitali, prodotti da una struttura di una sessantina di persone guidata da Marco Formento. “Oggi la metà dei nostri 20 milioni di fatturato digitale viene da aree di contenuto”, racconta Usai nell’intervista a ‘Prima’. “Il passaggio più interessante ma anche più faticoso, soprattutto all’inizio, è stato creare quella catena di montaggio che il mercato chiede quando ti offri di produrre il contenuto più adatto per ogni piattaforma di distribuzione. A Marco Formento va il merito di essere riuscito a creare una squadra capace d’industrializzare il processo. A questo punto diventa tutto più facile. Ad esempio, una delle cose nuove che stiamo facendo è produrre noi per i clienti le campagne su Instagram”.

In crescita per Condé Nast anche l’area experience, cioè degli eventi sul territorio, che quest’anno “farà il record di fatturato”, precisa Usai, che spiega: “è un altro modo per mettere in connessione ambiti diversi che, ribadisco, è ancora una volta il ruolo di un editore capace di creare interesse intorno al suo bacino preferenziale. In questo senso il Wired Next Fest, che si terrà dal 26 al 28 maggio a Milano e a fine settembre a Firenze, è una case history magnifica: in questi quattro anni è cresciuto in maniera pazzesca continuando a parlare d’innovazione in modo assolutamente semplice, mettendo a confronto le università, i poli industriali, i poli di ricerca e sviluppo, le aziende. Lì i nostri partner hanno opportunità d’incontro con questi mondi, erogano borse di studio, fanno parte di un’esperienza sul territorio in cui 170mila persone sono accomunate dalla voglia di parlare d’innovazione”.

Usai parla anche del recente cambio di direzione a ‘Vanity Fair’ tra Luca Dini, che diventa direttore editoriale del gruppo, e Daniela Hamaui: “Quello di Dini sarà un ruolo di apertura, di valutazione, non solo aiutando i direttori di testata con il confronto e il dialogo, ma soprattutto aiutando il management a prendere determinate decisioni nelle diverse piattaforme. La differenza rispetto al passato, anche recente, è che oggi l’elemento di novità dura molto poco. In questo Dini avrà un compito importante rispetto alle scelte strategiche dell’azienda”.
E sulla scelta di Hamaui, il direttore generale di Condé Nast commenta: “L’abbiamo scelta perché sa dare un’anima ai giornali. Da quando Grandi mi ha chiesto d’incontrarla per conoscerla, tutti e due non abbiamo mai preso in considerazione altri candidati”.

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