Mercato

28 aprile 2017 | 11:25

Whirlpool Emea si racconta con il progetto di fotogiornalismo #Placesthatmatter, mettendo al centro luoghi e persone

Daniela Colombo – Rappresentare il lavoro dell’azienda mettendo al centro i luoghi e le persone, aspetti spesso poco noti, se non del tutto ignorati. Questo l’obiettivo con cui la divisione Emea di Whirlpool ha ideato il progetto di fotogiornalismo #Placesthatmatter. Incentrato sui 15 stabilimenti della regione (dislocati in 8 paesi: Italia, Francia, Inghilterra, Polonia, Slovacchia, Russia, Turchia e Sud Africa) e sulle comunità che vivono dentro e fuori di essi, dall’HQ Emea – da marzo trasferito nei nuovi uffici di Rho-Pero, lasciando la storica sede varesina di Comerio – viene raccontato come “un viaggio” che si articola intrecciando gli scatti di Alessandro Imbriaco, fotografo particolarmente interessato agli insediamenti urbani e abitativi, e le parole della giornalista Laura Leonelli, sotto la direzione artistica di Mario Peliti.

“La lavorazione si sviluppa in due fasi”, spiega Luca Marini, corporate reputation & interactive media manager, che coordina l’iniziativa della divisione Corporate Communications di Whirlpool Emea, in connessione con le strutture locali. “Nella prima, vengono realizzate le interviste con Laura e Mario sia all’interno degli stabilimenti, sia nelle comunità esterne, entrando in contatto con gli stakeholder più vari, dalle autorità locali, anche religiose, alle associazioni di pensionati o volontari con le quali collaboriamo”. Solo in un secondo momento inizia la fase di ripresa fotografica, che prende le mosse dagli elementi di racconto che vengono giudicati identificativi.

(Uno scatto di Alessandro Imbriaco nello stabilimento di Cassinetta)

“Non solo i consumatori, ma in generale tutti i nostri interlocutori, spesso non sanno dove nascono i prodotti, non conoscono le storie di innovazione, ricerca e dedizione che si nascondono in questi luoghi che vivono riconversioni e cambi della loro missione produttiva, influenzando anche le vicende delle loro comunità”, racconta ancora Marini, citando l’esempio dello stabilimento inglese di Yate che oggi produce asciugatrici, ma che sessant’anni fa, era una fabbrica di bombe ed esplosivi.
“Lavorare parallelamente tra interno ed esterno aiuta a evidenziare due elementi per noi centrali: la specificità e il valore dei luoghi, e gli aspetti di continuità e coerenza che si trovano nei nostri stabilimenti, quel fil rouge che li identifica come parte di un’unica famiglia”.

(Scatti di Alessandro Imbriaco, Paolo Verzone e Davide Monteleone)

Partita a inizio marzo, dopo un test negli impianti di Cassinetta e una prima tappa in Polonia, con una durata prevista di 6 mesi, l’iniziativa culminerà in un’esposizione itinerante che, dalla sede di Rho, si sposterà nelle sedi della multinazionale nella regione, aprendo le sue porte a tutti. “Stiamo studiando la possibilità di partecipare a concorsi che valutano questo tipo di operazioni e a biennali d’arte”, spiega ancora Marini, citando poi anche una potenziale collaborazione con ‘Museimpresa’, l’iniziativa di Assolombarda che valorizza i musei nati all’interno delle fabbriche e che raccontano la storia industriale del Pae

“Tutto dipenderà dai risultati finali, ma non è escluso che l’esperienza possa essere replicata nelle altre regioni di Whirlpool Corporation”, conclude Marini. “Per ora abbiamo ricevuto manifestazioni di interesse dal polo Nord Americano, dove tra l’altro hanno sedi gli HQ globali”.

(Scatti di Alessandro Imbriaco, Paolo Verzone e Davide Monteleone)