28 aprile 2017 | 17:45

#internetday. Calenda: ok a iniziative istituzionali per l’innovazione ma senza fare casino. Casaleggio: più investimenti sulle start up. Catania: il Piano Calenda è un salutare shock. Boccia: dovere politico far pagare le tasse alle multinazionali web

A 31 anni di distanza dalla prima connessione via satellite alla rete globale, realizzata nel 1986 dal Centro nazionale universitario di calcolo elettronico di Pisa, si è svolto oggi al Maxxi di Roma l’#internetday. Al centro dell’evento, organizzato da Agi, con il patrocinio di Confindustria Digitale, con l’obiettivo di promuovere la cultura digitale e la diffusione della Rete, il dibattito – moderato dal direttore dell’agenzia Riccardo Luna – con protagonisti il ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, il presidente della Casaleggio Associati, Davide Casaleggio, e il presidente di Confindustria Digitale, Elio Catania, che si sono confrontati sul tema partendo dai risultati della ricerca ‘Uomini robot e tasse: il dilemma digitale’, realizzato dal Censis.

Riccardo Luna con alcuni ospiti dell’#ineternetday

“Il Paese è diviso in due, tra chi accoglie l’innovazione e chi invece ne ha paura”, ha spiegato Giorgio De Rita, segretario generale Censis, sottolineando che a esserne più preoccupati sono “i piu’ deboli”. A suscitare particolari timori ilavoro: “spaventa il tema dell’occupazione e la tutela personale. Le donne e i più giovani che abitano nelle città più piccole hanno più difficoltà ad accettare i cambiamenti”. “La tecnologia corre ma la società ha ritmi diversi di adattamento”, ha ribadito De Rita.

“Oggi la tecnologia cresce in maniera esponenziale. Ci costringe a cambiamenti sempre nuovi, e spesso non siamo preparati”, ha spiegato poi Roberto Cingolani, direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia (Iit). Secondo Cingolani per affrontare il futuro dobbiamo fare in modo che queste tecnologie non lascino nessuno indietro: “Le macchine, come tutte le tecnologie, possono comportare problemi”, ha spiegato, aggiungendo sulla questione lavoro: “E’ importante entrare nell’ottica della formazione continua per affrontare i cambiamenti che porteranno le nuove tecnologie”. “Dobbiamo capire che la tecnologia in se’ non e’ un pericolo. Ma puo’ diventarlo. E per anticipare i rischi che potrebbe comportare e’ bene parlare da subito, studiare oggi le conseguenze etiche del loro utilizzo e del loro comportamento”.

“Il tasso di cambiamento deve essere accettabile per le persone”, ha ribadito il ministro Carlo Calenda. “L’innovazione per prima volta e’ sentita da una parte della popolazione come un pericolo”, ha spiegato. “Questi fenomeni non vanno interpretati in modo ideologico ne’ in un senso ne’ nell’altro: bisogna studiarli, governandoli, e bisogna spiegarli ai cittadini come sono, non come vorremmo che fossero”, anche considerando come ormai sia “indubbio che innovazione e globalizzazione fratturano le società in modo fortissimo tra vincitori e vinti”. Ma come “la globalizzazione ha tirato fuori 1 miliardo di persone dalla povertà”, la tecnologia “opera nello stesso modo: distingue con grandissima chiarezza chi ha possibilità di educarsi non solo nelle competenze tecniche e chi ha la possibilita’ di investire”.

Carlo Calenda

Diventa quindi necessario affrontare la sfida della tecnologica “con spirito umanistico”. “L’innovazione semplifica la vita ma complica la conoscenza per la massa di informazioni che abbiamo e che dobbiamo elaborare. Ma non bisogna confondere la competenza tecnica con la conoscenza”. Il gap “profondo”, aggiunge Calenda, “e’ quello della conoscenza e la chiave per capire i fenomeni tecnologici e’ molto umanistica. Bisogna riportare la conoscenza umanistica al centro, e’ un lavoro fondamentale”. In riferimento all’impegno delle istituzioni sul tema, Calenda ha aggiunto: “una cosa da evitare,lo dico in modo brutale e’ di fare casino”. “Il problema dell’innovazione in Italia è mettere in campo un complesso di iniziative. Io ne faccio un piccolo pezzo”. “Non bisogna costruire processi arzigogolati che non vanno da nessuna parte”.

Davide Casaleggio si è invece focalizzato sugli investimenti relativi alle start up. “La Francia ha investito tre volte di piu’ rispetto a quello che in Italia e’ stato investito nel 2016″. “Non possiamo permetterci questo gap: se le societa’ italiane ricevono dai 500 mila fino ai 5 milioni di euro per il loro potenziamento come fanno a competere con le altre societa’ che vengono finanziate con oltre 300 milioni di euro?” ha chiesto. E’ necessario che le societa’ italiane “possano aver accesso agli investimenti per riuscire a crescere”. “Se non intercettiamo questo trend non andremo a competere con l’innovazione ma probabilmente con i salari cinesi”, ha sottolineato ancora Casaleggio, che passando poi all’attualità politica e al coinvolgimento nelle attività del Movimento 5 Stelle ha parlato della piattaforma Rousseau come di “un unicum al mondo”. “Ha permesso alle persone di mettersi insieme e di creare un’intelligenza collettiva”.

Davide Casaleggio

“L’Italia è stata il primo Paese ad  approvare una norma per far pagare imposte indirette ed eque alle  multinazionali del web, cosi come fanno tutte le imprese italiane ogni giorno, a partire da Casaleggio che è qui presente, fino alle multinazionali storiche come la Coca Cola, costrette ad avere 27 partite Iva fino a quando non avremo il coraggio di costruire un bilancio europeo con il fisco comune, così come paga le imposte qualsiasi contribuente italiano”. Così Francesco Boccia, presidente  della commissione Bilancio della Camera, ha detto a Davide  Casaleggio. “Anzi, se le multinazionali del web pagassero tutte le imposte che eludono come Amazon, Airbnb, Uber, Apple e tante altre, anziché aspettare l’intervento della Procura di Milano o della Gdf, potremmo abbassare le imposte sul lavoro a tutti”, sottolinea l’esponente dem. “La norma – spiega – come è noto fu approvata la prima volta in Commissione nel 2013 al tempo del governo Letta all’unanimità da tutti i parlamentari della commissione Bilancio, compresi i deputati del M5S, colleghi che stimo molto, salvo poi essere scomunicati da Beppe Grillo che prese le distanze, sbagliando analisi come Renzi sul più ampio fenomeno di trasformazione del capitalismo”. “L’Italia è stata il primo Paese ad approvare una norma per far pagare imposte indirette ed eque alle multinazionali del web, cosi come fanno tutte le imprese italiane ogni giorno, a partire da Casaleggio che è qui presente, fino alle multinazionali storiche come la Coca Cola, costrette ad avere 27  partite Iva fino a quando non avremo il coraggio di costruire un bilancio europeo con il fisco comune, così come paga le imposte qualsiasi contribuente italiano”. Così Francesco Boccia, presidente  della commissione Bilancio della Camera, rivolgendosi a Davide Casaleggio, oggi al Maxxi di Roma per Internet Day. “Anzi, se le multinazionali del web pagassero tutte le imposte che  eludono come Amazon, Airbnb, Uber, Apple e tante altre, anziché  aspettare l’intervento della Procura di Milano o della Gdf, potremmo  abbassare le imposte sul lavoro a tutti”, sottolinea l’esponente dem. La norma – spiega – come è noto fu approvata la prima volta in Commissione nel 2013 al tempo del governo Letta all’unanimità da tutti i parlamentari della commissione Bilancio, compresi i deputati del  M5S, colleghi che stimo molto, salvo poi essere scomunicati da Beppe  Grillo che prese le distanze, sbagliando analisi come Renzi sul più  ampio fenomeno di trasformazione del capitalismo”.

L’Italia e’ in ritardo sul fronte dell’innovazione ma negli ultimi 12 mesi c’e’ stato un cambio di passo, coinciso con l’introduzione del piano Industria 4.0, ha invece evidenziato  Elio Catania, presidente di Confindustria Digitale, attribuendo parte delle responsabilità alla leadership del Paese che “non ha capito cosa internet stava portando all’economia”, ha aggiunto. “Avevamo bisogno di messaggi forti e il piano Calenda è un grosso lavoro fatto insieme, uno shock forte. E’ la prima volta che io vedo la politica industriale centrata sull’innovazione”. L’introduzione della web tax e’ “antistorica” e un’eventuale fuga in avanti dell’Italia sarebbe “controproducente”, ha detto poi il presidente di Confindustria digitale. “Quando si parla di web tax lo ritengo antistorico e controproducente. Fare una fuga in avanti come Italia in questo momento vuol dire spararci sui piedi”. “E’ un tema – conclude – che ha una valenza internazionale: appoggiamoci all’Ocse, lavoriamo insieme per un tema centrale per la competitività e che abbia una visione unica”.

A discutere del tema anche Paola Bonomo, consigliere indipendente advisor e business angel, Pier Luigi Dal Pino, direttore centrale Microsoft Italia, Marco Gay, presidente Giovani imprenditori di Confindustria, Maximo Ibarra, ceo Windtre, Massimo Mazzocchini, country manager Nokia Italia, Francesco Stronati, vice president IBM Italia, Angelo Perrino, direttore di Affaritaliani, Claudio Roveda, direttore generale Fondazione Cotec, Stefano Trumpy, presidente Internet Society Italiana, e i migliori innovatori e creatori italiani.

“L’Italia soffre ancora di un gap antico tra cultura umanistica e scientifica. Investiamo poco in ricerca e sviluppo e questo crea un circolo vizioso perche’ meno ricerca vuol dire oggi frenare lo sviluppo e la crescita del Paese”, ha detto Paola Bonomo che ha parlato della necessità di “un piano Marshall per il digitale e la tecnologia”. “Penso che l’Italia non dovrebbe essere soltanto un consumatore di tecnologia, ma diventare un produttore. Per farlo serve capire che la tassazione finora e’ stata legata al territorio. Si tassano i redditi e i consumi di un determinato territorio nazionale. Abbiamo cercato di applicare poi questi criteri anche alle cose che non riguardano il territorio, come internet. Ma bisogna capire che il capitale e il lavoro saranno sempre piu’ mobili. E tassarli rischia di diventare un flop. Dobbiamo tassare cose che non si muovono, come la prima casa, le successioni. Di qui si possono prendere i soldi per finanziare la ricerca e lo sviluppo”. Commentando poi le parole di Casaleggio sulle start up Bonomo ha spiegato: “In Francia si investe 20 volte di piu’ che in Italia in startup? Il motivo e’ che là ci sono startup migliori e imprenditori piu’ preparati”. “In Francia investono molti venture capital internazionali, ma non sono cattivi e quando vedono l’Italia la scansano. Evidentemente non trovano idee valide in cui investire” ha aggiunto.

“Noi come azienda ci stiamo impegnando su un dibattito fondamentale: quello della coscienza. Siamo convinti che per affrontare la sfida tecnologica dobbiamo mantenere l’essere umano al centro del processo dell’innovazione e che le nuove tecnologie possono aiutare l’uomo ad aumentare la sua libertà di pensiero e la sua intelligenza”, ha detto invece Francesco Stronati, vice presidente di Ibm Italia. “L’uomo deve cominciare a darsi delle regole per affrontare il cambiamento tecnologico. Come Ibm ci siamo dati dei principi da seguire che abbiamo pubblicato. Il primo e’ avere sempre chiara la finalita’ delle nuove tecnologie, che deve essere aumentare le potenzialita’ dell’uomo e mai sostituire l’uomo. Il secondo e’ la trasparenza nella discussione delle regole che tutti dobbiamo darci nello sviluppo delle nuove tecnologie. Il terzo e’ la proprieta’ intellettuale, cioe’ lavorare affinche’ le tecnologie sviluppate rimangano di proprieta’ di chi le ha fatte. Ma un punto importante riguarda le competenze: per usare con maggiore efficienza queste tecnologie e’ necessario conoscerle bene e saperle gestire”.

“Da un punto di vista industriale, la tecnologia ci ha aiutato ad essere performanti”, ha raccontato invece l’ad di Fs Renato Mazzoncini, spiegando come l’azienda da lui guidata sia migliorato di molto in servizi offerti e nel bilancio e sottolineando come l’automazione non abbia determinato l’eliminazione di posti di lavoro: “Anzi”, ha aggiunto, “ha introdotto nuove attivita’, nuove figure professionali, nuove tecnologie. Fs ha finanziato la ricerca e lo sviluppo di sistemi che stanno cambiando il nostro modo di viaggiare”. Per Mazzoncini, “non bisogna avere paura dell’innnovazione tecnologica, ma sicuramente non si puo’ non riconoscere che il servizio ferroviario e’ cambiato dagli anni Novanta”. E il problema dell’Italia per stare al passo coi tempi “e’ piu’ un problema di mercato, che di tecnologie”.

Nella foto Riccardo Luna con Maximo Ibarra

“Il governo sta facendo uno sforzo importante per cercare di snellire, per dare piu’ spazio all’azienda e responsabilizzare l’azienda”, ha detto poi Maximo Ibarra, ceo di WindTre. “Noi non solo cerchiamo di fare innovazione al nostro interno ma ci guardiamo anche attorno”. In Italia, dal suo punto di vista, “non mancano i cervelli, non manca la creativita’, quello che manca a volte e’ l’organicita’, il poter fare sistema per far si’ che queste energie che ci sono possano esprimersi con nuove start up”. “Secondo me e’ una questione di organizzazione, ci stiamo arrivando. Penso che si copieranno alcune esperienze di alcuni paesi europei che invece invece sono stati molto piu’ efficaci”, ha aggiunto.

Sul tema della web tax il manger ha detto: “Bisogna dare una risposta organica, non solo italiana ma anche europea, espandendo magari la discussione ad altri paesi del mondo”. “Bisogna evitare che vi siano delle asimmetrie geografiche, bisogna ripensare il mondo digitale e l’economia digitale perche’ di fatto si parla di un sistema diverso. Non e’ solo un tema italiano ma mondiale e l’importante e’ che le risposte siano in grado di avvantaggiare non solo chi utilizza la tecnologia digitale ma anche chi riesce a fare e produrre reddito attraverso l’economia digitale”.