02 maggio 2017 | 18:00

“Il comparto così com’è oggi non può reggere le sfide del futuro”. Il ministro Luca Lotti spiega a ‘Prima Comunicazione’ perché ha deciso di avviare il bando per le agenzie di stampa

“Il comparto così com’è oggi non può reggere le sfide del futuro”. Dice il ministro Luca Lotti in una intervista esclusiva a ‘Prima comunicazione’, in cui spiega perché ha deciso di insistere sul bando aperto per la fornitura dei servizi delle agenzie di stampa e come assicurare il pluralismo dell’informazione e “la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali”. E Lotti fa anche un bilancio dei suoi quattro anni come responsabile del Governo per l’informazione e l’editoria.

Abbiamo raggiunto il ministro Luca Lotti, di cui negli ultimi due mesi Prima si è occupata in modo intenso per la vicenda legata alla regolamentazione per la fornitura dei servizi informativi allo Stato da parte delle agenzia stampa. Una vicenda che si è sviluppata tra ricorsi alla magistratura, scioperi dei lavoratori delle agenzie e pronunce dell’Anac di Cantone e in cui grande era la preoccupazione di fronte alla decisione del Dipartimento dell’Informazione e dell’Editoria di procedere con una gara aperta.

Oggi Lotti ha formalizzato con la pubblicazione del bando nella sezione amministrazione trasparente del sito della Presidenza del Consiglio l’intenzione di procedere con una gara a procedura aperta molto articolata. Abbiamo raggiunto il ministro Lotti per avere informazioni e chiarimenti sulla sua decisione.

Luca Lotti (foto Olycom)

Ministro Lotti, dunque sarà un bando pubblico a definire l’acquisto della fornitura dei servizi delle agenzie di stampa. Perché questa scelta?

Oggi è stato pubblicato il primo bando per l’acquisto dei servizi realizzati dalle agenzie di stampa: si tratta di una novità davvero importante, alla quale abbiamo lavorato molto e con grande attenzione. A partire dal secondo semestre del 2017, infatti, i contratti per la fornitura dei servizi delle agenzie di stampa saranno stipulati a seguito di due gare a procedura aperta: una per i servizi per le amministrazioni dello Stato, il cui bando è stato appunto reso noto oggi, e una per i servizi per il Ministero degli Esteri e della rete diplomatica, che sarà invece pubblicata nei prossimi giorni. Ma per rispondere in modo completo alla domanda credo sia necessaria una breve premessa.

La Presidenza del Consiglio, attraverso il Dipartimento dell’Editoria, impegna circa 50 milioni di euro l’anno per acquistare i servizi delle agenzie di stampa: in questi ultimi anni quei 50 milioni sono stati mantenuti stabili, così come lo saranno anche per i prossimi anni. In realtà con il bando c’è un aumento di quasi il 10%. L’aver mantenuto inalterato tale fondo ha di fatto garantito che i livelli occupazionali nel settore delle agenzie rimanessero stabili. Anzi, ha consentito ad alcune agenzie di fare nuove assunzioni.

Ed è in questo contesto che si inserisce il bando che, predisposto in accordo con Anac, porterà chiarezza di regole e meritocrazia nell’acquisto dei servizi delle agenzie. Il bando, lo voglio ribadire ancora una volta, in attuazione del nuovo Codice degli appalti, assicurerà il più ampio pluralismo dell’informazione, dando a tutti i soggetti interessati la possibilità di partecipare. E come si legge proprio nel testo, il bando è suddiviso in lotti, garantendo così una pluralità di vincitori con regole certe.

Le agenzie di stampa sono una fonte primaria di diffusione dell’informazione oggi alle prese con una cambiamento epocale del mercato. Lei è convinto che la gara aperta sia la via maestra per accelerare in senso positivo questa trasformazione?

Credo che nessuno possa avere la pretesa di conoscere quale sia “la via maestra”. In questi anni però, mantenendo sempre aperto un dialogo con le agenzie di stampa, abbiamo tutti insieme provato a trovare una soluzione organica per il sistema dell’informazione primaria, puntando su regole sempre più eque, più chiare e più meritocratiche. Partendo da tali obiettivi avevo predisposto una direttiva ministeriale che andava proprio in questa direzione. Tuttavia, come sapete, la direttiva è stata impugnata da una sola agenzia davanti al Tar: vedremo alla fine il merito di questa vicenda. Ma il sistema delle agenzie unanimemente viene considerato da riformare: tutti, infatti, a partire dalle stesse agenzie di stampa, sanno che il comparto così com’è oggi non può reggere le sfide del futuro. Con il bando ci sarà la possibilità di garantire la necessaria continuità dell’acquisto dei servizi e di assicurare il pluralismo dell’informazione: due aspetti che potranno avere un conseguente effetto positivo sugli attuali livelli occupazionali.

Nella foto, da sinistra: Franco Moscetti, ad di Radiocor; Alessandro Pica, direttore generale dell’Agi; Pippo Marra, presidente di AdnKronos; Marco Durante, presidente di Lapresse

Ministro, in estrema sintesi, perché e in che modo questo bando di gara dovrebbe riformare e ammodernare il sistema dell’informazione primaria in Italia e allo stesso tempo non mettere a rischio i livelli produttivi e occupazionali del settore (lei ha promesso grande attenzione a questa possibile criticità)?

La risposta è scritta proprio nel testo del bando. E invito tutti a leggerlo, per evitare quelle inutili polemiche che ho sentito o letto in queste ultime settimane. Senza strizzare l’occhio al facile populismo ma con grande senso di responsabilità, credo sia giusto e corretto che i cittadini sappiano come lo Stato spende 50 milioni di euro. Non spetta al Governo ammodernare il sistema dell’informazione primaria: il mio compito, come ministro, deve essere quello di garantire che ci siano le regole e le condizioni migliori per l’intero sistema dell’Editoria. Ed è ciò che ho cercato di fare dal primo giorno che ho avuto questa delega. Oggi la cosa più importante è che il bando di gara rappresenta la risposta più democratica e trasparente alle difficoltà del sistema delle agenzie. Le eventuali soluzioni alternative, al momento, non sono percorribili. Come già ho spiegato, nessun intervento normativo o legislativo sarebbe in grado di mettere in sicurezza il sistema, che ha la sua naturale scadenza il prossimo 30 giugno 2017: per quella data, in assenza del bando le stesse agenzie non potrebbero avere accesso ai fondi. E questo, come è facilmente comprensibile, causerebbe pesanti ricadute occupazionali.

Cosa risponde a chi vi accusa di aver voluto esasperare un meccanismo competitivo, per riformare il sistema, soltanto per ottenere una riduzione del numero di agenzie, ‘selezionando’ in definitiva quelle a voi più gradite?

Niente di più falso. Lo ripeto ancora, basta leggere il testo: abbiamo appena pubblicato un bando suddiviso in dieci lotti diversi, aperto alla più ampia partecipazione possibile e con regole di assegnazione chiare e scritte nero su bianco. Mi auguro davvero che il tempo delle polemiche sia finito”.

Molti osservatori ed esperti della materia sostengono che le notizie giornalistiche, prodotto intellettuale protetto dal diritto d’autore, non possano considerarsi beni fungibili, vista la loro peculiarità di opera dell’ingegno. Se fossero prodotti infungibili, i notiziari potrebbero essere acquistati dalla pubblica amministrazione attraverso procedure negoziate invece che con gare aperte. In base a quale valutazione lei considera invece un notiziario giornalistico un bene fungibile?

Purtroppo, devo dirlo, anche su questo tema ho sentito polemiche basate su troppe inesattezze. Stiamo ai fatti. Dopo la sentenza del Tar che ho ricordato prima, il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio ha chiesto all’Autorità nazionale anticorruzione un parere sulle procedure da seguire. Con una delibera del luglio scorso l’Anac ha ritenuto indispensabile una procedura di appalto in virtù dell’assenza di esclusività del prodotto e/o di un solo operatore sul mercato. I servizi forniti dalle agenzie di stampa, pur essendo coperti da proprietà intellettuale, non presentano le caratteristiche di infungibilità necessarie affinché si possa ritenere giustificata l’adozione della procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara.

Ma al di là di questi tecnicismi, il mio lavoro e quello dei miei collaboratori si è sempre basato sulla convinzione profonda del ruolo fondamentale che ricoprono quotidianamente le agenzie di stampa. I giornalisti, sia delle agenzie sia degli altri organi di informazione, svolgono una decisiva funzione di controllo e garanzia per la nostra democrazia. E molti purtroppo lo fanno in condizioni contrattuali precarie. Su questo tema ho dato la mia disponibilità ad aprire un tavolo di lavoro che metta al centro il precariato.

Nella foto, da sinistra: Giulio Anselmi e Giuseppe Cerbone, presidente e ad dell’Ansa; Isabella Liberatori, presidente di 9Colonne; Leopoldo Papi, fondatore e direttore responsabile di Public Policy; Daniele Pelli, ad di Askanews; Gaspare Borsellino, fondatore e direttore di Italpress

Le agenzie di stampa italiane lamentano la mancanza di meccanismi di reciprocità in altri Paesi dell’Unione per la fornitura di notiziari allo Stato attraverso bandi di gara europei. Cosa risponde su questo punto? E poi: il governo francese finanzia l’Agence France Presse con 130 milioni di euro all’anno, in parte con l’acquisto dei notiziari, in parte riconoscendo il valore di servizio pubblico svolto dall’Afp. Perché non sarebbe possibile un meccanismo simile anche in Italia, sostegno pubblico all’informazione primaria, a fronte di requisiti economici e deontologici rigidissimi?

Dobbiamo essere onesti. In nessun altro Paese esiste una situazione come quella italiana, con più di dieci agenzie da cui si acquistano i servizi con denaro pubblico. Il caso francese è emblematico, con una sola agenzia finanziata dal Governo centrale: è evidente che oggi una situazione simile nel nostro Paese avrebbe una ricaduta gravissima sull’occupazione di tutte le altre agenzie che rimarrebbero escluse. Quindi non si può guardare all’estero solo in parte e non nella sua complessità. Ho letto e sentito critiche su una possibile “invasione delle agenzie straniere”: niente di più fuorviante. La verità è che con il bando avremo regole chiare anche per un loro eventuale accesso nel nostro sistema. Regole che, come si può leggere nel testo, mettono al primo posto la specifica natura e finalità dei servizi delle agenzie che verranno acquistati.

La nuova legge dell’editoria è entrata in vigore a metà novembre. A che punto siamo con i decreti attuativi?

“Ci siamo. I primi tre decreti attuativi sono in dirittura d’arrivo, dopo i passaggi in Consiglio dei Ministri e alle Commissioni parlamentari. Si tratta della riforma delle elezioni del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, attesa da tanti anni e che interviene su composizione e competenze del Consiglio nazionale, della nuova disciplina dei contributi diretti a quotidiani e periodici con regole sempre più stringenti, con l’eliminazione dei contributi ai giornali di partito e dei sindacati, delle nuove regole per la dichiarazione dello stato di crisi delle imprese editrici, dei nuovi requisiti per l’accesso ai prepensionamenti dei giornalisti, allineandoli ai criteri Inpgi. Sugli altri due provvedimenti rimasti, rete di vendita e incentivi fiscali agli investimenti pubblicitari, credo sia utile aprire un confronto con gli attori del settore per costruire in maniera più efficace le misure da attuare. Mi riservo, su questo, di chiedere al Parlamento più tempo per l’attuazione.

Dopo quasi 4 anni qual è il suo bilancio ?

Non spetta a me giudicare il mio lavoro. Posso solo assicurare di aver svolto con onore il mio compito, prima da Sottosegretario e ora da Ministro. In questi anni il metodo di lavoro è stato sempre lo stesso: da una parte, trovare soluzioni per i risolvere i problemi che abbiamo ereditato dal passato e dall’altra, proporre nuovi interventi normativi  per aiutare un settore delicato e che più di altri soffre i cambiamenti imposti dal mercato. Non voglio qui certo elencare tutte le cose fatte (anche se a volte non siamo stati bravi nel comunicare tutto quello che abbiamo realizzato!) ma segnalarne solo alcune di cui sono orgoglioso: il Tavolo sull’Editoria che ho riunito all’inizio del mandato e che per me in questi anni ha segnato le priorità su cui lavorare, la nuova legge dell’Editoria arrivata dopo troppi anni di attesa, la riforma dell’Inpgi per mettere in sicurezza i conti dell’ente, l’abbassamento al 4% dell’Iva anche per i quotidiani e periodici in formato digitale, l’aver inserito l’obbligo di assumere un giornalista ogni tre che vengono prepensionati con fondi pubblici, la nuova normativa contenuta nei decreti attuativi per favorire per la prima volta davvero le realtà online, le regole per la tutela delle minoranze, gli incentivi per favorire la pubblicità, il bando per agenzie che porterà finalmente regole chiare nel sistema. In estrema sintesi è questa la strada che abbiamo cercato di percorrere: riformare per innovare, tenendo sempre al primo posto l’occupazione.