04 maggio 2017 | 16:32

Piesse replica ai giornalisti de ‘l’Unità’: siamo l’unico editore che ha provato a risanare i conti. Nessun Cdr ha mai preso atto del fatto che questa azienda ha “bruciato” 100 milioni in 15 anni

La decisione da parte del Cdr de ‘l’Unità’ di “proseguire le azioni dimostrative”, con lo sciopero di ieri, motivo per cui oggi il giornale non è in edicola, “testimonia come sia diventato impossibile instaurare un confronto costruttivo tra l’azienda e i giornalisti”. Così ha risposto l’editore Piesse in una nota ai giornalisti che “vanno avanti con le proteste, con una visione a nostro avviso miope di quella che è la situazione dell’Unità”.

Guido Stefanelli, ad Pessina Costruzioni e Unità

Guido Stefanelli, ad Pessina Costruzioni e Unità

I giornalisti de ‘l’Unità’ lamentano un presunto ricatto da parte dell’editore, in sostanza così formulabile: se volete che vi paghiamo gli stipendi, convincete i vostri ex colleghi a rinunciare ai loro diritti, e cioè ritirare le azioni di pignoramento promosse da alcune colleghe in cambio del pagamento degli stipendi di aprile. Una “provocazione” che, ad avviso dei giornalisti, “ha superato ogni limite e rischia di diventare un pericoloso precedente nel mondo dell’editoria”.

Secondo Piesse, “il corpo giornalistico e il sindacato omettono di ricordare come questo giornale sia riuscito a sopravvivere negli anni unicamente grazie a sovvenzioni del Partito e ai contributi pubblici; contributi che, nel corso della precedente gestione, si sono attestati intorno ai 6 milioni e mezzo di euro all’anno. L’Unità dal 2000 al 2015, quando è poi subentrata questa azienda editoriale, ha “bruciato” oltre 100 milioni tra contributo pubblico e finanziamento dai soci privati. Una circostanza che, oltre ad essere folle dal punto di vista di una sana gestione aziendale, è disdicevole da un punto di vista etico”.

“Nessun Cdr de ‘l’Unità’ – prosegue l’editore – ha avuto il coraggio di prendere atto di questi inesorabili dati, mentre si è continuato solo ad attaccare l’unico editore che ha deciso di risanare davvero quest’azienda, affrontando, senza la “protezione” del finanziamento pubblico, il mercato editoriale nel periodo più nero da sempre di questo settore. I giornalisti hanno, sin dal principio, instaurato con l’editore un rapporto basato su un approccio contrappositivo, rifiutandosi di accogliere le osservazioni dell’azienda, a partire dalla richiesta di riportare il controllo del sito internet sotto quello della direzione del quotidiano”.

“Il nuovo Editore – dice la nota- desidera sì assicurare un futuro all’Unità, ma puntando sulla forza di un prodotto che si imponga sul mercato per la sua qualità e per la bravura dei suoi giornalisti. Certo, comprendiamo che sia una sfida “in salita”, che impone ardui sacrifici, che non tutti vogliono accettare, ma è l’unico metodo che conosciamo per gestire in modo sano un’azienda, mantenendo i bilanci in ordine senza contare parassitariamente sulle elargizioni pubbliche”.

“Siamo vicini alle famiglie dei giornalisti e comprendiamo il disagio che stanno patendo in questo momento. Invitiamo però tutti ad avere maggiore consapevolezza della situazione, convinti che solo da un confronto leale tra le parti sia possibile costruire le condizioni per ristrutturare bene questo giornale, permettendogli di continuare a far sentire la propria voce nel panorama politico e culturale italiano. Per questo invitiamo anche il Partito democratico – dopo la fine del percorso congressuale e con l’insediamento della nuova segreteria – a presentare le proprie idee ed il proprio sostegno per il rilancio del quotidiano”.

Dal canto loro un gruppo di ex redattori de l’Unità ha replicato: “con riferimento alla nota di Piesse-L’Unità pubblicata nei giorni scorsi da agenzie e organi di informazione, che imputa ad ex giornalisti della vecchia proprietà di complicare la situazione del giornale con azioni di contrasto, teniamo a precisare che non siamo ex giornalisti, ma giornalisti rimasti disoccupati dopo la ripresa delle pubblicazioni”.

“Le nostre azioni giudiziarie – spiegano i giornalisti – non sono di contrasto al giornale, ma censurano le modalità con le quali la nuova proprietà ha scelto chi doveva far parte della nuova redazione e chi doveva esserne estromesso; modalità che qualche Tribunale ha già ritenuto illegittime, e che ci hanno privato del nostro lavoro e del reddito”.

“Chiediamo pertanto rispetto per le nostre professionalità e per le nostre azioni che – aggiungono – come quelle dei colleghi dell’attuale redazione, tendono esclusivamente alla tutela del pluralismo dell’informazione, del nostro lavoro e del nostro reddito, che abbiamo persi un po’ prima di loro. Diffidiamo l’attuale proprietà dallo strumentalizzare le nostre legittime richieste, che peraltro conosceva da tempo, senza mai preoccuparsi di ricercare una soluzione. Ci riserviamo la facoltà di valutare, insieme ai nostri legali – conclude il documento – eventuali azioni a nostra tutela, a fronte di dichiarazioni che riteniamo quantomai lesive e inopportune, anche per il delicato contesto aziendale e lavorativo nel quale sono state pronunciate”.