04 maggio 2017 | 15:19

Firmato il protocollo d’intesa sui call center. Gentiloni: gettato un’ancora di protezione sociale in un settore delicato. Tra i firmatari Eni, Enel, Sky, Intesa Sanpaolo, Tim, Fastweb, Poste italiane, Trenitalia, Ntv, Wind Tre, Unicredit, Vodafone, Mediaset.

“Abbiamo gettato un’ancora di protezione sociale in un settore delicato. Per il governo questo è un valore da rivendicare: chi si batte per la società aperta non è insensibile alla tutela del lavoro”. Lo dice il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni intervenendo alla firma del protocollo d’intesa sui call center e sottolineando come si tratti di un impegno tra i “più rimarchevoli e significativi che possiamo rivendicare in Italia”.

Paolo Gentiloni (Foto: Olycom)

“Il governo ha preso alcune decisioni nell’ultima legge di bilancio e ha cercato di lavorare ad alcune grandi vertenze che hanno investito gli operatori del settore” ma in questo caso “ha svolto un ruolo solo di facilitatore”. Lo dice il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni intervenendo alla cerimonia di firma del Protocollo d’intesa sui call center con il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. “O almeno spero – aggiunge il premier scherzando – che il ministro non abbia usato maniere troppo forti. Se c’è una cosa che le grandi aziende debbono rivendicare a testa alta è il valore della responsabilità sociale. che tutto questo andrà seguito da vicino, monitorato, per evitare concorrenze sleali e violazioni”.

Il protocollo d’intesa sui call center ha “raccolto la disponibilità di 13 committenti pari al 65% del settore”. Lo dice il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda intervenendo alla cerimonia di firma del protocollo d’intesa sui call center. I firmatari del protocollo, aperto ad ulteriori adesioni, sono: Eni, Enel, Sky, Intesa Sanpaolo, Tim, Fastweb, Poste italiane, Trenitalia, Ntv, Wind Tre, Unicredit, Vodafone, Mediaset.

Tra i punti chiave del protocollo sui call center, firmato oggi a Palazzo Chigi da 13 aziende italiane, c’è l’impegno a limitare la delocalizzazione fissando “all’80% la soglia servizi erogati in Italia”. Lo dice il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda intervenendo alla cerimonia di firma del protocollo d’intesa sui call center e sottolineando come si tratti del “primo caso in Europa”. In particolare, si legge in un dossier distribuito durante la cerimonia, si prevede che “il 95% delle attività effettuaste in via diretta sia effettuato in Italia entro sei mesi dalla stipula e che per i nuovi contratti almeno l’80% dei volumi in outsorcing sia effettuato sul territorio italiano”. Altro elemento riguarda il costo del lavoro: “le gare sotto il costo del lavoro – dice sempre Calenda – si impegnano a non venire fatte e questo è un dato di civiltà”. Previsto anche l’impegno a prevedere “strumenti analoghi a quelli previsti dalla norma in relazione alla clausola sociale o alternativamente a valorizzare l’impegno dei fornitori di garantire l’applicazione di strumenti di tutela dei lavoratori analoghi a quelli previsti dalla norma”. La durata del protocollo, viene spiegato, è di 18 mesi e prevede una verifica dopo un anno.

“Le sanzioni per chi delocalizza senza segnalazioni”, nonché per quanto riguarda il settore della gare sotto costo nella P.a, nei primi “4 mesi del 2017 sono state 120 sanzioni per un importo di circa due milioni di euro, mentre nel 2016 erano 34 per centomila euro. E’ chiaro quindi che era un meccanismo che andava messo a posto, non funzionava”. Lo dice il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda intervenendo alla cerimonia di firma del protocollo d’intesa sui call center. Nel dossier distribuito in occasione della cerimonia si evidenzia come l’attività sanzionatoria del ministero dello sviluppo “grazie alla nuova normativa” prevista dalla legge di bilancio è “quadruplicata nei soli primi 4 mesi del 2017 rispetto al 2016″.

“Se con la firma del protocollo diamo consapevolezza – sottolinea il premier – della rilevanza e dell’impegno a garantire forme di tutela e accompagnamento che vadano nella direzione della qualità e nella direzione della stabilizzazione delle presenze Italia è un messaggio importante e positivo. Il settore dei call center è spesso rappresentato come un settore in cui dominano precarietà e condizioni lavoro difficili ma dobbiamo essere consapevoli che si tratta di un settore ad altissima intensità di lavoro con 80 mila persone che ci lavorano. Inoltre – sottolinea il premier – siamo di fronte ad un’evoluzione del settore che è difficile definire compiutamente”. Dunque, si tratta di una “sfida del rapporto fra globalizzazione, evoluzione tecnologica ed evoluzione del lavoro”.

La Cgil considera il protocollo firmato oggi a palazzo Chigi sui call center “un primo passo importante”. “Si iscrive – sottolinea il segretario generale, Susanna Camusso – nella necessità di mettere trasparenza nel sistema delle gare che ancora nel settore si basano sul massimo ribasso, cancellando diritti e realizzando dumping sulle condizioni salariali, cominciando invece ad affermare il rispetto dei contratti ed il valore delle retribuzioni effettive e non dei minimi”. “Significativo è – aggiunge – aver proposto un limite alle delocalizzazioni, anche se il nostro obiettivo è il contrasto totale, ma quantomeno si comincia ad affermare il principio. Serve poi coerenza e continuità, costruendo regole diverse anche in Europa, non subendo sempre il criterio del mercato unico regolatore. L’impegno che chiediamo ora al governo – conclude – è che ci sia non solo un monitoraggio, ma un effettivo controllo del rispetto di questi impegni, e di continuare nelle scelte di regolazione e di affermazione delle tutele del lavoro in un settore dove trovano occupazione decine di migliaia di lavoratori in condizioni di vero e proprio sfruttamento, come rivendichiamo nella piattaforma unitaria dei call center che stiamo preparando”.

“L’accordo sottoscritto oggi tra i maggiori committenti del settore dei call center, alla presenza del Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, è un passo avanti fondamentale, un segnale positivo per tutelare i lavoratori”. Lo dichiara la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan. “La Cisl giudica molto positivamente – sottolinea – la firma di questo protocollo sui call center. E’ di grande importanza che 13 grandi soggetti industriali del Paese, che rappresentano il 60% del mercato, abbiano deciso di stabilire una sorta di codice comportamentale “per ridurre fortemente gli effetti negativi delle delocalizzazioni e per rispettare una serie di norme per la tutela dell’occupazione italiana. Di grande importanza è anche la cabina di regia che ci vedrà protagonisti con le imprese su questo aspetto. Siamo convinti che la forte azione di moral suasion, richiesta anche dal sindacato, sia alla base della firma del protocollo di oggi e per questo siamo grati dell’azione svolta dal Governo e in particolare dal ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. Da domani, per irrobustire e completare questo rafforzamento degli argini sul lavoro in un settore così esposto alla competizione – conclude – abbiamo già chiesto allo stesso ministro Calenda di proseguire il confronto con le proposte che il sindacato ha annunciato”.

Il Protocollo sui call center firmato questa mattina a Palazzo Chigi tra 13 grandi aziende committenti “è un primo passo importante per provare ad attenuare la crisi del settore e per porre un argine ai processi di delocalizzazione, oltreché alla pratica degli appalti al massimo ribasso”. Lo ha affermato in una nota il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo. Questo impegno di autoregolamentazione da parte di grandi realtà produttive, firmato alla presenza del Governo, rappresenta – sottolinea – “un elemento di garanzia per l’occupazione: noi auspichiamo che possa essere esteso a tutte le aziende che hanno call center. Per quel che ci riguarda, parteciperemo fattivamente all’attività dell’osservatorio nazionale che monitorerà l’andamento e l’attuazione del Protocollo, anche per realizzare eventuali azioni correttive, nell’interesse del settore e dei lavoratori”.

Con il protocollo di autoregolamentazione sottoscritto con i maggiori committenti del settore dei Call Center, il Governo ha “imboccato la strada giusta, un risultato a cui hanno contribuito l’ascolto e il dialogo con le organizzazioni sindacali”. Lo ha detto il segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone, spiegando che “portare il 60% delle aziende di un settore fino ad oggi senza regole a sottoscrivere un codice comportamentale non va a vantaggio solo dei lavoratori coinvolti ma va anche a beneficio del Paese”. “Da oggi – conclude Capone – si apre una nuova fase di confronto con il Governo e in particolare con il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, con cui già in altre circostanze abbiamo proficuamente collaborato, affinché si possa perfezionare un protocollo così importante per un settore altamente competitivo nel quale sono coinvolte decine di migliaia di lavoratori”.