05 maggio 2017 | 16:08

Non serve una legge per escludere gli artisti Rai dal tetto agli stipendi, dice il sottosegretario Giacomelli. L’estensione del limite non potrebbe che favorire l’attività di gruppi privati

“Il Governo ritiene non vi sia alcuna necessità di una iniziativa per ribadire un concetto che è già nella normativa approvata dal legislatore e non condividerebbe una iniziativa assunta da parlamentari o forze politiche che, al contrario, modificasse l’assetto normativo attuale”. Lo ha detto il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, rispondendo alla Camera a una interrogazione di Elio Vito di Forza Italia, in merito all’estensione del tetto ai compensi Rai agli artisti. “Per noi è sempre stato chiaro che questa norma non includeva in alcun modo le prestazioni artistiche all’interno del limite ai compensi e così è stata interpretata”, ha spiegato il sottosegretario.

Giacomelli ha ricordato che “il Governo ha sollecitato, con una iniziativa diretta, una interpretazione terza, tecnica, oggettiva, autorevole, come quella dell’Avvocatura generale dello Stato”, che esclude “le prestazioni artistiche dal limite ai compensi, in modo argomentato, motivato esaustivo, convincente”.

Antonello Giacomelli (foto Olycom)

Antonello Giacomelli (foto Olycom)

“Il Governo ha preso atto del parere, che confermava l’interpretazione che per il Governo era già in re ipsa, ha trasmesso il parere dell’Avvocatura agli organi della Rai che avevano sollecitato l’interpretazione della norma e ha richiamato nella lettera di trasmissione questo concetto che l’Avvocatura ha espresso, e cioè che questo non significa in alcun modo che la Rai, che gli organi gestionali della Rai si intendano esonerati dall’obbligo di determinare esattamente parametri e criteri che consentano una trasparente indicazione delle prestazioni artistiche e il senso di una loro utilità rispetto alla missione della Rai stessa”.

Secondo Giacomelli un’iniziativa legislativa che mirasse all’estensione del limite alle prestazione artistiche “non potrebbe che avere l’effetto di favorire l’attività di gruppi privati che operano nello stesso settore, legando le mani a Rai, a cui si chiede, nello stesso tempo, di svolgere attività concorrenziale con i criteri del mercato, ma a cui si impedisce di adottare gli stessi criteri con una norma che la renderebbe incapace di avere lo stesso strumento dei suoi concorrenti”.

“Il governo ritiene che abbia molto più senso, se davvero si ha a cuore la trasparenza e la corretta amministrazione, chiedere – come il Governo ha fatto con numerosi atti e puntuali richiami – che ogni scelta aziendale sia inquadrata dentro atti generali, come un piano editoriale, un piano industriale, una chiara determinazione nell’utilizzo delle risorse rispetto alla funzione di servizio pubblico e rispetto alla sua natura commerciale; e chiedere che venga resa evidenza di come ogni progetto di utilizzazione artistica abbia l’effetto o neutrale rispetto alle risorse del canone, dunque, non impoverisca la mole di risorse che è destinata al servizio pubblico o, al contrario, porti un beneficio in termini di risorse a quegli strumenti di Rai”.