11 maggio 2017 | 17:06

“L’aumento di capitale è un intervento gracile ed esangue”. I Cdr del Gruppo 24 ore perplessi sulle cifre ipotizzate: a fronte di un patrimonio già negativo per 40 milioni è evidente la sua inadeguatezza

Il Cdr delle redazioni del ‘Gruppo 24 Ore’ ribadisce che “a fronte di un patrimonio già negativo per 40 milioni”, l’aumento di capitale ipotizzato è un “intervento del tutto gracile, esangue”. Ecco il testo del comunicato dell’organismo sindacale, pubblicato sul quotidiano di oggi:

Care lettrici, cari lettori,
nei giorni scorsi avete potuto leggere, a più riprese, una serie di dichiarazioni di sostegno al Sole 24 Ore. Dalla parte del Sole. Un attestato di valore per il nostro lavoro e per la nostra presenza nel dibattito pubblico. Ma qual è il valore che Confindustria ci attribuisce? Molto basso, a tutta evidenza.

Dopo il consiglio di amministrazione di martedì sera le carte sono tutte sul tavolo. La questione cruciale, ovviamente, per la sopravvivenza del gruppo, è rappresentata dalla ricapitalizzazione a fronte dello stato dei conti, a questa altezza di tempo. A fine marzo, allora, certifica la relazione trimestrale, il patrimonio netto è negativo per 40 milioni. Il che rende ancora più indifferibile quell’operazione di ricostituzione del capitale, imposta dal Codice civile e annunciata peraltro sin da settembre.

Ora, dopo che in sedi ufficiali era stata comunicata dai vertici della società una ricapitalizzazione di 70 milioni, ne prende forma una diversa. Sicuramente negli importi: un addendum alla manovra finanziaria reso noto al termine del cda del 9 maggio puntualizza infatti la nuova ipotesi di intervento patrimoniale e finanziario. In 3 mosse:

- la conferma da parte dell’azionista di maggioranza della disponibilità a partecipare all’aumento di capitale sino a una quota di 30 milioni a condizione di mantenere il controllo della società.

- con riferimento alla quota residua di 20 milioni eventualmente non sottoscritta dal mercato è prevista l’organizzazione di un consorzio di garanzia da parte di uno o più istituti di credito.

- la vendita di una partecipazione di minoranza nelle futura società che gestirà l’Area «Formazione ed Eventi».

Dunque, la ricapitalizzazione “pura”, al netto di un’operazione straordinaria che pudicamente viene ascritta sotto il titolo di «valorizzazione» e che in realtà potrebbe rappresentare un ulteriore depauperamento del valore del gruppo, andrà così ad attestarsi sui 50 milioni (sub judice oltretutto).

A fronte di un patrimonio già negativo per 40, è evidente la sua assoluta inadeguatezza, come denunciato ripetutamente e pubblicamente in queste settimane dalle redazioni. Un intervento del tutto gracile, esangue. Con modalità discutibili, a fronte di una società che, quanto a capacità di far svaporare i proventi della cessione di asset importanti ha pochi rivali. Da ultimo, a fare da maestra, la vendita dell’Area software che ha portato oltre 100 milioni in cassa, svaniti in poco più di un anno.

Di più. I tempi dell’operazione rendono improbabile il verificarsi della condizione cui Confindustria ha subordinato la sua disponibilità alla sottoscrizione di 30 milioni. Vediamoli. Viene annunciata per la fine di giugno l’assemblea che darà il via alla ricostituzione del capitale. Altre settimane in caso di voto positivo passeranno poi, prima che l’operazione diventi esecutiva. Ergo: si sarà in presenza di una semestrale che, a meno di interventi salvifici del tutto improbabili, certificherà l’ulteriore aggravarsi della situazione patrimoniale e la necessità di assorbire ulteriori perdite. A quel punto la conservazione del controllo sarà impossibile e l’impegno a sottoscrivere i 30 milioni non più valido.

E ancora, in via più generale, ma sempre restando agganciati ai numeri: Confindustria, che oggi tiene il suo consiglio generale dedicato alla vicenda del Sole 24 Ore, dovrebbe almeno ricordare quanto ottenuto in passato a titolo di dominus assoluto della società. Fanno 66 milioni di dividendi incassati solo nei 7 anni precedenti il primo bilancio in rosso nel 2009. Ora il massimo cui dichiara di potere/volere arrivare è meno della metà, pur potendo disporre, per esempio, di oltre 100 milioni di patrimonio nella cassaforte immobiliare Aedificatio. Troppo poco e troppo tardi. Due domande allora, per finire. Però determinanti. Confindustria intende assumersi la responsabilità di fare l’editore? Oppure: a chi giova precostituire una situazione che a breve potrà rendere il Sole 24 Ore disponibile sul mercato a saldo, magari a beneficio dei “soliti noti”?

Il Cdr del Sole 24 Ore
Il Cdr di Radiocor
Il Cdr di Radio 24