14 maggio 2017 | 11:19

Scontro a colpi di interviste tra Renzi e De Bortoli. Il segretario Pd: un mix di ossessione e falsità. La replica: deve chiedere scusa. E oggi sul ‘Corriere’ il direttore Fontana difende De Bortoli e rilancia: così cerca di non rispondere a interrogativi chiari e semplici

“Così riporterò il Pd al 40 per cento” Intervista a tutto campo con Matteo Renzi, “Il governo deve durare fino al 2018. Sì alla battaglia di Macron per un ministro dell’Economia europeo. Se Berlusconi si allea con i populisti ci lascia un’autostrada. De Bortoli? Un mix di ossessione e falsità “. Parla il segretario Pd”.

 

Così Claudio Cerasa presentava ieri la sua intervista pubblicata sul Foglio sicuro che avrebbe scatenato l’inferno. E infatti oggi ci sono articoli e reazioni su tutti i giornali e siti di informazione. Al centro la risposta di Renzi all’assist lanciatogli da Cerasa: “Segretario, arriviamo al punto di questi giorni: che idea si è fatto del caso sollevato da Ferruccio de Bortoli? Se il dottor Federico Ghizzoni, ex amministratore delegato di Unicredit, dovesse confermare la versione suggerita dall’ex direttore del Corriere della Sera, che nel suo libro (Poteri forti (o quasi) ndr.) ha accusato Maria Elena Boschi di avergli chiesto di occuparsi di salvare Banca Etruria, si aprirebbe o no un problema politico per il sottosegretario ed ex ministro?”. A cui Renzi risponde andando all’attacco: “Direttore, come al solito le parole definitive arrivano dal vostro Giuliano Ferrara. Parole definitive, da scolpire, e quando ho letto il suo articolo di giovedì scorso sono partiti 92 minuti di applausi. De Bortoli ha fatto il direttore dei principali quotidiani italiani per quasi vent’anni e ora spiega che i poteri forti in Italia risiedono a Laterina? Chi ci crede è bravo. Ma voglio dire di più. Ferruccio de Bortoli ha una ossessione personale per me che stupisce anche i suoi amici. Quando vado a Milano, mi chiedono: ma che gli hai fatto a Ferruccio? Boh. Non lo so. Forse perché non mi conosce. Forse perché dà a me la colpa perché non ha avuto i voti per entrare nel Cda della Rai e lo capisco: essere bocciato da una commissione parlamentare non è piacevole. Ma può succedere, non mi pare la fine del mondo. Detto questo, che Unicredit studiasse il dossier Etruria è il segreto di Pulcinella. Praticamente tutte le banche d’Italia hanno visto il dossier Etruria in quella fase. Come pure il dossier Ferrara, il dossier Chieti, il dossier Banca Marche. Lo hanno visto tutti e nessuno ha fatto niente. Arriverà un giorno in cui si chiariranno le responsabilità a vari livelli e se c’è un motivo per cui sono contento che la legislatura vada avanti fino ad aprile 2018 è che avremo molto tempo per studiare i comportamenti di tutte le istituzioni competenti. Cioè, competenti per modo di dire. Non vedo l’ora che la commissione d’Inchiesta inizi a lavorare. Come spiega sempre il professor Fortis, vostro collaboratore, Banca Etruria rappresenta meno del 2 per cento delle perdite delle banche nel periodo 2011-2016. Boschi senior è stato vicepresidente non esecutivo per otto mesi e poi noi lo abbiamo commissariato: mi pare che non sia stato neanche rinviato a giudizio. Se vogliamo parlare delle banche, parliamone. Ma sul serio. Per concludere vorrei ricordare un dettaglio. Ferruccio de Bortoli ha detto falsità su Marco Carrai. Ha detto falsità sulla vicenda dell’albergo in cui ero con la mia famiglia. Ha detto falsità sui miei rapporti con la massoneria. Non so chi sia la sua fonte e non mi interessa. So che è ossessionato da me. Ma io non lo sono da lui. E’ stato un giornalista di lungo corso, gli faccio i miei auguri per il futuro e spero che il suo libro venda tanto”.

La copertina del libro

Sul sito del Corriere della Sera arriva veloce la replica di Ferruccio De Bortoli:”Ho letto la bella intervista che Matteo Renzi ha rilasciato al Foglio. Politicamente assai significativa. Con un titolo che spero sia un programma: ‘serve il coraggio della verità’. Il segretario del Pd sostiene che io avrei nei suoi confronti un’ossessione personale”, visto anche il no del Pd al suo ingresso nel cda Rai. “Segnalo all’ex premier che avendo detto due volte no alla proposta di fare il presidente, non era tra le mie ambizioni essere eletto nel cda della rai. visto quello che sta accadendo, ringrazio di cuore per non avermi votato. non avrei potuto comunque accettare avendo firmato un patto di non concorrenza”. ”Non ho mai scritto che è un massone, mi sono solo limitato a porre l’interrogativo sul ruolo della massoneria in alcune vicende politiche e bancarie. Ruolo emerso, per esempio, nel caso di Banca Etruria”, aggiunge. “Mi aspetterei da Renzi che chieda scusa al collega del Corriere che” a Forte dei Marmi “stava facendo il suo lavoro e alloggiava nell’hotel. Venne minacciato dalla scorta che gli intimò di andarsene”… “Ho commesso degli errori, certo. Nel libro ne ammetto diversi in oltre quarant’anni. Come quello – in un articolo pubblicato sul Corriere sul caso JpMorgan -Mps – della data di un sms solidale inviato da Marco Carrai a Fabrizio Viola, licenziato proprio dal suo governo”, aggiunge l’ex direttore del Corriere della Sera. E conclude, sempre parlando di Renzi: “Gli faccio i miei migliori auguri”.

Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera

Luciano Fontana :“Il rapporto con l’informazione di Renzi e del suo mondo è, per usare un eufemismo, complicato. Un rapporto questo sì ossessionato dall’idea di nemici sempre in agguato”.

Il botta e risposta tra Renzi e De Bortoli viene riportato sul Corriere di oggi dove il direttore Luciano Fontana firma un editoriale molto impegnativo intitolato ‘Le accuse ai media’ in cui sottoscrive naturalmente le posizioni di De Bortoli e approfitta per sottolineare come “il rapporto tra informazione e potere politico sta vivendo in questi giorni un’altra puntata singolare. Si evocano complotti, complicità, ossessioni. Un calderone dove scompare il merito, si prendono strade laterali per non rispondere a interrogativi molto chiari e semplici”, sottolinea il direttore che, dopo aver riassunto i contenuti del capitolo del libro al centro della polemica entra direttamente nello scontro tra Renzi e De Bortoli sottolineando come “Ieri la vicenda ha avuto una nuova escalation con l’intervista al Foglio di Matteo Renzi. Anche qui si allarga a dismisura il campo, non si sta alla questione di merito e si sferra un attacco incredibile a de Bortoli: avrebbe un’ossessione contro l’ex premier che lo porta a scrivere cose false.
Si mettono insieme un errore su Carrai, che de Bortoli ha onestamente riconosciuto, con il fastidio di Renzi per la presenza di un giornalista del Corriere nel suo albergo di vacanza a Forte dei Marmi. Un giornalista che stava solo facendo il suo mestiere e per questo venne minacciato dalla scorta presidenziale.
“Si capisce bene che la vicenda delle banche toscane, con il colpo durissimo inferto da una gestione clientelare e dissennata a investitori e risparmiatori, sia una spina nel fianco del segretario Pd e della Boschi”, scrive Fontana sottolienando che “È un capitolo oscuro, le inchieste e le intercettazioni dimostrano che intorno al salvataggio si mossero personaggi con un passato non raccomandabile. In quei giorni si raccontava, tra i soggetti istituzionali incaricati di trovare una soluzione alla crisi di Etruria, la seguente storia: a molte società di credito e a tanti investitori, anche stranieri, fu chiesto di intervenire per il salvataggio. Accadeva sempre questo: esaminavano le carte, facevano alcuni incontri e poi si ritiravano dopo aver conosciuto i personaggi e gli interessi «strani» che pesavano in quel piccolo mondo. Invece di immaginare trame si dovrebbe rispondere a queste semplici questioni sulla vicenda. De Bortoli ha raccolto, durante la stesura del suo libro, un’informazione e l’ha pubblicata. Così si comporta un giornalista. Il ministro ha reagito dicendo che non è vera ma il «no comment» di Ghizzoni e quello che ha aggiunto ieri al Corriere pesano. Non sono certo una smentita, anzi. Forse sarebbe meglio che anche il mondo bancario parlasse chiaramente. La trasparenza, dopo tutto quello che è accaduto in questi anni in cui le banche e le loro sofferenze sono state una zavorra per il Paese, dovrebbe essere un valore assoluto per tutti”.
Fontana alla fine del suo articolo ha il coraggio di denunciare quello che tra i giornalisti che si occupano di politica è un malessere dichiarato e diffuso:“Il rapporto con l’informazione di Renzi e del suo mondo è, per usare un eufemismo, complicato. Un rapporto questo sì ossessionato dall’idea di nemici sempre in agguato. L’ex premier non ha ancora «elaborato» la sconfitta referendaria, è tornato sulla scena, dopo la vittoria delle primarie, come se nulla fosse accaduto. Parole d’ordine e atteggiamenti simili. E tanta insofferenza per le voci critiche e le notizie scomode. C’è un lavoro di ricostruzione e una sfida riformatrice su cui le forze politiche, tutte, dovrebbero concentrarsi. Macron insegna. Ma di Macron per il momento non se ne vedono in circolazione”.

 

– — – — – — —- — – — RASSEGNA STAMPA– — —- — – — —- — – — – — –

Tutti i quotidiani e i siti di informazione sono intervenuti oggi con la cronaca del nuovo round dello scontro tra Matteo Renzi e Ferruccio De Bortoli, scatenato dall’intervista al Foglio del segretario del Pd a proposito di quanto scritto sul caso Boschi Banca Etruria Unicredit dall’ex direttore ed editorialista del Corriere nel libro ‘Poteri forti (o quasi)’. A quanto appare dalla rassegna stampa il rapporto tra Renzi e i giornali non è buonissimo. Nessuno prende posizione a suo favore e tutti sottolineano il conflitto di interessi della Boschi nel caso Etruria e l’incapacità di Renzi e del suo governo di avere avuto una posizione chiara sull’affaire.
Riportiamo qui di seguito gli articoli più interessanti.

 La Repubblica Massimo Giannini

La rivelazione di Ferruccio de Bortoli è sempre lì, e grava come un macigno sul Giglio Magico: «L’allora ministra delle Riforme, nel 2015, non si fece problemi a rivolgersi direttamente all’ad di Unicredit, per chiedergli di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria», di cui il padre Pierluigi era vicepresidente. È ormai passata un settimana, da quando l’uscita del libro dell’ex direttore del Corriere della Sera ha gettato un’ombra di sospetto sull’auto-difesa della stessa Boschi, che nel dicembre 2015 alla Camera respingeva la mozione di sfiducia giurando «…si dimostri che io ho favorito mio padre o che sono venuta meno ai miei doveri istituzionali e sarò la prima a lasciare l’incarico…». Da allora, l’unica persona che con una sola parola può rimuovere quel macigno, e fugare quel sospetto, si ostina a tacere. È Federico Ghizzoni, il manager che secondo la ricostruzione di de Bortoli raccolse la richiesta d’aiuto della Boschi per la banca del papà. L’ex amministratore delegato di Unicredit è un privato cittadino, ma a questo punto ha il dovere civico di parlare. E invece non lo fa. Così il suo “no comment” diventa sempre più fragoroso. E il suo silenzio somiglia sempre di più a un assenso. Del resto, non si vede proprio perché uno dei più autorevoli giornalisti italiani avrebbe dovuto inventare una notizia di questa portata. Renzi ribadisce oggi il suo “storytelling”. Ma la “Matteo’s Version”, affidata alle colonne amiche del Foglio (il giornale che lo incoronò anzitempo “Royal Baby”) è insieme elusiva ed evasiva. La versione è elusiva perché, dicendo «de Bortoli ha fatto il direttore dei principali quotidiani italiani per quasi vent’anni e ora spiega che i poteri forti in Italia risiedono a Laterina», Renzi finge di non capire qual è il cuore della questione Boschi-Etruria, cioè quel conflitto di interessi che era chiarissimo fin dall’inizio. Cioè da quando Maria Elena divenne ministra per le Riforme, nel febbraio 2014, e di lì a poco il padre Pierluigi, consigliere dal 2011, fu “promosso” vicepresidente di Etruria. Che quel groviglio convenisse scioglierlo già allora lo vedeva chiunque.
Tranne un potere giovane e arrembante, forse accecato da un’epifania troppo fulminea. Ma la versione è anche evasiva perché, aggiungendo «che Unicredit studiasse il dossier Etruria è il segreto di pulcinella», Renzi sorvola sugli atti attribuiti alla sua ministra intorno a quel dossier.
Sono tante le domande sulla presunta “diplomazia bancaria” della Boschi, che esigerebbero invece una risposta definitiva. È vero (come ha scritto il Fatto) che già nel marzo 2014 la ministra e suo papà nella loro villa di Laterina incontrarono il presidente di Etruria e i vertici di Veneto Banca, per concordare una “resistenza” rispetto ai tentativi di acquisizione da parte della Popolare di Vicenza? È vero (come ha scritto de Bortoli nel suo libro) che nel gennaio 2015 la ministra chiese a Ghizzoni un intervento di Unicredit su Etruria, e che la manager Marina Natale fu incaricata di aprire un dossier per valutare l’acquisto, salvo poi richiuderlo con “parere negativo”? È vero (come ha scritto la Stampa) che nel febbraio 2015 l’allora neo-presidente di Etruria, Rosi, ebbe a sua volta un altro incontro con Ghizzoni («facilitato da qualcuno…») per tentare un ultimo affondo sul salvataggio da parte di Unicredit? E dunque, la ministra ha mentito all’assemblea di Montecitorio? E se ha mentito, può restare al suo posto nel governo Gentiloni? Sono interrogativi che galleggiano nel vuoto. Sospesi tra l’evidenza delle ricostruzioni giornalistiche e la “macchina del fango” lamentata dalla Boschi. Interrogativi che la “confessione” di Graziano Delrio rende persino più pressanti. L’ex sottosegretario a Palazzo Chigi ammette di aver chiamato all’inizio del 2015 l’allora presidente della Bper, Caselli, per chiedergli di «valutare un soccorso dei quattro istituti». E quando aggiunge «un interessamento della presidenza del Consiglio era naturale», Delrio ha perfettamente ragione. Non c’è nessuno scandalo, se un governo cerca soluzioni per impedire “crisi sistemiche”. Ma solo qualche anima candida può mettere sullo stesso piano Delrio e la Boschi. Il primo ha agito nel rispetto del suo compito istituzionale (esercitato ugualmente per Ilva o Alitalia). La seconda avrebbe agito in palese conflitto di interessi (certificato inutilmente dalla riforma Frattini del 2004).

Libero

Banche e politica VECCHIA RUGGINE L’acredine tra i due contendenti ha radici antiche. Il giornalista aveva criticato il segretario dem, parlando di «muscolarità che tradisce debolezza»
Dopo le rivelazioni sulle trame della ministra per aiutare la banca del padre, volano gli stracci tra l’ex premier e l’ex direttore del «Corriere». Matteo: «Ce l’ha con me perché voleva entrare nel cda Rai». Ferruccio: «Bugie»
Più che Walter Cronkite con le celebri fucilate a Nixon, o al direttore del New York Times Dean Baquet avvinto a Donald Trump in estenuanti prese di lotta greco-romana, Ferruccio de Bortoli, nei suoi botta-e-risposta con Matteo Renzi, assomiglia ai personaggi di quei maschi incontri di boxe nei romanzi di Hemingway. Renzi e de Bortoli, da qualche annetto oramai, tengono «la distanza» sul ring della politica italiana, si studiano, assestano colpi ad intervalli irregolari. Fuor di metafora, Renzi s’è infilato i guantoni dopo il caso politico contenuto nel libro del giornalista Poteri forti (o quasi), edito da La Nave di Teseo , e scaturito dalle rivelazioni sull’ex ministro Boschi che avrebbe consigliato a Unicredit di comprare Banca Etruria. Renzi ha stretto i lacci dei guantoni e, in un’intervista al Foglio , ha dichiarato: «De Bortoli ha fatto il direttore dei principali quotidiani italiani per quasi vent’anni e ora spiega che i poteri forti in Italia risiedono a Laterina? Chi ci crede è bravo». Primo jab sul ciuffo. E poi: « Ma voglio dire di più. Ferruccio de Bortoli ha una ossessione personale per me che stupisce anche i suoi amici. Quando vado a Milano, mi chiedono: ma che gli hai fatto a Ferruccio? Boh. Non lo so. Forse perché non mi conosce. Forse perché dà a me la colpa perché non ha avuto i voti per entrare nel cda della Rai e lo capisco: essere bocciato da una commissione parlamentare non è piacevole. Ma può succedere, non mi pare la fine del mondo. Detto questo, che Unicredit studiasse il dossier Etruria è il segreto di Pulcinella. Praticamente tutte le banche d’Italia hanno visto il dossier Etruria in quella fase». Secondo gancio al plesso solare. Che, naturalmente, scatena l’ex direttore del Corriere , il quale risponde proprio sul Corriere.it con un diretto fulminante alla guanciotta dell’ex premier: «Segnalo all’ex premier che avendo detto due volte no alla proposta di fare il presidente, non era tra le mie ambizioni essere eletto nel cda della Rai. Visto quello che sta accadendo, ringrazio di cuore per non avermi votato. Non avrei potuto comunque accettare avendo firmato un patto di non concorrenza». Renzi riparte: «Boschi senior è stato vicepresidente non esecutivo per otto mesi e poi noi lo abbiamo commissariato: mi pare che non sia stato neanche rinviato a giudizio. Se vogliamo parlare delle banche, parliamone». E, infatti, De Bortoli ne parla senza ritrattare nulla. Ancora Renzi, che la mette sul freudiano: «Ferruccio de Bortoli ha detto falsità su Marco Carrai. Ha detto falsità sulla vicenda dell’albergo in cui ero con la mia famiglia. Ha detto falsità sui miei rapporti con la massoneria. Non so chi sia la sua fonte e non mi interessa. So che è ossessionato da me. Ma io non lo sono da lui. È stato un giornalista di lungo corso, gli faccio i miei auguri per il futuro e spero che il suo libro venda tanto». De Bortoli si rifà con un colpo di risposta circolare: «Io non ho mai scritto che è un massone, mi sono solo limitato a porre l’interrogativo sul ruolo della massoneria in alcune vicende politiche e bancarie. Ruolo emerso, per esempio, nel caso di Banca Etruria» (e, in effetti, è vero). Poi Ferruccio aggiunge: «Ho commesso degli errori, certo. Nel libro ne ammetto diversi in oltre quarant’anni . Come quello – in un articolo pubblicato sul Corriere sul caso JpMorgan-Mps – della data di un sms solidale inviato da Marco Carrai a Fabrizio Viola…». E chiosa, chiedendo a Renzi di scusarsi per il maltrattamento di un cronista del Corriere, da parte delle bodyguard presidenziali. E vabbè. Ma quest’ennesimo match tra i due, però, fa riemergere una storia attualissima d’antichi contrasti. C’è chi rievoca un famoso editoriale in cui de Bortoli, ancora ben saldo alla direzione di via Solferino, attaccò frontalmente l’allora presidente del Consiglio. De Bortoli parlò di «muscolarità che tradisce debolezza» e di una squadra di ministri «di una debolezza disarmante» (tutti, ad eccezione di Pier Carlo Padoan all’Economia), di sottoposti scelti in base alla fedeltà invece che alla competenza. Prima ancora, Ferruccio aveva paventato che dietro il Nazareno carsico della politica degli ultimi anni cioè dietro l’accordo fra Renzi e Silvio Berlusconi, si percepisse uno «stantio odore di massoneria». Una frasetta che, ancor oggi – come s’è visto – produce sempre in Renzi curiosi attacchi d’itterizia. Qualcun altro, invece, richiama l’attacco di Renzi in Parlamento, proprio al Corriere reo di aver dato notizia dell’indagine per corruzione internazionale su Claudio Descalzi, il manager scelto dal governo per la guida dell’Eni («Non permettiamo a un avviso di garanzia citofonato sui giornali o a uno scoop di cambiare la politica industriale nazionale»). Da queste continue colluttazioni senza vincitori né vinti, molti si sono avventurati negli scenarismi più fantasiosi De Bortoli palafreniere di un futuro centrosinistra molto liberal e poco renziano, De Bortoli che sosterrebbe l’avvento di Draghi per sbarrare la strada a Renzi, ecc ecc-. La vera verità, probabilmente, è che i due si stanno soltanto molto sulle balle…

La Verità


Anziché rispondere, il segretario pd attacca il giornalista: «Ce l’ha con me soltanto perché non è finito in Rai» La replica: «Rifiutai due volte la presidenza». Il ministro scagiona l’ex collega: «Pure io mi spesi per Etruria»
Parola d’ordine: buttarla in caciara. Depistare, sollevare polveroni, far scoppiare un caso talmente clamoroso che possa oscurare quello del (presunto, ma rivelato da diverse fonti) interessamento attivo e operativo di Maria Elena Boschi al destino di Banca Etruria, istituto nel quale il padre era vicepresidente. Matteo Renzi ha capito che il boschigate può rappresentare un macigno sul già tortuoso percorso che dovrebbe, nelle sue intenzioni, riportarlo a Palazzo Chigi, dopo lo sfratto ricevuto lo scorso 4 dicembre con la disfatta al referendum costituzionale, e mette in campo le strategie comunicative che tanto piacciono all’ex rottamatore. Due pagine di intervista al Foglio gli permettono di scatenare una bufera mediatica che, nelle intenzioni di quel che resta del Giglio magico, dovrebbe oscurare il boschigate. Si spiega così l’attacco durissimo all’ex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, che ha messo nei guai Maria Elena Boschi rivelando, nel suo libro Poteri forti (o quasi), che l’ex ministro per le Riforme, nel 2015, chiese all’allora ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, di acquistare Banca Etruria, di cui il papà della Boschi, Pier Luigi, era vicepresidente. Non è un caso che Renzi, nell’intervista al Foglio, non nomini mai, ma proprio mai, Maria Elena. Il tentativo è evidente, perfino banale: far parlare d’altro, nascondere la sua fedelissima, farla diventare, da protagonista dello scandalo, una semplice comparsa. Non è un caso neppure che, ieri, un’altra intervista abbia lo stesso obiettivo: quella che il ministro delle Infrastrutture, Graziano Deirio, ha rilasciato alla Stampa. Delrio racconta di essersi interessato del caso di Banca Etruria telefonando all’allora presidente della Banca popolare dell’Emilia Romagna, Ettore Caselli, per verificare se fosse percorribile la strada dell’acquisizione della banca toscana, in difficoltà enormi, da parte di quella emiliana. «Per quanto mi riguarda» ammette Delrio, «non mi vergogno di essermi occupato di questa vicenda come non mi vergogno di essermi occupato di tutte le altre crisi che ho esaminato in quel periodo, da Ilva a Alitalia». Renzi e Delrio danno la netta impressione di agire in piena sintonia, con due interviste attraverso le quali tentano di porsi come scudi umani mediatici e politici a protezione della Boschi. Il caso più clamoroso è il duello tra Renzi e De Bortoli. L’ex premier tenta di scatenare la rissa: «Ferruccio de Bortoli», dice Renzi, «ha una ossessione personale per me che stupisce anche i suoi amici. Quando vado a Milano», aggiunge, «mi chiedono: ma che gli hai fatto a Ferruccio? Boh. Non lo so. Forse perché non mi conosce. Forse perché dà a me la colpa perché non ha avuto i voti per entrare nel cda della Rai e lo capisco: essere bocciato da una commissione parlamentare non è piacevole. Ma può succedere, non mi pare la fine del mondo». «Detto questo», aggiunge il segretario del Pd, cercando di minimizzare il boschigate, «che Unicredit studiasse il dossier Etruria è il segreto di Pulcinella. Praticamente tutte le banche d’Italia hanno visto il dossier Etruria in quella fase. Come pure il dossier Ferrara, il dossier Chieti, il dossier Banca Marche. Lo hanno visto tutti e nessuno ha fatto niente». «Non vedo l’ora», ha aggiunto, «che la commissione d’inchiesta inizi a lavorare. Banca Etruria rappresenta meno del 2 per cento delle perdite delle banche nel periodo 2011-2016. Boschi senior è stato vicepresidente non esecutivo per otto mesi e poi noi lo abbiamo commissariato: mi pare che non sia stato neanche rinviato a giudizio. Se vogliamo parlare delle banche, parliamone. Ma sul serio». L’affondo finale è durissimo: «Ferruccio de Bortoli», dichiara Renzi, «ha detto falsità su Marco Carrai. Ha detto falsità sulla vicenda dell’albergo in cui ero con la mia famiglia. Ha detto falsità sui miei rapporti con la massoneria. Non so chi sia la sua fonte e non mi interessa. So che è ossessionato da me. Ma io non lo sono da lui. È stato un giornalista di lungo corso, gli faccio i miei auguri per il futuro e spero che il suo libro venda tanto». Inevitabile la risposta, sul corriere.it, di de Bortoli: «Il segretario del Pd», replica l’ex direttore, «sostiene che io avrei nei suoi confronti un’ossessione personale. Segnalo all’ex premier che avendo detto due volte no alla proposta di fare il presidente, non era tra le mie ambizioni essere eletto nel cda della Rai. Visto quello che sta accadendo, ringrazio di cuore per non avermi votato. Non avrei potuto comunque accettare avendo firmato un patto di non concorrenza. Io non ho mai scritto che è un massone, mi sono solo limitato a porre l’interrogativo sul ruolo della massoneria in alcune vicende politiche e bancarie. Ruolo emerso, per esempio, nel caso di Banca Etruria». «Non so quali falsità», ha concluso de Bortoli, «siano state scritte sul soggiorno a Forte dei Marmi nell’estate del 2014. Mi aspetterei invece da Renzi che chieda scusa al collega del Corriere che, in quella occasione, stava facendo il suo lavoro e alloggiava nell’hotel. L’inviato venne minacciato dalla scorta che gli intimò di andarsene. E gli faccio i miei migliori auguri per il suo libro che uscirà a breve».

  Arezzonotizie

“Coi Massoni Banca Etruria era in crescita”, il Gran Maestro d’Oriente alla carica contro De Bortoli: “Boschi e Renzi? Non fanno parte della Loggia” Secondo il Gran Maestro inoltre, nè Maria Elena Boschi né Matteo Renzi, così come entrambi i loro padri farebbero parte alla Massoneria e che quindi le teorie sostenute nel libro di De Bortoli sarebbero quanto meno fantasiose. Claudia Failli | | 14 maggio 2017 1:20 | Pubblicato in Attualità, Arezzo Articoli correlati Graziano Delrio: ‘Mi sono occupato di Banca Etruria’ “Lei chiese a Unicredit di acquisire la BPEL” Tweet Massone, orgoglioso di esserlo e nessuna paura di dirlo pubblicamente. Ma non solo. Fiero sostenitore di quel ‘fratello’ (di loggia) che fino al 2004 ha guidato con successo la vecchia Banca Etruria. L’ultimo intervento in risposta alle recenti rivelazioni rese pubbliche da Ferruccio De Bortoli nel proprio libro “Poteri forti (o quasi)” è quello di Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia. E’ proprio lui, attraverso le colonne de Il Tempo a risponde all’ex direttore del Corriere della sera che nella sua pubblicazione ipotizza un ruolo della massoneria nel crollo della banca aretina. “Finché Banca Etruria era presieduta e gestita dal nostro fratello Elio Faralli, vale a dire fino al 2004, era considerata un istituto in crescita – dichiara Bisi - Poi quelli che la ereditarono, che erano bischeri e non massoni, l’hanno portata alla crisi. Peraltro la banca proprio dai massoni fu fondata nel lontano 5 gennaio 1882 quando si chiamava Banca Mutua Popolare Aretina”. Secondo il Gran Maestro inoltre, nè Maria Elena Boschi né Matteo Renzi, così come entrambi i loro padri farebbero parte alla Massoneria e che quindi le teorie sostenute nel libro di De Bortoli sarebbero quanto meno fantasiose.